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Gas: l’UE prova a risparmiare sui consumi

di Giovanni Digiacomopubblicato:

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Il taglio del 15% (non vincolante) serve a portare qualche certezza sul prossimo inverno, ma ha delle conseguenze e diversi Stati hanno già detto di no. Proprio mentre tutti ci raccomandano coordinazione

Prezzi del gas ancora in rialzo con il riferimento del TTF Olandese a 168 euro a MWh. Non si è sui 183 di inizio mese e neanche oltre i 200 dei record di marzo, ma il tempo non rende più sostenibili le quotazioni di un bene essenziale che storicamente quotava meno di 20 euro.

Anzi i prezzi stanno logorando interi settori, industrie ed economie. Arroventano un’emergenza che proietta fosche ombre sull’inverno. Il sistema più semplice per ridurre la nostra dipendenza sarebbe tagliare i consumi, efficientare per non restare al freddo (e forse anche al buio) il prossimo inverno.

La Commissione UE ha annunciato mercoledì scorso (20 luglio) una proposta per una riduzione dei consumi europei di gas del 15% Un suggerimento non vincolante per ora, ma più in là non si sa. L’Europa ha già fatto molto, aumentando di 35 miliardi di metri cubi le fonti alternative al gas russo da gennaio a oggi.

Ci sono venuti incontro gli Stati Uniti, la Norvegia, il Qatar, gli Stati del Golfo, l’Algeria, l’Egitto e l’Azerbaijan. L’Europa ha anche aumentato di circa 20 GW la capacità installata di energia da fonti rinnovabili, qualcosa come altri 4 miliardi di metri cubi di gas russo risparmiato. Ma non basta.

Il rischio rimane molto concreto e la Commissione chiede dunque anche il risparmio del 15% del gas consumato dai Paesi membri, praticamente circa 45 miliardi di metri cubi di gas.

Gas, la sfida impone politiche coordinate

La solidarietà tra gli Stati membri sarà essenziale. Resta però una richiesta impegnativa e non a caso diversi Paesi si sono già opposti a questo invito al taglio del 15% e altri stanno cercando di ottenere uno status di eccezione nelle nuove politiche di austerità energetica. Politico contava pochi giorni fa i ministri di Polonia, Portogallo, Spagna, Cipro e Grecia, tra i contrari a tagli vincolanti. Anche Italia e Ungheria avrebbero espresso preoccupazione per la proposta.

D’altronde 45 miliardi di metri cubi sono più o meno come il consumo annuale di gas della Francia, è un sacrificio importante, anche se già 12 Paesi membri hanno subito degli impatti sui flussi del gas russo e probabilmente presto ci saranno tagli ancora maggiori. Così si mette al lavoro la diplomazia, oggi è previsto un altro round di negoziazioni.

La Spagna, uno dei pochi Paesi che non dipendono dalle importazioni di gas russo, si oppone fermamente alla proposta della Commissione UE, ma dà anche voce a molte cancellerie che non vedono di buon occhio un passaggio di sovranità all’Europa sull’energia. Delle eccezioni d’altronde sono inevitabili, come l’Irlanda o Malta, che non si basano sulle reti europee del gas. Nessuno però mette davvero in dubbio che servano enormi sforzi di coordinazione tra i vari Paesi membri per superare la crisi. La solidarietà tra vicini europei può fare una differenza di diversi punti di Pil tra le varie economie.

Gas: cosa dice l'FMI

Di recente il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato questo aspetto con proiezioni sul taglio del Pil europeo in caso di interruzione dei flussi russi: per l’Italia, uno dei Paesi più colpiti dopo i Paesi centrali europei, si calcolavano impatti tra i 3,5 e i 5,5 punti percentuali di Pil in caso di approccio europeo frammentato e impatti tra 0,5 e 2 punti percentuali in caso di approccio europeo integrato. Ma gli Stati Membri saranno davvero in grado di condividere i sacrifici e gli impatti della crisi? Sarebbe una magnifica prova, ma qualche dubbio resta.

Anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha richiamato l’Europa ad azioni coordinate “essenziali per prevenire una crisi del gas peggiore”. Secondo l’Agenzia però un taglio totale del gas russo, anche in caso di riserve colme al 90%, non scongiurerebbe a febbraio e marzo grossi problemi di approvvigionamento.

Il Financial Times ha consultato una bozza nella quale sarebbero standardizzati solo i tagli facoltativi, mentre per quelli obbligatori si dovrebbe tenere conto di tanti fattori diversi, dalla dipendenza dal gas russo al livello delle scorte. Un minimo di 5 stati europei potrebbe lanciare un allarme comune che farebbe scattare i limiti obbligatori. Senza un accordo condiviso però sembra improbabile che questi meccanismi, per quanto razionali, possano essere attivati e gestiti efficacemente.

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