Google crolla del 10%: non è il Cloud il problema, è il prezzo della corsa all’AI

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

La reazione sembra paradossale: Alphabet aumenta i ricavi del 25%, raddoppia quelli del Cloud e migliora l’utile operativo del 30%, ma perde quasi il 10% nell’after-hours

Google crolla del 10%: non è il Cloud il problema, è il prezzo della corsa all’AI
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Alphabet crolla di quasi il 10% nell’after-hours nonostante ricavi in crescita del 25% e il raddoppio del fatturato del Cloud.

A preoccupare il mercato sono il rallentamento della pubblicità legata a Search, la minore monetizzazione delle ricerche in modalità AI e soprattutto gli investimenti record, che hanno spinto il free cash flow a −9,1 miliardi di dollari.

Google continua a crescere, ma Wall Street ora vuole capire quanto costerà la corsa all’intelligenza artificiale e quando inizierà a produrre rendimenti adeguati.

Search cresce ancora, ma rallenta nettamente

La pubblicità legata al motore di ricerca rimane il principale generatore di cassa di Alphabet. Nel terzo trimestre i ricavi di Google Search sono saliti del 12% a 63,35 miliardi di dollari, ma erano cresciuti del 17% nel secondo trimestre e del 19% nel primo.

Inoltre, il dato è risultato inferiore ai circa 65 miliardi attesi dagli analisti. Anche Google Services, che comprende Search, YouTube e le altre attività rivolte ai consumatori, ha deluso con 96,3 miliardi, contro attese vicine a 98,5 miliardi.

Il problema non è il numero delle ricerche: secondo Google, le query stanno aumentando al ritmo più elevato degli ultimi cinque anni. Il problema è quanto rendono.

Gli utenti stanno adottando AI Mode, ma queste ricerche vengono monetizzate meno di quelle tradizionali. Le risposte generate dall’intelligenza artificiale possono soddisfare direttamente l’utente, riducendo il numero di clic sui link sponsorizzati.

Google si trova quindi davanti a una forma di cannibalizzazione:

  • •

    deve spingere AI Mode per non perdere utenti a favore di ChatGPT e degli altri assistenti;

  • •

    ma, almeno per ora, ogni ricerca effettuata con la nuova modalità produce meno ricavi pubblicitari.

È il vero nodo strategico emerso dalla trimestrale.

Il Cloud va benissimo, ma non compensa la delusione sul motore di ricerca

Google Cloud ha registrato risultati eccezionali:

  • •

    ricavi a 30,7 miliardi, in crescita del 103%;

  • •

    utile operativo a 11,1 miliardi;

  • •

    margine operativo vicino al 36%;

  • •

    forte domanda di infrastrutture AI, servizi enterprise e TPU.

Il Cloud ha generato circa il 62% dell’intera crescita dei ricavi del gruppo e sta diventando un secondo motore industriale molto più rapidamente del previsto.

Il mercato, tuttavia, attribuisce ancora maggiore importanza a Search. Il Cloud è in fortissima espansione, ma richiede infrastrutture estremamente costose; la pubblicità, invece, è storicamente il business capace di finanziare tutto il resto.

In sintesi: il nuovo motore accelera, ma quello che paga il carburante sta rallentando.

Il free cash flow è negativo per 9,1 miliardi

Il dato che probabilmente ha spaventato maggiormente gli investitori è il free cash flow, sceso a −9,1 miliardi di dollari, molto peggio dei circa −2,7 miliardi previsti.

Nel trimestre Alphabet ha generato 42,3 miliardi di cassa operativa, ma ha investito 51,4 miliardi in data center, server, chip e infrastrutture. Il capex equivale ormai a oltre il 40% dei ricavi trimestrali.

È il secondo trimestre consecutivo con free cash flow negativo: nel secondo trimestre il deficit era stato di 5,9 miliardi. Nei primi nove mesi del 2026, Alphabet ha assorbito complessivamente circa 4,8 miliardi, contro i quasi 49 miliardi generati nello stesso periodo del 2025.

L’AI sta quindi producendo ricavi, soprattutto nel Cloud, ma sta assorbendo ancora più cassa di quella generata dall’attività operativa.

