Fed ferma ma ancora restrittiva: sull’S&P 500 compare una shooting star
pubblicato:Tassi invariati al 3,75-4%, ma Cook e Hammack chiedono un rialzo immediato e il comunicato lascia aperta la porta a una nuova stretta a dicembre

La Federal Reserve ha lasciato invariato il costo del denaro
La Federal Reserve ha lasciato invariato il costo del denaro, mantenendo l’intervallo obiettivo dei Fed Funds al 3,75-4%. La decisione era ampiamente prevista, ma non può essere interpretata come una svolta accomodante.
Il voto è stato infatti approvato con una maggioranza di 10 membri contro 2. La governatrice Lisa Cook e la presidente della Federal Reserve di Cleveland Beth Hammack avrebbero preferito aumentare immediatamente i tassi di 25 punti base. federalreserve.gov/…
La banca centrale ha riconosciuto che l’attività economica statunitense continua a espandersi a un ritmo sostenuto, sostenuta dalla resilienza della domanda interna, dalla crescita della produttività e dalla robustezza degli investimenti.
Anche il mercato del lavoro rimane relativamente stabile.
L’inflazione, tuttavia, continua a essere definita “elevata”. La Fed intende quindi utilizzare i nuovi dati in arrivo per stabilire quale orientamento sia necessario a riportare tempestivamente la crescita dei prezzi verso l’obiettivo del 2%.
Una pausa, non la conclusione del ciclo restrittivo
La decisione rappresenta una pausa dopo il rialzo di settembre, non necessariamente la fine del nuovo ciclo di inasprimento.
Nelle proiezioni pubblicate a settembre, la maggioranza dei membri del FOMC indicava almeno un altro aumento dei tassi entro la fine del 2026. La prossima riunione terminerà il 9 dicembre e resta quindi il momento più probabile per una nuova stretta.
Il comunicato presenta almeno tre elementi di orientamento restrittivo:
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l’attività economica viene descritta come forte;
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l’inflazione rimane troppo elevata;
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due membri del comitato avrebbero preferito aumentare subito i tassi.
La Fed si concede tempo perché nelle prossime settimane riceverà numerose informazioni su inflazione, consumi, mercato del lavoro e condizioni finanziarie. La scelta di attendere non implica quindi che la banca centrale ritenga sufficiente il livello attuale dei tassi.
Warsh: i tassi possono raggiungere anche il boom dell’AI
Il presidente Kevin Warsh ha osservato che le aspettative d’inflazione ricavate dal mercato sono diminuite nonostante il costo dell’energia sia rimasto elevato. A suo giudizio, questo rappresenta un segnale che la politica della Fed sta contribuendo a mantenere ancorate le aspettative.
Warsh ha però evitato di indicare condizioni precise che determinerebbero un rialzo a dicembre. Ha preferito sottolineare la forza dell’economia e il fatto che la crescita si sia estesa oltre gli investimenti direttamente legati all’intelligenza artificiale.
Il presidente ha inoltre respinto l’idea che la politica monetaria sia inefficace nei confronti del boom dei data center perché i grandi gruppi tecnologici dispongono di molta liquidità e non possono permettersi di rallentare gli investimenti.
L’aumento dei tassi può avere un effetto anche sull’ecosistema dell’AI attraverso:
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il costo del debito delle società infrastrutturali;
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le condizioni di finanziamento dei data center;
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il rendimento minimo richiesto dagli investitori;
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la riduzione delle valutazioni azionarie;
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la maggiore selettività del credito.
Le grandi piattaforme possono continuare a investire anche con tassi elevati, ma gli operatori più indebitati e meno redditizi diventano progressivamente vulnerabili. La selezione osservata nelle ultime settimane su CoreWeave e altre società legate alle infrastrutture digitali conferma che il costo del capitale sta iniziando a incidere.
Energia, investimenti e inflazione: una combinazione insolita
La Fed si confronta con pressioni inflazionistiche diverse da quelle tradizionalmente originate dal mercato del lavoro.
Il rincaro del petrolio e dei prodotti raffinati aumenta i costi di produzione e trasporto. I dazi rendono più costosi alcuni beni importati, mentre la corsa alla costruzione dei data center sostiene la domanda di semiconduttori, apparecchiature, energia e personale specializzato.
A differenza di un surriscaldamento provocato principalmente dai salari, queste pressioni nascono in larga parte dall’offerta e dagli investimenti. La politica monetaria non può produrre più petrolio o aumentare direttamente la disponibilità di chip, ma può evitare che gli aumenti iniziali si trasferiscano stabilmente al resto dell’economia, frenando la domanda.
