Eni accelera a Piazza Affari: l’America Latina spinge il titolo verso la sfida dei 25 euro

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

L’ingresso di Eni nel blocco offshore OFF-5 in Uruguay rafforza l’alleanza con YPF, mentre dal Venezuela potrebbero arrivare opportunità più concrete nel medio termine. Intesa conferma Neutral con target a 24,90 euro

Eni accelera a Piazza Affari: l’America Latina spinge il titolo verso la sfida dei 25 euro
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

Eni accelera a Piazza Affari: America Latina e petrolio sostengono il titolo, ma 25 euro resta il vero ostacolo

Eni si mette in evidenza a Piazza Affari con un rialzo del 2,26% a 23,30 euro, sostenuta dalle nuove iniziative in America Latina e da un contesto del petrolio tornato favorevole dopo la nuova escalation in Medio Oriente.

Il grafico giornaliero conferma inoltre un elemento tecnico importante: dopo la brusca correzione della seconda metà di agosto, il titolo ha reagito proprio in prossimità della media mobile esponenziale a 50 giorni, che transita attualmente intorno a 22,91 euro.

Eni accelera a Piazza Affari: l’America Latina spinge il titolo verso la sfida dei 25 euro

Il movimento odierno è quindi interessante perché combina un catalizzatore fondamentale con la tenuta di un supporto tecnico significativo.

Non siamo ancora davanti a un vero breakout rialzista, ma la reazione riduce almeno per il momento il rischio che la correzione partita dai massimi di agosto possa trasformarsi in un movimento di grado superiore.

Eni scommette sull’offshore dell’Uruguay

A sostenere il titolo è innanzitutto l'annuncio dell'ingresso nel blocco esplorativo offshore OFF-5 in Uruguay. Eni ha sottoscritto insieme a Miwen, società interamente controllata dall'argentina YPF, e alla compagnia petrolifera nazionale uruguaiana Ancap l'accordo ufficiale che consente al gruppo italiano di assumere il ruolo di operatore.

Eni controllerà il 50% del blocco, mentre il restante 50% sarà detenuto da Miwen.

L'operazione è ancora in una fase molto preliminare. OFF-5 si trova infatti nel primo periodo esplorativo e sono in corso gli studi necessari a valutare il potenziale di idrocarburi dell'area, anche attraverso l'impiego delle tecnologie proprietarie del gruppo italiano.

È quindi importante non attribuire all'accordo un impatto immediato sugli utili. L'Uruguay non è attualmente un produttore di petrolio e non dispone di riserve accertate, ma i bacini offshore dell'Atlantico meridionale sono considerati geologicamente interessanti.

È precisamente questa la lettura di Intesa Sanpaolo, che mantiene su Eni una raccomandazione Neutral con target price a 24,90 euro. Per gli analisti l'Uruguay rappresenta soprattutto una scommessa esplorativa di lungo periodo, con un valore opzionale che potrebbe diventare significativo soltanto in presenza di scoperte commercialmente sfruttabili.

Il rapporto con YPF diventa strategico

L'operazione è interessante anche perché rafforza ulteriormente il rapporto tra Eni e YPF.

Le due società collaborano già nel progetto integrato Argentina LNG, che punta a sviluppare la produzione di gas argentino e le infrastrutture necessarie alla sua esportazione sotto forma di gas naturale liquefatto.

OFF-5 aggiunge quindi un'altra componente alla strategia latinoamericana di Eni.

Ed è probabilmente questo il punto più importante: preso singolarmente, il progetto uruguaiano ha ancora un valore economico difficile da quantificare; inserito insieme ad Argentina e Venezuela, mostra invece la volontà del gruppo di rafforzare progressivamente la propria presenza upstream in America Latina.

Venezuela: opportunità potenzialmente più vicina

È proprio sul Venezuela che si concentra maggiormente Intermonte, che mantiene anch'essa una raccomandazione Neutral, con target price a 23 euro.

Eni sta valutando con le autorità locali possibili nuove opportunità, tra cui Junín-5 e Corocoro, dopo i progressi relativi all'esportazione del gas prodotto dal giacimento Perla.

La differenza rispetto all'Uruguay è importante.

OFF-5 rappresenta un'opzione esplorativa e quindi, per definizione, caratterizzata da tempi lunghi e probabilità di successo difficilmente valutabili.

Il Venezuela dispone invece di enormi risorse già conosciute e potrebbe quindi offrire a Eni opportunità economicamente più concrete nel medio periodo, naturalmente a fronte di un rischio geopolitico e regolamentare decisamente superiore.

