Midterm, schiaffo a Trump: i Democratici conquistano Camera e Senato

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Mercati prudenti: acquisti sui Treasury, dollaro debole e timori di una stretta normativa su tecnologia e intelligenza artificiale

Midterm, schiaffo a Trump: i Democratici conquistano Camera e Senato
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I Democratici hanno conquistato il controllo di entrambe le Camere

I Democratici hanno conquistato il controllo di entrambe le Camere del Congresso nelle elezioni di metà mandato, infliggendo una pesante sconfitta politica a Donald Trump.

La maggioranza è ormai assicurata, anche se lo scrutinio non è ancora terminato e il numero definitivo dei seggi potrà cambiare.

Al Senato, i Democratici hanno strappato sette seggi ai Repubblicani, conquistando collegi tradizionalmente conservatori come Texas, South Carolina e Kansas.

Alla Camera hanno superato la soglia dei 218 deputati necessaria per controllare l’assemblea, ottenendo vittorie anche in distretti che Trump aveva conquistato nel 2024.

Particolarmente significativo il risultato del Texas.

James Talarico è diventato il primo senatore democratico eletto nello Stato dal 1988, mentre Gina Hinojosa ha sconfitto il governatore repubblicano Greg Abbott, riportando i Democratici alla guida del Texas dopo oltre trent’anni.

Trump diventa un presidente a poteri limitati

La vittoria democratica inaugura una fase di governo diviso. Dal prossimo insediamento del Congresso, previsto a gennaio, Trump resterà alla Casa Bianca ma non potrà più contare su una maggioranza parlamentare favorevole.

Il Senato democratico potrà bloccare o rallentare:

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    le nomine dei ministri e dei vertici delle agenzie federali;

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    i giudici federali;

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    un’eventuale nomina alla Corte Suprema;

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    le principali proposte legislative dell’amministrazione.

La Camera potrà invece utilizzare le commissioni parlamentari per avviare indagini, convocare funzionari e imporre la consegna di documenti.

I messaggi pubblicati nella notte da alcuni esponenti democratici — «Lawyer up» e «Subpoenas» — anticipano un’intensa attività di controllo sull’amministrazione.

Non significa, tuttavia, che i Democratici possano applicare liberamente il proprio programma. Trump conserva il potere di veto e ampi margini d’azione in politica estera, sui dazi e attraverso gli ordini esecutivi.

Senza una maggioranza dei due terzi, il Congresso difficilmente potrebbe superare un suo veto.

Il risultato rende quindi Trump politicamente più debole, ma non privo di strumenti.

Il rischio è una lunga fase di scontro istituzionale, con difficoltà nell’approvare bilanci, riforme fiscali e innalzamenti del tetto al debito.

Un voto contro inflazione, guerra e costo della vita

Il successo democratico appare soprattutto come un voto di sfiducia nei confronti della Casa Bianca.

Il costo della vita, i dazi, le accuse di corruzione e la guerra con l’Iran hanno pesato sulle scelte degli elettori.

Secondo le prime rilevazioni, circa il 70% degli intervistati riteneva necessario rafforzare i contrappesi al potere presidenziale.

La vittoria segna anche un ricambio generazionale nel Partito Democratico.

Il nuovo gruppo parlamentare sarà più giovane e politicamente eterogeneo: comprenderà esponenti socialisti, progressisti e moderati eletti in territori conservatori.

Questa diversità ha consentito al partito di ampliare la propria coalizione, ma potrebbe rendere difficile trovare una posizione comune su fisco, spesa pubblica e politica estera.

La prima reazione dei mercati

La reazione finanziaria è stata relativamente composta.

Un successo democratico era stato in buona parte anticipato dai mercati previsionali: Polymarket assegnava circa il 75% di probabilità alla conquista di entrambe le Camere.

La dimensione dell’ondata, soprattutto negli Stati repubblicani, rappresenta invece l’elemento più sorprendente.

Sul mercato obbligazionario sono prevalsi gli acquisti, con il rendimento del Treasury decennale sceso di circa 3 punti base, intorno al 4,93%.

Il dollaro si è indebolito, mentre l’oro ha beneficiato contemporaneamente della discesa dei rendimenti e della valuta statunitense.

Il ragionamento degli investitori è abbastanza lineare: un Congresso ostile alla Casa Bianca rende meno probabili nuove misure fiscali espansive, limitando almeno in teoria l’aumento del deficit e dell’offerta di titoli di Stato.

Questa lettura favorevole alle obbligazioni deve però essere bilanciata dal rischio di scontri sul bilancio federale e sul tetto al debito nel 2027.

Tecnologia e intelligenza artificiale sotto osservazione

La maggiore debolezza interessa il comparto tecnologico. I futures sul Nasdaq 100 arretrano mentre gli investitori valutano la possibilità che il Congresso democratico introduca controlli più severi su:

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    intelligenza artificiale;

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    tutela dei dati personali;

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    potere delle grandi piattaforme;

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    consumi energetici e ambientali dei data center;

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    finanziamenti politici dei miliardari tecnologici.

Un Congresso democratico potrebbe convocare i vertici delle società, avviare indagini e condizionare le autorizzazioni dei grandi progetti. Tuttavia, una riforma organica richiederebbe comunque la firma di Trump.

Nell’immediato, il rischio principale riguarda quindi indagini, audizioni e maggiore incertezza normativa, più che una legislazione già definita.

Piazza Affari sale, vendite sulla difesa

In Europa la risposta è moderatamente positiva. Il FTSE MIB avanza dello 0,43%, facendo meglio dell’Euro Stoxx 50, mentre l’IBEX 35 risulta il migliore tra i principali listini.

A Piazza Affari scendono Leonardo, Avio e Fincantieri, penalizzate dalle aspettative di una possibile de-escalation in Iran.

Il collegamento con il voto statunitense va però interpretato con prudenza: il Congresso può condizionare finanziamenti e autorizzazioni, ma la conduzione immediata della politica estera e militare resta in larga parte nelle mani del presidente.

La flessione dei titoli della difesa sembra quindi riflettere soprattutto una riduzione tattica del premio geopolitico incorporato nelle quotazioni.

Non rappresenta ancora la conferma di una svolta diplomatica.

Technoprobe sale del 2% dopo l’avvio della copertura da parte di Barclays con giudizio “overweight” e target price di 40 euro.

La raccomandazione sostiene il titolo, ma il quadro settoriale rimane condizionato dai timori di nuove regole statunitensi sull’intelligenza artificiale.

La lettura complessiva

Nel breve periodo il risultato può essere accolto favorevolmente dai mercati perché riduce la possibilità di nuove iniziative fiscali aggressive e introduce un contrappeso alla Casa Bianca.

Da qui gli acquisti sui Treasury e la debolezza del dollaro.

Nel medio periodo, però, il giudizio è meno netto. Il governo diviso limita Trump, ma può produrre paralisi politica, scontri sul debito pubblico e maggiore pressione normativa sulle grandi società tecnologiche.

La vittoria democratica non determina quindi automaticamente un segnale rialzista o ribassista. Favorisce obbligazioni e settori sensibili alla discesa dei rendimenti, mentre aumenta l’incertezza su tecnologia, IA e grandi piattaforme.

La variabile decisiva per azioni, petrolio e difesa resterà comunque l’evoluzione della guerra con l’Iran, più ancora del nuovo equilibrio politico al Congresso.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.