Il rendimento del Treasury decennale è risalito di circa 3 punti base al 5,03%, risentendo anche del nuovo rialzo del greggio. Il movimento indica che gli investitori continuano a incorporare inflazione persistente e tassi elevati più a lungo.
Bank of Canada sorprende con un rialzo
La Bank of Canada ha aumentato il tasso overnight di 25 punti base, dal 2,25 al 2,50%. La banca centrale ha motivato la decisione con la resilienza dell’economia e con il rischio che il rincaro dell’energia si trasmetta progressivamente a un numero crescente di beni e servizi. Bank of Canada
L’istituto canadese prevede che l’inflazione possa raggiungere circa il 3,5% alla fine del 2026 e rimanere vicina o superiore al 3% per buona parte del 2027, prima di tornare verso l’obiettivo del 2% nel 2028. La banca non esclude ulteriori rialzi, pur dichiarando di voler procedere con cautela.
Il rialzo canadese è significativo perché mostra come lo shock energetico stia inducendo alcune banche centrali a intervenire anche in presenza di pressioni di fondo meno allarmanti.
L’attenzione si sposta ora sulla BCE, chiamata a pronunciarsi giovedì in un contesto altrettanto difficile: inflazione energetica in aumento, crescita moderata e tensioni sui titoli di Stato europei.
S&P 500: la shooting star segnala una nuova respinta
Dal punto di vista tecnico, l’S&P 500 CFD ha reagito inizialmente alla decisione della Fed, raggiungendo un massimo intraday vicino a 7.789 punti, ma non è riuscito a conservare i guadagni.

Il ritorno verso 7.721 punti ha prodotto una candela assimilabile a una shooting star, caratterizzata da una lunga ombra superiore. Il pattern segnala che il tentativo di accelerazione è stato respinto e assume particolare rilevanza perché si forma in prossimità di una forte area di resistenza.
La fascia compresa tra 7.800 e 7.850 punti ha infatti già fermato l’indice in diverse occasioni da metà agosto. Il nuovo fallimento rafforza l’ipotesi che sia in formazione un potenziale doppio massimo.
La shooting star richiede comunque conferma: una candela successiva negativa, soprattutto con chiusura sotto i minimi della seduta, aumenterebbe notevolmente la sua affidabilità.
I livelli da monitorare
La prima fascia di sostegno si trova tra 7.705 e 7.690 punti, dove transita anche la media mobile a 50 giorni.
Sotto quest’area diventerebbero probabili nuovi test di:
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7.670 punti, supporto intermedio;
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7.615 punti, minimo della recente correzione;
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7.600 punti, dove transita la media mobile a 100 giorni.
I ritracciamenti del rialzo da 7.615 a 7.850 costituiscono supporti progressivi durante un’eventuale nuova correzione: area 7.705 rappresenta il 38,2%, mentre 7.670 circa coincide con il 23,6%.
La vera linea di demarcazione resta tuttavia 7.615-7.600 punti. Una chiusura sotto questa fascia completerebbe il doppio massimo sviluppato tra agosto e ottobre, aprendo spazio inizialmente verso 7.500 punti e successivamente verso 7.380-7.400, obiettivo teorico ricavabile dall’ampiezza della figura.
Sul lato opposto, il superamento di 7.800 punti indebolirebbe il segnale della shooting star. Soltanto una rottura confermata di 7.850 negherebbe il doppio massimo e permetterebbe di puntare verso l’estensione successiva in area 7.910-7.915 punti.
Una Fed attendista non elimina il rischio per Wall Street
La pausa della Fed evita al mercato una stretta immediata, ma non offre il sostegno di una politica monetaria più accomodante. L’economia rimane forte, l’inflazione elevata e almeno una parte del FOMC ritiene che i tassi debbano già essere più alti.
Per Wall Street il quadro resta quindi delicato: la crescita degli utili continua a sostenere le quotazioni, ma rendimenti obbligazionari superiori al 5% e il rischio di un nuovo rialzo a dicembre riducono lo spazio per ulteriori espansioni dei multipli.
La shooting star sotto 7.800-7.850 punti non basta ancora a decretare un’inversione, ma costituisce un avvertimento. Finché l’indice rimane sopra 7.600 il doppio massimo è soltanto potenziale; sotto questa soglia, il rischio di una fase ribassista più estesa diventerebbe concreto.
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