Midterm USA: la vittoria democratica scalda i mercati, ecco i temi

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
9 min

L’onda blu incoraggia i listini azionari dall’Asia all’Europa. Reazione contrastata dell’Intelligenza Artificiale, un settore al centro del dibattito elettorale. Nel Vecchio Continente brillano le banche e affonda la difesa

Midterm USA: la vittoria democratica scalda i mercati, ecco i temi

Anche una breve ricognizione sulla reazione dei mercati alle elezioni di midterm negli Stati Uniti impone una breve premessa: il legame tra la politica e i mercati esiste, ma non è lineare ed è sicuramente molto complesso. Si incrociano sempre chiavi di lettura su piani diversi: dagli spunti settoriali, come potrebbero essere leggi più restrittive sui data center per l’AI, o dinamiche macroeconomiche, come potrebbe essere un accento su una politica più o meno equilibrata sui conti pubblici, o anche geopolitiche (vedasi il legame tra la guerra in Iran e le quotazioni del petrolio greggio).

Le usuali reazioni di Wall Street alle midterm e i segnali delle urne

BlackRock di recente ha evidenziato che spesso gli anni di elezioni di midterm sono stati i peggiori per le performance di Wall Street rispetto agli altri periodi elettorali: secondo quello studio, in media, il mercato azionario USA ha mostrato un ritorno del 7,5% negli anni di elezioni di metà mandato contro una media del 12,4% Ma storicamente, secondo la stessa ricerca, il chiarimento del quadro generale è stato premiato con rialzi anche importanti.

Sul fronte della chiarezza il responso delle urne a stelle e strisce non ha peccato. Il risultato è stato chiaro: a ora sulla CNN (sempre di riferimento in questi casi), 231 seggi ai democratici alla Camera contro 139 contati nella tarda mattinata italiana e ben 54 seggi democratici al Senato contro 44 repubblicani. Il controllo ‘blu’ del Congresso è indiscusso viste le soglie di maggioranza rispettivamente a 218 e a 51 seggi. Si segnalano poi importanti risultati sul fronte dei governatori (28 seggi contro i 20 repubblicani) con il Texas che si fa notare anche su questo fronte con la vittoria di Gina Hinojosa.

Fattore di chiarezza non indifferente è anche l’accettazione del risultato da parte di Donald Trump che si è congratulato con i democratici e si è detto pronto a lavorare con loro per il bene dell’America, senza rinunciare ovviamente al forte potere di veto che resta alla Casa Bianca, ma anche nella consapevolezza che il potere di raccolta delle tasse e di approvazione del bilancio pubblico Usa e dell’eventuale crescita del debito resta nelle mani di un Congresso che a questo punto è democratico.

Midterm all'insegna dei data center e dell'AI

Queste elezioni hanno però anche alcune caratteristiche molto precise a partire dal peso dell’AI nel dibattito politico. L’intelligenza artificiale e i suoi poderosi investimenti hanno dato contributi importantissima alla crescita economica degli States. Una ricerca recente di Flossbach von Storch SE valutava un contributo tra il 2,3% e l’8,2% del Pil USA, a seconda di quanto dei capex in infrastrutture elettriche e di telecomunicazioni si inserisce nel conto. Anche ING evidenziava in uno studio ad agosto il contributo dell’AI agli investimenti fissi non residenziali, alle catene di approvvigionamento, alla bilancia commerciale, anche al mondo del lavoro per concludere che circa un terzo della crescita economica USA del 2026 potrebbe derivare dall’intelligenza artificiale.

Ma le elezioni di midterm degli Stati Uniti hanno fornito anche chiavi di lettura in negativo sulla narrativa dell’intelligenza artificiale dando ampio spazio alle resistenze all’insediamento sui territori di data center sempre più imponenti ed energivori.
Una delle storie elettorali più emblematiche di questo ritorno alle urne degli Stati Uniti è stata quella di James Talarico, primo senatore democratico del Texas dal 1988 che ha chiaramente incentrato la sua campagna elettorale sulla regolamentazione della ricca industria dei data center del suo Stato accusata di generare aumenti del costo dell’elettricità e dell’acqua.

Con oltre 700 data center attivi o programmati Texas e Virginia guidano la gara delle infrastrutture AI degli Stati Uniti, ma vedono anche crescenti proteste dei cittadini. Fra le proposte chiave di Talarico sul tema si sono segnalate l’imposizione di standard minimi federali per i centri di dati, la bocciatura dell’esenzione dalle imposte texane di vendita del 6,25% per i data center, la richiesta che le imprese che insediano i nuovi impianti paghino per le proprie infrastrutture e i propri impatti sulla rete.

Un generale atteggiamento sui data center molto più duro di quello dell’avversario locale Ken Paxton sul quale però ha pesato anche il trasferimento dalla California di ampie fasce di popolazione che votano democratico.

In ogni caso il discorso texano sull'AI e i suoi impatti manda segnali all’intera comunità statunitense, visto il valore strategico senza se e senza ma attribuito al dossier da Donald Trump e visto anche il coinvolgimento di attori importanti dell’industria come Elon Musk.

Il fondatore della Tesla controlla tramite SpaceX anche il large language model GROK e almeno quattro progetti di data center attivi o in progettazione (Colossus 1 a South Memphis, Colossus 2 etc.) e voleva comprare tutta la cittadina di Southaven (ribattezzata dai media Elonville) che ospita in Mississippi una grande centrale elettrica.

