Manovra 2027: chi può guadagnarci a Piazza Affari e quanto rischiano davvero le banche

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Dalla manovra 2027 non emerge un vincitore assoluto: difesa, infrastrutture e alcuni consumi potrebbero beneficiare indirettamente della maggiore spesa, mentre banche, assicurazioni, utility ed energetici sostengono gran parte delle coperture

Manovra 2027: chi può guadagnarci a Piazza Affari e quanto rischiano davvero le banche
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Nella prima parte di questa serie di due articoli abbiamo approfondito l’impatto della Manovra 2027 sul welfare state italiano, soffermandoci sulle risorse destinate a sanità e scuola e sulla minore rivalutazione delle pensioni.

È emerso un quadro nel quale gli stanziamenti aumentano in alcuni casi in termini nominali, ma non abbastanza da compensare inflazione, crescita dei costi e bisogni sociali: il rischio non è la cancellazione improvvisa del welfare, bensì una sua progressiva erosione e una maggiore dipendenza dai servizi privati.

In questa seconda parte spostiamo l’attenzione su Piazza Affari: quali società potrebbero beneficiare delle misure previste, quali settori ne sosterranno il costo e, soprattutto, se il contributo richiesto a banche e assicurazioni possa mettere realmente in pericolo utili, capitale e dividendi.

I possibili favoriti

Difesa: Leonardo, Fincantieri e Avio

La Manovra utilizza la flessibilità europea per finanziare circa 4,5 miliardi di maggiore spesa per difesa e sicurezza energetica. È il capitolo con le ricadute potenzialmente più visibili sulle società quotate.

I titoli maggiormente esposti sono:

  • •

    Leonardo, per elettronica, elicotteri, radar, cybersecurity e sistemi di difesa;

  • •

    Fincantieri, soprattutto attraverso il comparto militare e le controllate tecnologiche;

  • •

    Avio, per propulsione e programmi spaziali;

  • •

    indirettamente Elettronica e altre società della filiera non quotate.

Il beneficio, tuttavia, non è automatico: dipenderà dalla destinazione effettiva delle risorse, dai bandi e dai tempi di trasformazione degli stanziamenti in ordini.

Infrastrutture e costruzioni: Webuild e Buzzi

Circa 3,1 miliardi sarebbero destinati alle infrastrutture. Questo può sostenere:

  • •

    Webuild, se le risorse confluiranno in grandi opere, ferrovie e reti;

  • •

    Buzzi, attraverso una maggiore domanda di cemento;

  • •

    Maire, Saipem e altre società d’ingegneria qualora una parte degli investimenti riguardi infrastrutture energetiche;

  • •

    società industriali come Prysmian, se saranno potenziate reti elettriche, collegamenti e sicurezza energetica.

Anche in questo caso si tratta di un vantaggio potenziale, non ancora quantificabile titolo per titolo.

Consumi: beneficio diffuso, ma probabilmente modesto

Il sostegno alle famiglie e la riduzione dell’Irpef possono liberare una parte di reddito disponibile. Potrebbero trarne un vantaggio marginale società esposte ai consumi interni, come:

  • •

    Campari;

  • •

    OVS;

  • •

    Autogrill/Avolta, per la componente italiana;

  • •

    Technogym;

  • •

    in misura più indiretta Moncler e Brunello Cucinelli.

Il beneficio non dovrebbe però essere enorme: una parte dello sconto fiscale sarà assorbita dall’inflazione e, per molti pensionati, dalla minore rivalutazione degli assegni.

Sanità privata e servizi alla persona

I voucher sanitari e il maggiore spazio riconosciuto alle prestazioni acquistate da operatori accreditati possono favorire strutturalmente la sanità privata.

A Piazza Affari i potenziali beneficiari più vicini al tema sono:

  • •

    Garofalo Health Care;

  • •

    Amplifon, soltanto indirettamente;

  • •

    gruppi attivi in diagnostica, assistenza e servizi sanitari.

Da non considerare invece automaticamente favorite Recordati, Diasorin o PharmaNutra: la loro performance dipende molto più da prodotti, pipeline e mercati internazionali che dagli stanziamenti del Fondo sanitario.

Lottomatica: non favorita, ma meno penalizzata del previsto

La Manovra aumenta il prelievo su slot e Vlt e rende onerosa la proroga delle concessioni. Per Lottomatica si tratta quindi, in senso stretto, di un provvedimento negativo.

Il mercato ha però reagito con relativa tranquillità perché:

  • •

    l’impatto stimato sull’EBITDA è contenuto;

  • •

    il maggiore costo può essere parzialmente recuperato intervenendo sul payout e sulla rete;

  • •

    l’aumento della puntata massima può sostenere la raccolta;

  • •

    la proroga delle concessioni offre maggiore visibilità regolamentare.

Gli analisti stimano costi concessori per circa 90-100 milioni annui, rispetto agli 80 milioni precedentemente incorporati nelle previsioni, ma ritengono possibili misure compensative.

Lottomatica può quindi essere considerata un titolo relativamente resistente alla Manovra, non un beneficiario diretto.

