Euro/dollaro e borse USA: il cambio può anticipare la direzione dei mercati?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Possibile testa e spalle rialzista su EUR/USD mentre la BCE potrebbe mantenere tassi più elevati per contrastare l’inflazione energetica

Euro/dollaro e borse USA: il cambio può anticipare la direzione dei mercati?
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Euro/dollaro e S&P 500 si muovono insieme: il cambio può anticipare la direzione delle borse?

Dal 9 marzo il grafico EUR/USD mostra una struttura tecnica che ricorda un possibile testa e spalle rialzista, figura che spesso anticipa un indebolimento del dollaro e un miglioramento del sentiment sugli asset rischiosi. La neckline transita in area 1,1620: una rottura convincente di questo livello riporterebbe il cambio anche all’interno della fase laterale disegnata dai massimi dello scorso settembre, aprendo spazio per un movimento almeno verso 1,1850.

Al contrario, una discesa sotto 1,15 metterebbe in discussione la figura, segnalando il rischio di un ritorno verso 1,13, scenario coerente con una nuova fase di rafforzamento del dollaro.

Euro/dollaro e borse USA: il cambio può anticipare la direzione dei mercati?


Perché euro/dollaro e S&P 500 si muovono spesso nella stessa direzione

Negli ultimi giorni si è osservata una certa sincronizzazione tra EUR/USD e S&P 500: quando il dollaro si indebolisce, le borse tendono a salire, mentre un rafforzamento del biglietto verde è spesso associato a fasi di debolezza dell’azionario.

Le ragioni principali sono tre.

La prima riguarda la liquidità globale. Un dollaro debole è spesso associato a condizioni finanziarie più accomodanti, minori tensioni sui tassi reali e maggiore propensione al rischio da parte degli investitori. Questo favorisce gli asset più sensibili al ciclo economico, tra cui azioni e tecnologia.

Il secondo fattore riguarda i flussi internazionali di capitale. Un indebolimento del dollaro rende relativamente più convenienti gli investimenti in asset non denominati in USD, favorendo i flussi verso azioni globali e mercati emergenti. Al contrario, quando il dollaro si rafforza, aumenta l’attrattività degli asset difensivi e si riduce la propensione al rischio.

Il terzo elemento riguarda le aspettative di politica monetaria. Un dollaro debole spesso riflette attese di tassi meno restrittivi negli Stati Uniti o una minore pressione inflazionistica percepita, condizioni generalmente positive per i multipli azionari, soprattutto nel comparto tecnologico.

A questi fattori si aggiunge oggi una componente monetaria e geopolitica particolarmente rilevante che coinvolge sia gli Stati Uniti sia l’area euro.

I mercati stanno infatti iniziando a prezzare la possibilità che la BCE possa adottare una politica monetaria più restrittiva per contrastare le pressioni inflazionistiche derivanti dal rialzo dei prezzi dell’energia.

Un eventuale orientamento più aggressivo sui tassi da parte della banca centrale europea tenderebbe a sostenere l’euro, contribuendo al movimento di indebolimento del dollaro osservato nelle ultime sedute.

In presenza di tensioni globali molto elevate, il dollaro tende normalmente a rafforzarsi perché viene percepito come bene rifugio.

Tuttavia, quando il mercato inizia a ritenere che il rischio geopolitico possa tradursi in effetti negativi sulla crescita americana, sull’inflazione energetica o sulla sostenibilità del debito pubblico, il dollaro può indebolirsi, favorendo un parziale riequilibrio dei flussi verso altre aree economiche, tra cui l’Europa.

Nel contesto attuale, il conflitto in Medio Oriente introduce variabili complesse: da un lato il dollaro mantiene il suo ruolo di valuta rifugio, dall’altro il forte rialzo del petrolio può penalizzare l’economia statunitense attraverso l’aumento dei costi energetici e delle pressioni inflazionistiche.

Parallelamente, l’area euro – fortemente esposta al costo dell’energia – potrebbe trovarsi costretta a mantenere una politica monetaria relativamente restrittiva più a lungo del previsto, sostenendo il differenziale dei tassi reali a favore dell’euro.

Inoltre, eventuali tensioni prolungate sulle rotte commerciali globali potrebbero spingere alcuni investitori a diversificare l’esposizione valutaria, riducendo il peso del dollaro nei portafogli globali e aumentando quello dell’euro, soprattutto se la BCE dovesse confermare un orientamento prudente ma determinato nel contenimento dell’inflazione.

Se il mercato iniziasse a prezzare uno scenario in cui il costo geopolitico del conflitto diventa relativamente più elevato per gli Stati Uniti rispetto all’Europa, oppure in cui la BCE mantenga tassi elevati più a lungo della Fed, il dollaro potrebbe indebolirsi ulteriormente, creando un contesto potenzialmente più favorevole agli asset rischiosi e alla prosecuzione del rimbalzo dei mercati azionari.


S&P 500 su resistenza chiave: test della media mobile a 200 giorni

Dal punto di vista tecnico, il rimbalzo dell’S&P 500 ha riportato i prezzi in prossimità della media mobile esponenziale a 200 giorni, area tecnica particolarmente rilevante che negli ultimi mesi ha spesso funzionato da spartiacque tra fasi rialziste e correttive.

Il recupero partito da 6300 ha quindi riportato l’indice su una resistenza dinamica importante, ma al momento non ha ancora prodotto un segnale di inversione rialzista strutturale. Solo un ritorno stabile sopra 6700 ridurrebbe il rischio che il movimento in corso rappresenti semplicemente un rimbalzo tecnico all’interno di una fase correttiva più ampia.

Euro/dollaro e borse USA: il cambio può anticipare la direzione dei mercati?


Il cambio come indicatore anticipatore del sentiment

Se l’euro/dollaro dovesse completare il testa e spalle rialzista con una rottura decisa di 1,1620, il segnale sarebbe coerente con un contesto di maggiore propensione al rischio, potenzialmente favorevole anche per l’azionario americano.

Dal punto di vista geopolitico, un indebolimento del dollaro potrebbe anche riflettere l’aspettativa che il conflitto non si allarghi ulteriormente o che l’impatto sulle catene di approvvigionamento globali resti gestibile.

Viceversa, un rafforzamento del dollaro sarebbe coerente con un aumento dell’avversione al rischio, scenario che potrebbe accompagnarsi a nuove fasi di debolezza dell’azionario.

In assenza del segnale tecnico sul cambio, il rischio è che il recente recupero dell’S&P 500 resti confinato sotto le principali resistenze tecniche, lasciando spazio a una nuova fase di debolezza, soprattutto in un contesto ancora caratterizzato da forte incertezza geopolitica e volatilità sui prezzi dell’energia.

In sintesi, il comportamento del cambio euro/dollaro nelle prossime sedute potrebbe fornire indicazioni utili anche per interpretare la sostenibilità del rimbalzo delle borse: un dollaro in indebolimento tende infatti a rappresentare un contesto più favorevole per la prosecuzione del movimento rialzista degli asset rischiosi, mentre un ritorno della forza del biglietto verde potrebbe segnalare un aumento delle tensioni macro e geopolitiche.

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