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Leonardo e Fincantieri a nozze?

di Alessandro Magagnolipubblicato:

La guerra in Ucraina e la necessità di potenziare la difesa rendono urgente la presenza di un polo in grado di dire la sua in tutti gli ambiti. Leonardo e Fincantieri convoleranno a nozze? Per adesso l’andamento dei due titoli non sembra scontare questa eventualità.

Leonardo e Fincantieri, fusione in vista?

Leonardo e Fincantieri sono entrambe controllate dal Governo (il Mef ha il 30% di Leonardo e il 71% di Fincantieri attraverso Cdp), che ne detiene rilevanti pacchetti azionari, ma per il momento, pur agendo in alcuni casi di concerto, sono due realtà separate.

Eppure negli ultimi tempi si è tornato a parlare di una fusione tra le due: da quando è scoppiata la guerra in Ucraina infatti lo scenario è cambiato, le spese militari sono destinate a crescere, arrivando, per i paesi Nato, a quel 2% del Pil che in passato spesso è stato un obiettivo solo sulla carta.

A questo punto all'Italia servirebbe un campione di grande levatura per dialogare alla pari con altre realtà altrettanto rilevanti, ad esempio in Francia e in Germania. Ecco quindi che parlare di una fusione, anche se forse in assenza di un forte appeal finanziario, torna ad essere un tempo d'attualità almeno a livello politico.

I ministeri che potrebbero essere interessati e toccati da una fusione sono ovviamente quello della Difesa, ma anche il Mef e quello dello Sviluppo Economico.

L'esempio della fregata Fremm

L'esempio della fregata Fremm (Fregate Europee Multi Missione), che ha grande successo in giro per il mondo, inclusi gli Usa, è il grimaldello che potrebbero usare i favorevoli all'operazione di fusione. La Fremm nasce da una collaborazione tra Leonardo e la Orizzonte Sistemi Navali, che è del 51% di Fincantieri e del 49% di Leonardo.

Leonardo fattura il doppio di Fincantieri

Fincantieri fattura circa 7 miliardi di euro, dei quali solo il 20% è riconducibile al comparto militare, mentre Leonardo fattura circa 14 miliardi, la maggior parte dei quali in campo militare. La creazione di un polo nazionale per la Difesa è urgente e necessaria per potere collaborare, ma anche competere, con gli altri partner europei.

Recentemente il ministro Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che la domanda di difesa nei prossimi anni sarà cospicua e accelerata in Europa.

Il ceo di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ritiene che i temi societari siano appannaggio dell'azionista, che sta sviluppando una visione industriale di lungo termine.

Alessandro Profumo, ad di Leonardo, vede di buon occhio la creazione di un polo di aggregazione per la creazione di un gruppo competitivo a livello europeo ma è scettico sulla fusione, ha infatti dichiarato recentemente che le sinergie tra chi fa elettronica per la difesa e chi costruisce scafi sono scarse.

Come detto però l'interesse politico potrebbe sovrastare le considerazioni di opportunità finanziaria.

Leonardo, figura ribassista in costruzione

Al momento il mercato si concentra più sul presente che sulle prospettive di una eventuale fusione, Leonardo oggi cede il 3,8% circa a 9,70 euro. I prezzi sono pericolosamente vicini al supporto critico di area 9,38, linea che unisce i minimi del 10 maggio e del 17 giugno.

Questa linea può essere considerata la "neckline" del testa spalle ribassista, per adesso solo potenziale, disegnato dal top del 20 aprile. Sotto quei livelli il titolo potrebbe sentire l’attrazione esercitata dai gap dell'11 marzo e del 28 febbraio, posti rispettivamente a 8,29 e a 7 euro.

Solo sotto area 7 euro rischio di test di un altro supporto critico, quello dei 6 euro.

Sarebbe la rottura di area 11 a negare il rischio che quella in costruzione sia una figura ribassista prospettando invece movimenti verso i 12,50 euro circa.

Fincantieri in pressing contro resistenza

Fincantieri invece si muove controtendenza rispetto al mercato e guadagna lo 0,43% a 0,5865 euro (-2,1% circa la variazione dell'indice Ftse All Share). A 0,5840 si colloca la trend line ribassista disegnata dal top del 29 marzo.

Una rottura decisa di questa resistenza potrebbe anticipare il ritorno in area 0,65 euro, dove oltre al picco di inizio marzo si colloca anche il 50% di ritracciamento del ribasso dal massimo di giugno 2021. Resistenze successive a 0,70 e a 0,78 euro.

La mancata rottura di 0,58/59 e la violazione di 0,56 potrebbero anticipare la ricopertura del gap del 15 giugno con base a 0,5180 euro, poi rischio di cali fino a 0,45 euro.

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