Hera, il nuovo piano non scongiura le perdite dell'azione

di FTA Online News pubblicato:
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Borsa Italiana, l'ultiutility promette un aumento progressivo dei dividendi, ma il titolo dovrà superare i 4,24 euro per sbloccare la situazione

Hera, il nuovo piano non scongiura le perdite dell'azione

La seduta di ieri si è chiusa con una decisa debolezza per Hera, il cui titolo ha lasciato sul terreno il 3,28% a 4,074 euro, dopo una giornata caratterizzata da scambi tra 4,07 e 4,214 euro.

La reazione negativa è arrivata nonostante la presentazione di un Piano Industriale articolato e ambizioso, segnale che il mercato, in questa fase, sta adottando un approccio particolarmente prudente e selettivo, privilegiando la concretezza dei ritorni nel breve rispetto alla forza degli annunci.

Il nuovo Piano Industriale 2025-2029 prevede investimenti lordi per 5,5 miliardi di euro, un impegno finanziario rilevante, superiore del 6% rispetto al precedente documento strategico e addirittura del 39% rispetto a quanto investito complessivamente negli ultimi cinque anni. È una scelta che conferma la volontà del gruppo di rafforzare il proprio ruolo di multiutility di riferimento, puntando su infrastrutture, reti e sostenibilità.

Sul piano dei risultati economici, Hera stima di chiudere il 2025 con un margine operativo lordo superiore a 1,53 miliardi di euro e un utile netto per gli azionisti oltre i 460 milioni, in crescita di circa il 4%, nonostante il venir meno delle opportunità straordinarie che avevano sostenuto i risultati del 2024.

Guardando più avanti, l’obiettivo al 2029 è quello di raggiungere un MOL di 1,76 miliardi di euro e un utile netto di circa 520 milioni, con una crescita media annua della componente strutturale intorno al 6%.

La strategia di crescita si basa soprattutto sullo sviluppo organico, che dovrebbe contribuire per circa 250 milioni di euro nel periodo, mentre le operazioni di M&A sono attese fornire un apporto più contenuto ma comunque significativo, pari a circa 100 milioni, con l’obiettivo di creare sinergie industriali e rafforzare segmenti selezionati del portafoglio.

Uno dei pilastri del Piano resta la politica di remunerazione degli azionisti. Hera prevede un incremento progressivo dei dividendi, fino a 19 centesimi per azione nel 2029, con un aumento del 27% rispetto all’ultima cedola pagata e del 12% rispetto al target del precedente Piano.

Ai prezzi attuali, questo si tradurrebbe in un rendimento medio intorno al 4% e in una buona visibilità dei flussi cedolari lungo tutto l’orizzonte di Piano. Già per il 2025, il gruppo intende proporre una cedola di 16 centesimi per azione, in crescita del 6,7% e superiore alle stime precedenti.

Dal punto di vista della composizione degli investimenti, circa il 63% sarà destinato ai business regolati, con particolare attenzione alle reti, che assorbiranno oltre 3 miliardi di euro, mentre il restante 37% sosterrà lo sviluppo dei business a mercato. La forte impronta sulla sostenibilità emerge anche dal fatto che la quasi totalità degli investimenti ammissibili sarà allineata alla Tassonomia europea, e che una quota significativa del Piano sarà indirizzata a iniziative capaci di generare valore condiviso.

La reazione negativa del mercato suggerisce però che, almeno nel breve periodo, gli investitori siano più concentrati sui rischi di execution legati a un Piano di investimenti così impegnativo, oltre che sul contesto macro e regolatorio. Più che una bocciatura della strategia, il calo del titolo appare come una richiesta di conferme operative, in una fase in cui il mercato premia la visibilità e la capacità di trasformare i piani in risultati concreti.

Hera, l'azione dovrà superare gli ostacoli di area 4,24 euro

In sintesi, Hera conferma un profilo di utility solida, difensiva e orientata alla crescita, con un percorso chiaro su investimenti, utili e dividendi. Tuttavia, la risposta del mercato indica che il valore prospettico del Piano dovrà essere dimostrato passo dopo passo, attraverso l’esecuzione e la generazione di cash flow, prima di essere pienamente riconosciuto nelle quotazioni.

Sul piano tecnico, il quadro di Hera appare coerente con la reazione prudente vista dal mercato dopo la presentazione del Piano Industriale: non una rottura strutturale del trend, ma una fase di assestamento in un contesto ancora costruttivo di medio periodo.

