Euro/Dollaro al bivio: 1,18 come spartiacque tra pausa correttiva e nuova forza del dollaro
pubblicato:Fed, lavoro e inflazione decidono la direzione: sotto 1,15 dollaro forte e mercati più fragili, sopra 1,19 scenario rialzista riaperto

EUR/USD è a un bivio tecnico molto importante e, stavolta, la lettura del grafico si incastra perfettamente con la variabile macro più potente di inizio 2026: Fed, mercato del lavoro e inflazione.
EUR/USD: un massimo “pesante” in area 1,18
In area 1,18 il cambio sta costruendo dal picco di inizio luglio una struttura che assomiglia a un testa e spalle ribassista. La particolarità è che la figura non nasce “nel vuoto”, ma a ridosso di un livello storico: siamo vicini al 50% di ritracciamento del grande ribasso partito dal top 2014 in area 1,40.
Questo rende l’area 1,18 una zona di prezzo “carica”, dove spesso i mercati:
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o accelerano rompendo la resistenza (nuovo trend),
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o respingono e riprendono la tendenza precedente (ripartenza del dollaro).
Il punto tecnico fondamentale è che la figura ribassista sarebbe confermata solo sotto 1,15, livello che oggi è ancora distante. Quindi non si può parlare di segnale già attivo, ma di scenario in costruzione.
Il canale dal 2022: il dettaglio che fa salire la probabilità ribassista
Oltre al testa e spalle, c’è un elemento tecnico ancora più interessante: dal minimo del 2022 i prezzi si muovono dentro un canale crescente (base sui minimi 2022 e 2025, parallela passante dal massimo 2023).
Questo tipo di canale, soprattutto quando appare dopo un lungo ribasso, spesso si comporta come flag correttiva: una pausa ordinata, più che un vero cambio di trend.
E qui entra la coerenza con i ritracciamenti:
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il fatto che l’intero recupero abbia ricoperto “solo” il 50% del ribasso dal 2014 rende l’interpretazione “flag” plausibile,
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e quindi rende credibile un ritorno della pressione ribassista sul cambio, cioè dollaro più forte.
In altre parole: il grafico non sta dicendo “EUR/USD crolla domani”, ma sta dicendo che il rialzo dal 2022 potrebbe essere un rimbalzo correttivo dentro una tendenza di fondo che, se riprende, può riportare il cambio verso livelli più bassi.
Livelli chiave: dove cambia davvero la narrativa
Qui il quadro è molto pulito:
Scenario ribassista (pro dollaro)
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Conferma sotto 1,15
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Possibili obiettivi:
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1,12 (area di riferimento tecnica/psicologica e livello già “riconoscibile” dal mercato)
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1,05 (zona base del canale, area dove il trend rialzista 2022–2025 perderebbe credibilità strutturale)
📌 Sotto 1,15 l’interpretazione diventerebbe: fine della fase correttiva, ripresa del trend dollaro forte.
Scenario rialzista (pro euro)
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Negazione sopra 1,19
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Con spazio per rialzi almeno verso:
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1,23 (prima proiezione coerente dopo lo stop del pattern ribassista)
📌 Sopra 1,19 il messaggio diventerebbe: “non è un top, è consolidamento e ripartenza”.
Quindi, oggi, l’approccio corretto è quello possibilista in entrambe le direzioni, ma con livelli “che decidono”.
Perché il dollaro potrebbe rafforzarsi: Fed più dura del previsto
Il motore macro più semplice (e spesso più efficace) per spiegare un EUR/USD più basso è questo:
Fed meno disposta a tagliare i tassi di quanto il mercato spera.
E qui entra il vero spartiacque di gennaio: l’occupazione.
Nel 2025 il mercato ha vissuto un equilibrio quasi perfetto:
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lavoro in rallentamento graduale,
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consumi che reggono,
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inflazione che scende,
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Fed che taglia senza panico.
È il classico “golden scenario” che sostiene sia l’azionario sia, indirettamente, la stabilità macro.
Ma nel 2026 lo stesso equilibrio diventa più fragile, perché basta poco per spostare l’ago.
Il paradosso (che conta tantissimo anche per EUR/USD)
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Dato lavoro troppo forte → rischio inflazione più persistente → Fed più prudente → dollaro più forte → EUR/USD giù
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Dato lavoro troppo debole → paura recessione → risk-off e fuga su dollaro/beni rifugio (spesso) → dollaro forte → EUR/USD giù
Quindi il mercato “vuole” un dato perfetto: abbastanza morbido da giustificare tagli, ma non così brutto da spaventare. Non è facile.
A questo si aggiunge l’altro checkpoint: CPI di metà gennaio, osservato soprattutto nelle componenti core/servizi. Un’inflazione che non collassa ma scende gradualmente è ideale per l’azionario… ma se non scende abbastanza può essere un assist per il dollaro.
Il ponte con l’azionario: EUR/USD come “segnale di regime”
Qui la connessione con l'azionario è molto utile anche operativamente:
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Se Fed diventa più intransigente, non solo il dollaro tende a rafforzarsi, ma anche le borse rischiano di soffrire (valutazioni elevate + tassi reali “alti”).
👉 per questo sotto 1,15 avrebbe senso “ascoltare” anche i segnali dell’S&P 500: se l’azionario rompe al ribasso, il quadro FX pro-dollaro si rafforza. - •
Viceversa, sopra 1,19: negazione del testa e spalle, maggiore appetito per rischio, e spesso mercato azionario più “comodo” nel proseguire.
Sintesi operativa
Oggi il messaggio non è “prevedere”, ma prepararsi:
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1,18 è un massimo potenzialmente importante (contesto tecnico storico + pattern).
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Il canale dal 2022 è coerente con una flag correttiva.
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Il vero trigger è 1,15 (attivazione rischio ribassista), mentre 1,19 nega lo scenario.
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La variabile che può far scattare il movimento è Fed attraverso lavoro e inflazione.
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E sotto 1,15 diventa naturale monitorare anche l’azionario: dollaro forte + borse sotto pressione spesso vanno a braccetto.
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