Trump-Venezuela: per Eni conta soprattutto il prezzo del petrolio

C'è però anche l'altra faccia della medaglia.

Equita sottolinea che l'accordo tra Stati Uniti e Venezuela volto ad accelerare la produzione petrolifera venezuelana potrebbe avere per società integrate come Eni soprattutto un impatto attraverso il prezzo del greggio.

Un aumento significativo dell'offerta venezuelana sarebbe, a parità di altre condizioni, un elemento ribassista per il petrolio.

Ma gli effetti non sarebbero immediati. Per riportare stabilmente sul mercato quantità importanti di greggio venezuelano servono investimenti nelle infrastrutture e tempi relativamente lunghi per il ramp-up produttivo.

Nel breve termine, secondo Equita, continua quindi a prevalere un'altra variabile: la guerra in Medio Oriente.

E gli ultimi sviluppi nello Stretto di Hormuz hanno nuovamente spinto il Brent verso i 90 dollari, creando un contesto favorevole per le major petrolifere.

Per Eni abbiamo quindi due forze potenzialmente opposte: Medio Oriente rialzista sul petrolio nel breve periodo; maggiore produzione venezuelana potenzialmente ribassista nel medio-lungo periodo.

Il grafico: la EMA50 ha fermato la correzione

Dal punto di vista tecnico, il grafico giornaliero mostra una struttura ancora complessivamente costruttiva.

Dopo il minimo vicino ai 20 euro registrato alla fine di giugno, Eni ha sviluppato un'importante gamba rialzista che ha riportato il titolo verso 24,50-24,60 euro durante agosto.

Da quella zona è partita una correzione molto rapida.

Il titolo è sceso in poche sedute verso 22,90 euro, andando però a trovare supporto praticamente sulla EMA a 50 giorni, attualmente a circa 22,91 euro.

La reazione successiva è quindi tecnicamente significativa.

La media a 50 giorni continua inoltre ad avere una moderata inclinazione positiva. Finché Eni rimarrà sopra questa media, la discesa di agosto può ancora essere interpretata come una correzione all'interno della struttura rialzista costruita dal minimo di giugno.

23,50-23,70 è il primo ostacolo

Il rialzo odierno porta però immediatamente Eni davanti a una prima fascia di resistenza.

Dal grafico emerge una barriera intorno a 23,50-23,70 euro. Il massimo della seduta a 23,415 porta già il titolo molto vicino a questa zona.

Il suo superamento sarebbe un primo segnale positivo e consentirebbe di puntare nuovamente verso 24-24,20 euro.

Più importante sarebbe poi il ritorno sopra 24,50-24,60 euro, area dalla quale è partita l'ultima correzione.

Oltre questi livelli rimane la grande barriera di 25 euro.

È un livello particolarmente evidente sul grafico: i massimi della primavera si erano fermati proprio a ridosso di questa soglia e anche il successivo recupero non è riuscito a superarla.

25 euro rappresenta quindi la vera resistenza strutturale di Eni.

Una rottura accompagnata da volumi significativi permetterebbe di uscire dalla grande fase laterale sviluppata negli ultimi mesi e fornirebbe un segnale rialzista di ben altra importanza.

A 22,90 passa invece la linea difensiva

Sul lato opposto, il primo livello da monitorare rimane proprio 22,90 euro, dove transita la EMA50.

La sua violazione non determinerebbe automaticamente un'inversione del trend, ma indebolirebbe sensibilmente il quadro di breve periodo.

Subito sotto troviamo 22,50-22,60 euro, area interessata dai recenti minimi.

Una rottura anche di questa fascia aumenterebbe il rischio di una nuova discesa verso 22 euro e successivamente 21,50-21,70.

Il quadro può quindi essere sintetizzato in modo piuttosto semplice: sopra 22,90 euro il recupero rimane credibile; sopra 23,50-23,70 acquisterebbe forza; oltre 24,50-25 euro diventerebbe nuovamente un vero movimento direzionale rialzista.

Anche i target degli analisti descrivono bene questa situazione. Intermonte, con 23 euro, vede il titolo sostanzialmente a fair value ai prezzi attuali; Intesa Sanpaolo, con 24,90 euro, lascia invece spazio per un ritorno proprio verso quella barriera dei 25 euro che tecnicamente continua a rappresentare il grande ostacolo.

La seduta odierna è dunque positiva, ma il test più interessante deve ancora arrivare: la tenuta della EMA50 ha salvato il trend di breve; adesso Eni deve dimostrare di avere abbastanza forza per trasformare il rimbalzo in un nuovo attacco ai massimi.

Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com