Dopo il massimo di inizio giugno in area 4,47 euro, il titolo ha avviato una correzione ben definita che lo ha riportato verso area 3,65–3,70 euro, dove si è formata una base solida. Da quel minimo è partito un recupero graduale, accompagnato da una linea di tendenza rialzista che guida i prezzi ancora oggi e che resta il primo riferimento dinamico da monitorare.

Nelle ultime settimane Hera ha tentato più volte l’allungo verso area 4,24 euro, massimo del 20 novembre, che rappresenta una resistenza statica chiave. Proprio su questo livello il titolo ha incontrato vendite, segnale che il mercato sta chiedendo nuove conferme prima di prezzare uno scenario più espansivo. La recente seduta negativa ha riportato le quotazioni sotto pressione, ma senza rompere livelli tecnici critici.

Un elemento di supporto importante è rappresentato dalla media mobile esponenziale a 100 giorni, che transita in area 4,00 euro. Questa zona ha già svolto più volte la funzione di spartiacque tra fasi correttive e riprese del trend, e continua a rappresentare un supporto dinamico di medio periodo. Finché i prezzi rimangono sopra questo livello, il movimento ribassista può essere interpretato come una correzione fisiologica all’interno di una struttura ancora positiva.

In sintesi:

  • Sopra 4,00 euro, il quadro resta costruttivo, con possibilità di nuove ripartenze verso 4,24 euro e, in caso di rottura confermata, verso i massimi di giugno in area 4,45–4,50 euro.

  • Sotto 4,00 euro, aumenterebbe invece il rischio di una correzione più profonda, con primi supporti in area 3,90–3,85 euro e successivamente verso 3,70 euro, base del movimento di recupero partito in autunno.

Il grafico racconta quindi una storia di attesa e selettività: il mercato non sta abbandonando Hera, ma sta chiedendo che alle promesse del Piano Industriale seguano segnali concreti di esecuzione. Tecnicamente, il titolo è in equilibrio su livelli chiave: la tenuta dei supporti dirà se la debolezza recente resterà solo una pausa o se si trasformerà in una fase correttiva più ampia.

Pirelli, acquisti dopo i rumors su disdetta del patto

Pirelli & C ha guadagnato un punto percentuale circa ieri dopo le indiscrezioni di stampa secondo cui Camfin (secondo azionista con il 25,3%) potrebbe a breve dare disdetta al patto parasociale con Sinochem (primo azionista con il 34,1%) e quindi avere mani libere nell'assemblea di giugno. Sullo sfondo resta il tema dell'influenza del socio cinese e il rischio di bando da parte degli USA. Nei giorni scorsi era circolata la voce del possibile utilizzo del golden power da parte del governo per sterilizzare i voti di Sinochem.

Il titolo ha ricevuto due valutazioni positive dagli analisti nelle ultime settimane, Berenberg ha avviato la copertura con raccomandazione "Buy" e prezzo obiettivo a 8 euro, mentre Bernstein ha migliorato il giudizio da "Market Perform" a "Outperform" e incrementato il prezzo obiettivo da 5,20 a 7,00 euro.

Pirelli, sotto pressione le resistenze di area 6,30/6,35

Il grafico mostra come i prezzi stiano mettendo pressione alla resistenza in area 6,30/6,35, attaccata sia nella scorsa settimana, sia ieri, senza successo. In queste due ultime sedute della settimana il titolo dovrà provare ancora a lasciarsi alle spalle l'ostacolo, circostanza che permetterebbe di aprire un nuovo scenario non solo di breve termine, creando i presupposti per andare a rivedere i record del 2018 in area 8,00.

Oltre 6,35 verrebbe dunque fatto un primo importante passo, preludio al test di quota 6,70/6,72, dove sono posizionati i massimi del 2022 allineati con quelli della primavera 2019. Il superamento anche di questi ostacoli rappresenterebbe poi la definitiva conferma per le ambizioni di crescita del titolo verso i citati 8,00 euro.

Lo scenario rialzista perderebbe invece forza in caso di discese sotto ai minimi della scorsa settimana a quota 6,10, preludio ad un ulteriore calo fin sotto 6,00 euro. Solo la successiva violazione di area 5,70, tuttavia, metterebbe in discussione anche la solidità del rialzo partito lo scorso aprile.

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