Bene, secondo la BBC Elon Musk è il massimo donatore statunitense di questa campagna con 445,7 milioni di dollari attribuiti ai repubblicani. Seguono a distanza Richard ed Elizabeth Uihlein, magnati dell’industria degli imballaggi ($ 147,3 mln), il finanziere fondatore di Susquehanna International Group Jeffrey Yass ($ 109,54 mln), l’israeliana Miriam Adelson sostenitrice di Trump e accreditata di un impero economico da oltre 30 miliardi di dollari e Michael Bloomberg, fondatore dell’omonima agenzia, ex sindaco di New York e sostenitore democratico ($ 60,59 mln).

Per sondare la reazione del settore tecnologico il pensiero va subito al Kospi coreano, indice profondamento influenzato dai colossi delle memorie (e non solo) SK Hynix, che ha mostrato un leggero calo dello 0,14% stamane, e Samsung Electronics (-0,68%).

Erano già più consolidati i dati elettorali USA all’avvio dei mercati europei stamani, ma anche nel Vecchio Continente la reazione del comparto è articolata: ASML -0,13% e Infineon +1,56%

A Milano, tra listini in forte rialzo, STM guadagna lo 0,24%, ma Prysmian (più esposta ai server USA) perde il 2,76% mentre Technoprobe segna un corposo rialzo dell’1,07%
Reazioni divergenti insomma.

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In Europa le due reazioni opposte di Banche e Difesa

Le quotazioni del petrolio greggio mostrano rialzi frazionali con il Brent a 103,7 dollari al barile, ma è incerto se Trump adesso condurrà nuovi attacchi nello stretto di Hormuz o avvierà quel percorso negoziale con la mediazione del Qatar suggerito alla vigilia delle midterm da Teheran.

Nel Vecchio Continente i listini si orientano con una certa polarizzazione.
Forti vendite sulla difesa sembrano raccogliere uno dei segnali più forti della compagna elettorale: gli Stati Uniti non volevano e non vogliano la guerra nel Golfo e men che meno i suoi effetti inflattivi, a partire da quelli sulla benzina che costa ormai 4,12 dollari al gallone.

Lo Stoxx Europe Targeted Defence segna un netto calo dello 0,92% e si inserisce in questo contesto. A Milano a fronte di un Ftse MIB che segna un +2,08% arretra in controtendenza tutto il settore difesa: Leonardo -1,96%, Fincantieri -1,42% e Avio -3,36% In Europa Rheinmetall cede l’1,75% e Thales il 2,88%

In direzione opposta e fortemente intonate al rialzo sono invece le banche europee: Euro Stoxx Banks +4,21% Piazza Affari non fa eccezione con acquisti su Unicredit (+4,71%), Intesa (+4,61%), Banca MPS (+4,03%) e un Ftse Italia Banche in recupero del 4,6%
Brilla anche il risparmio che spesso ospita in Italia broker di peso come Fineco (+4,14%) e Banca Mediolanum (+3,6%).

Difficile dire se sia il carattere pro-ciclico dei titoli del credito a incoraggiare gli acquisti, ma l’ottimismo sul credito è incontestabile, anche se gli acquisti sono diffusi e non escludono settori anche molto diversi, come le utility, con un Ftse Italia Utenze in rialzo del 2,13%

Euro in rialzo e moderate vendite sui titoli di Stato europei

E’ complessa e dinamica anche l’interpretazione delle reazioni delle altre maggiori asset class.

L’euro in rialzo, con un +0,54% sul dollaro (EUR/USD a 1,1248) e un +0,41% sullo yen è coerente con la considerazione che buona parte delle politiche commerciali di Donald Trump si sono rivolte contro gli alleati europei e nel Vecchio Continente si sono sentiti più forti gli impatti della guerra iraniana.

Ma sui dazi la Casa Bianca, pur con i limiti costituzionali che impongono specifiche prerogative al Congresso, mantiene ancora le mani relativamente libere per ora. I tagli fiscali importanti alle imprese sono parte importante della narrativa economica di questo secondo mandato di Donald Trump: l’economia USA cresce del 3,4%, ma ha un deficit al 5,9% e un debito/Pil al 123,3%, le volate dei rendimenti dei Treasury statunitensi sono state una parte importante degli assetti recenti di mercato, ma con le pressioni dei bond vigilantes spesso in definitiva inascoltate.

Oggi il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni cede 3 punti base e si porta al 4,94% forse incoraggiato dall’oggettiva considerazione che fare debito per il governo USA sarà molto più difficile con un Congresso all’opposizione dei democratici.

 In Europa però si registrano dinamiche opposte con vendite moderate sui titoli di Stato e un rialzo di 2 punti base del rendimento del BTP decennale italiano al 4,41% mentre il Bund segna un rialzo di 3 punti base del rendimento al 3,32% Potrebbe anche trattarsi di deflussi di breve dovuti ai riposizionamenti corposi sui mercati azionari: l’Euro Stoxx 50 guadagna l’1,78%, il Dax tedesco l’1,32% e il Cac 40 l’1,49% e forse una parte delle risorse viene proprio dal disimpegno sui titoli di Stato.

Va segnalato anche il rialzo dell’oro del 2,89% a 4.043 dollari l’oncia mentre il bitcoin guadagna l’1,85% e si porta a 78.428 dollari (ma resta inserito in un trend ribassista nell’ultimo anno nonostante gli spunti costruttivi dall’amministrazione USA).

Naturalmente è un sorvegliato speciale il mercato americano. Anche lì i future indicano performance molto positive in arrivo oggi: S&P 500 +1,06%, Nasdaq 100 +0,93% e Dow Jones +1,5%

È prevedibile però anche a Wall Street una serie di reazioni articolate. In queste ore in pre-market Tesla perde il 4,28% e Intel lo 0,32%, ma AMD e Amazon guadagnano il 6,22% e il 3,06% rispettivamente. Anche lì bisognerà ragionare bene sulle possibili reazioni del mercato, pur nel contesto di un sentiment positivo generale di ritorno dell’appetito per il rischio.

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Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.