I settori più penalizzati

La parte più pesante delle coperture ricade su:

  • •

    banche;

  • •

    assicurazioni;

  • •

    società energetiche e utility;

  • •

    operatori del gioco;

  • •

    investitori e intermediari colpiti dalla maggiore Tobin tax.

Per le società energetiche è previsto un aumento dell’imposizione per più esercizi.

Il danno potrebbe essere meno sensibile per gruppi molto internazionalizzati, come Eni, mentre sarebbe relativamente più rilevante per operatori con utili prevalentemente realizzati in Italia.

Anche per le assicurazioni il giudizio è negativo, soprattutto per Unipol, Generali e Poste Italiane, sebbene capitale e redditività rimangano solidi.

Quanto costa realmente la Manovra alle banche?

La cifra complessiva attribuita a banche e assicurazioni è di circa 5,8 miliardi nel 2027, ma sarebbe sbagliato considerarla interamente una perdita permanente per gli istituti quotati.

Il pacchetto comprende componenti diverse:

  1. 1.

    aumento di tre punti dell’addizionale Ires, con effetto diretto e strutturale sull’utile;

  2. 2.

    minore deducibilità ai fini Irap di alcune spese e ammortamenti;

  3. 3.

    differimento delle deduzioni collegate a DTA, svalutazioni e ACE, che incide soprattutto sulla cassa e sulla tempistica;

  4. 4.

    aumento della Tobin tax, sostenuto principalmente dagli investitori;

  5. 5.

    misure specifiche rivolte alle assicurazioni.

Secondo Equita, il maggiore prelievo determinerebbe una riduzione media dell’utile per azione 2027 compresa tra il 4% e il 4,5%. UniCredit risulterebbe la banca relativamente meno penalizzata grazie alla maggiore quota di profitti generata all’estero.

Le simulazioni disponibili stimano inoltre un impatto sul CET1 di circa:

  • •

    4 punti base per UniCredit;

  • •

    9-13 punti base per le banche maggiormente domestiche.

Sono numeri molto limitati rispetto ai buffer patrimoniali esistenti.

È pericoloso per i conti?

No, non in termini di solvibilità. Un impatto del 4-4,5% sugli utili non mette in discussione la solidità delle principali banche italiane, che presentano coefficienti patrimoniali elevati, buona qualità del credito e redditività ancora sostenuta.

Per fare un esempio, Intesa Sanpaolo prevede per il 2026 un utile ben superiore a 10 miliardi e un ulteriore aumento del margine d’interesse nel 2027.

Una riduzione fiscale di alcuni punti percentuali può rallentare la crescita dell’utile, ma non compromettere il gruppo.

Anche le distribuzioni agli azionisti sembrano difendibili.

Le banche e le principali assicurazioni dispongono di capitale in eccesso e, secondo alcune valutazioni, la crescita attesa degli utili resta superiore al costo della nuova tassazione.

Il vero pericolo è il rischio politico-fiscale

La criticità non consiste tanto nel prelievo del 2027, quanto nella sua possibile trasformazione in una consuetudine.

Quando un settore produce utili elevati e viene utilizzato ripetutamente per finanziare la spesa pubblica, gli investitori iniziano a incorporare:

  • •

    maggiore incertezza sugli utili futuri;

  • •

    minore visibilità sulle politiche di distribuzione;

  • •

    rischio di nuove imposte straordinarie;

  • •

    premio per il rischio più elevato;

  • •

    costo del capitale superiore;

  • •

    multipli di Borsa più bassi.

In altre parole, una tassa gestibile può comunque comprimere le valutazioni se il mercato teme che venga riproposta ogni volta che lo Stato deve trovare nuove coperture.

Il danno potenziale maggiore non è quindi nei conti del 2027, ma nella percezione che gli utili bancari siano disponibili per interventi fiscali discrezionali.

Quali banche sono più protette

In termini relativi:

  • •

    UniCredit appare la meno esposta, grazie alla diversificazione geografica;

  • •

    Intesa Sanpaolo è più esposta all’Italia, ma può compensare con redditività, commissioni, assicurazioni e capitale;

  • •

    Banco BPM, BPER e MPS risultano più sensibili perché maggiormente domestiche;

  • •

    FinecoBank e Banca Generali possono risentire anche della maggiore Tobin tax e di eventuali effetti negativi sui volumi di negoziazione;

  • •

    Mediobanca ha un modello diversificato, ma resta coinvolta attraverso attività finanziarie e partecipazioni assicurative.

Il giudizio complessivo

La Manovra crea soprattutto vincitori relativi, non beneficiari certi.

Difesa e infrastrutture dispongono della migliore visibilità; consumi e sanità privata possono ricevere un sostegno più indiretto. Lottomatica subisce nuovi costi, ma potrebbe assorbirli meglio di quanto inizialmente temuto.

Per le banche, la sintesi è questa:

Il contributo non è pericoloso per la solidità patrimoniale e difficilmente obbligherà a ridurre i dividendi. È però negativo per gli utili e, soprattutto, aumenta il rischio che il settore venga valutato con multipli più bassi a causa dell’instabilità fiscale.

Quindi non è una minaccia ai bilanci, almeno nelle dimensioni attuali. Diventa pericoloso se da misura limitata si trasforma in un prelievo ricorrente e crescente.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.