Nel 2027 gli investimenti aumenteranno ancora

La direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha indicato che nel 2027 il capex crescerà ancora in misura significativa.

Questo è il passaggio che rende difficile considerare il deficit di cassa come un’anomalia temporanea. Gli investitori devono accettare che Alphabet possa attraversare una fase pluriennale nella quale:

  • •

    gli investimenti aumentano più velocemente della cassa operativa;

  • •

    il ritorno sul capitale diventa meno immediato;

  • •

    la remunerazione degli azionisti compete con le necessità dell’AI;

  • •

    l’azienda ricorre maggiormente a debito e nuove azioni.

Nel trimestre Alphabet ha raccolto circa 28,7 miliardi attraverso obbligazioni e altri 12,4 miliardi mediante l’emissione di azioni. Quest’ultimo elemento introduce anche un rischio di diluizione per gli azionisti.

Non è un problema di solvibilità: Alphabet dispone ancora di risorse finanziarie enormi. È però un cambiamento radicale rispetto alla società che generava montagne di cassa e finanziava internamente crescita, buyback e dividendi.

Anche l’utile operativo ha deluso

Il fatturato consolidato di 127,6 miliardi ha mancato di poco le attese. Più significativa è stata la delusione sull’utile operativo: 40,6 miliardi contro circa 43,2 miliardi previsti.

L’utile per azione di 2,12 dollari, molto inferiore alle attese, è stato penalizzato anche da una perdita non realizzata di circa 8,7 miliardi sulle partecipazioni azionarie, che ha sottratto approssimativamente 0,55 dollari per azione.

Questa componente è contabile e non descrive l’andamento industriale. Tuttavia, anche depurando il risultato da tale effetto, rimangono la debolezza relativa di Search, l’utile operativo sotto le attese e il forte assorbimento di cassa. publicnow.com

Cosa sta davvero scontando il mercato

Il ribasso non segnala che Google abbia smesso di crescere. Al contrario, i numeri industriali rimangono impressionanti:

  • •

    ricavi complessivi +25%;

  • •

    utile operativo +30%;

  • •

    Search +12%;

  • •

    Cloud +103%;

  • •

    Gemini ha raggiunto un miliardo di utenti;

  • •

    le API dei modelli proprietari elaborano quasi 32 miliardi di token al minuto.

Il mercato sta però applicando uno sconto per tre rischi:

  1. 1.

    Cannibalizzazione di Search: l’AI aumenta le query, ma per ora le monetizza peggio.

  2. 2.

    Investimenti fuori scala: il capex cresce più rapidamente della capacità di generare cassa.

  3. 3.

    Ritorni ancora incerti: non è chiaro quando e con quali margini gli investimenti da centinaia di miliardi produrranno un rendimento adeguato.

È una crisi di Google?

No, non ancora. Search continua a crescere, Google Cloud sta diventando una macchina da utili e Alphabet possiede modelli, chip proprietari, infrastrutture, distribuzione e miliardi di utenti.

Ma la trimestrale dimostra che la transizione all’AI non è gratuita. Google deve sostituire progressivamente un modello pubblicitario eccezionalmente redditizio con un sistema più costoso da costruire e, almeno inizialmente, meno facile da monetizzare.

La caduta del 10% rappresenta quindi un de-rating, non una bocciatura definitiva: il mercato non è più disposto a premiare automaticamente la crescita dell’AI, ma vuole vedere il ritorno finanziario degli investimenti.

I prossimi indicatori decisivi saranno:

  • •

    la monetizzazione di AI Mode;

  • •

    la stabilizzazione della crescita di Search;

  • •

    il rapporto tra capex e cassa operativa;

  • •

    il ritorno a un free cash flow positivo;

  • •

    la crescita dei margini del Cloud;

  • •

    l’entità dell’aumento degli investimenti previsto per il 2027.

La sintesi è piuttosto brutale: Google sta vincendo sul fronte tecnologico e nel Cloud, ma rischia di finanziare questa vittoria indebolendo temporaneamente la sua straordinaria macchina da cassa. È questo, più del semplice rallentamento pubblicitario, che l’after-hours sta punendo.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.