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Scuola, forse 15.000 posti in meno in 2 anni sono troppi anche per questo inverno demografico

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Meno studenti e sempre meno insegnanti, la manovra conferma e rafforza la riduzione del personale scolastico. Qualche numero per capire

Scuola, forse 15.000 posti in meno in 2 anni sono troppi anche per questo inverno demografico

Meno bambini, meno studenti e la scuola dimagrisce. Il teorema, nel contesto rilevante di una finanziaria 2027 a caccia di risorse, più o meno doveva funzionare così. Magari senza fare troppo rumore. Invece è andata male e anche gli interventi sulla scuola finiscono per fare baccano e richiamare inevitabilmente alla memoria le proteste dei ragazzi a Milano e a Parigi, tra vandalismo e dissenso sociale e politico.

Emerge un duro taglio dai numeri della manovra pronta per il passaggio chiave del Parlamento: ben 7.000 posti in meno per il personale scolastico, tra docenti e ATA, che si aggiungono alle altre 8 mila posizioni già previste nella manovra del 2025.

Denatalità galoppante, rischiamo di perdere 174 mila giovani l'anno

Certo è vero: i numeri della denatalità italiana sono impressionanti. La Fondazione Agnelli ha previsto un calo della popolazione tra 0 e 18 anni del 9% entro il 2030!

Il riferimento sono i 9.537.000 giovani del 2025, l’approdo possibile sarebbero appena 8,485 milioni di ragazzi appena 5 anni dopo: ben 872 mila in meno, che significa più di 174 mila studenti in meno ogni anno in tutto l’arco anagrafico. Anche se poi la decrescita è destinata ad accelerare con un -17% al 2035 e un -21% al 2040.

Ora in media in Italia il rapporto tra studenti e insegnanti è già sceso a 9,4-9,8 nel 2024, ma è uno dei più bassi, soprattutto nell’eccellenza italiana della scuola primaria, dell’area OCSE. Questo significa che abbiamo meno studenti per insegnante degli altri Paesi (cosa che potrebbe essere per una volta un fattore distintivo positivo).

A tagliarla con l’accetta, se l’anno prossimo mancheranno 174.400 giovani nella fascia 0-18, in gran parte coperta da età scolare, si può immaginare che venga meno la richiesta di oltre 18 mila insegnanti. Questo giustificherebbe i duri tagli al personale scolastico?

Difficile affermare che basti: forse è proprio cambiare le priorità che aiuterebbe il Paese a risolvere alcuni dei suoi problemi più gravi, ma è indiscutibilmente un argomento.

La manovra sulla scuola: tagli da 83,9 milioni l'anno prossimo dal pubblico e risorse da 20 milioni per le paritarie

Tornando alla manovra i numeri parlano chiaro. La riduzione del turnover del 25%, ossia l’assunzione nella pubblica amministrazione di personale a tempo indeterminato per il 75% soltanto del personale che è andato in pensione o ha lasciato l’impiego, si traduce in risparmi per centinaia di milioni di euro. La relazione tecnica alla manovra indica 260,2 milioni di risparmi nel 2027 e 431,3 milioni nell’anno successivo.

Il taglio maggiore viene dalle funzioni centrali (ministeri, PCM, agenzie ed EPNE) che tagliano 130,5 milioni di spese l’anno, ma subito dopo viene la scuola: 83,9 milioni di euro di risparmi nel 2027 e 251,7 milioni di euro nel 208. Nella sua natura analitica la relazione dettaglia: per l’anno scolastico 2027/2028 si può quantificare un’ulteriore riduzione di 4.925 posti dì personale docente e altri 2.049 posti di persone amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA appunto).

I numeri di maggior dettaglio li fa Gianna Fracassi, segretaria generale FLC CGIL, in un comunicato in cui ricorda anche i tagli di 5.660 docenti e 2.174 ATA in quest’anno scolastico 2025-26. Significa quasi 8 mila lavoratori della scuola in meno già quest’anno e altri 7 mila quasi in meno l’anno prossimo, quasi 15 mila in totale di cui 10 mila insegnanti circa, ma con la precisazione che il taglio lineare dei collaboratori scolastici, dall’apertura alla pulizia, alla vigilanza, rischia di mettere a rischio sorveglianza e sicurezza degli studenti.

Si potrebbe aggiungere che anche all’Università non va meglio con 33,3 milioni di tagli ogni anno per i prossimi due anni, ma prima all’università bisogna arrivarci e forse trasformare questo Paese per vecchi in una culla per giovani talenti che non siano costretti a fuggire o a rimpolpare le file dei NEET nelle periferie dissociate italiane richiede un altro ricettario.

Chi sono i NEET? “Not in education, employment or training” sono i giovani 15-34 che non studiano, non lavorano e non fanno formazione, già nel 2024 erano un altro quasi record italiano con ben 2 milioni di giovani pari al 15,2% del totale (peggio allora solo la Romani). Forse per tutto questo servirebbe davvero molto di più delle semplici equazioni di dare e avere della manovra finanziaria, della curva demografica.

Certo c’è quel buono scuola da 1.500 euro per ogni studente di una scuola paritaria secondaria di primo grado o per il primo biennio di una paritaria di secondo grado, commisurato all’ISEE, ma rivolto a un privato che potrebbe assorbire 20 milioni di euro l’anno prossimo, quando se ne toglieranno 83,9 milioni alla scuola pubblica. Forse anche questi rapporti dovrebbero portare a progetti di impatto minore. Sicuramente le minacce di mobilitazione di Cgil, Uil, Anief e Gilda non cadono nel vuoto. Sicuramente anche la scuola farà parte dei ragionamenti sulla manovra nelle prossime settimane.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.

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