Il teatrino di Trump e la volatilità che muove i mercati

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Prima minacce e crolli, poi rassicurazioni e rimbalzi: Wall Street segue la narrativa, non i fondamentali

Il teatrino di Trump e la volatilità che muove i mercati

Trump alza la voce, minaccia dazi, poi fa retromarcia

Quello che stiamo osservando in questi giorni è un copione già visto, ma che continua a funzionare perché i mercati, volenti o nolenti, devono seguire chi comanda il flusso della narrativa.

Trump alza la voce, minaccia dazi, evoca scenari di conflitto commerciale o geopolitico; i mercati reagiscono di pancia, scattano le vendite, aumenta la volatilità.

Poi arriva la mezza marcia indietro, il tono si fa più conciliatorio, si parla di “framework”, di negoziati, di accordi futuri, e gli stessi mercati rimbalzano con la stessa violenza con cui erano scesi il giorno prima.

Martedì il crollo, oggi il rimbalzo

Martedì è bastata la riaccensione del dossier Groenlandia, con la minaccia di nuovi dazi sull’Europa, per interrompere bruscamente una lunga fase di calma.

Il Nasdaq ha registrato la peggior seduta da ottobre, l’S&P 500 ha rotto una striscia lunghissima senza ribassi significativi, il Dow ha perso centinaia di punti.

In parallelo si è visto il classico schema “risk-off”: dollaro sotto pressione, rendimenti dei Treasury in salita, oro a nuovi massimi storici, Bitcoin in forte calo, con le grandi big tech – le cosiddette Magnificent Seven – che in una sola giornata hanno bruciato centinaia di miliardi di capitalizzazione. È riemerso, quasi istintivamente, lo spettro del “Sell America”.

Il giorno dopo, però, cambia il registro. A Davos Trump rassicura: niente uso della forza, dialogo con la NATO, un’intesa di principio sulla Groenlandia che rende superflui i dazi annunciati. Ed ecco il ribaltone.

Wall Street rimbalza con decisione, il Dow recupera centinaia di punti, S&P 500 e Nasdaq tornano in territorio positivo, i rendimenti si raffreddano e il mercato ritrova, almeno temporaneamente, l’appetito per il rischio. Stessi fondamentali, stesso contesto macro, stessi dati. Cambia solo il tono del comandante in capo.

La volatilità per i big player è un'opportunità

Ed è qui che emerge la parte meno raccontata della storia. Questa volatilità, per molti grandi operatori, non è un problema ma un’opportunità. Le oscillazioni violente fanno girare volumi, allargano gli spread, aumentano il trading su derivati e opzioni, gonfiano profitti e commissioni.

I grandi player non “subiscono” questi movimenti: li gestiscono, li anticipano, spesso li sfruttano. Chi paga il prezzo più alto è l’investitore medio, che si muove emotivamente, vendendo nei momenti di massima tensione e ricomprando quando il rimbalzo è già avanzato.

Il vero rischio non sono i dazi in sé

Il punto cruciale, però, è che il vero rischio non sono i dazi in sé. I mercati raramente prezzano l’effetto meccanico e immediato di una tariffa sul PIL.

Quello che viene messo in discussione è qualcosa di più sottile e più pericoloso: la fiducia, la stabilità delle regole del gioco, la prevedibilità delle decisioni politiche.

Quando un presidente dimostra di essere disposto a usare strumenti economici come arma geopolitica, e per obiettivi non strettamente economici, gli allocatori globali iniziano a porsi domande scomode sulla concentrazione del rischio, sulla dipendenza da un solo polo e sulla sostenibilità di certe esposizioni.

La geopolitica non è più un rischio di coda

Questo non significa che siamo all’inizio di una crisi strutturale. Anzi, il mercato ha dimostrato ancora una volta di voler credere allo scenario di de-escalation e di essere pronto a rimbalzare alla prima rassicurazione.

Ma significa che la geopolitica non è più un rischio di coda: è tornata al centro del processo di formazione dei prezzi. E finché il copione resterà questo – minaccia, panico, rassicurazione, rimbalzo – la volatilità continuerà a essere una variabile strutturale, non un’eccezione.

In sintesi, sì: è il solito teatrino. Ma il problema è che questa volta il teatro muove i mercati globali in tempo reale, e chi è sul palco è il comandante in capo. Gli altri, mercati compresi, possono solo reagire.

Compare figura rialzista per il Nasdaq 100

Il Nasdaq 100 ha vissuto nelle ultime sedute una fase di forte tensione, seguita però da una reazione tecnica significativa. Il ribasso ha riportato i prezzi a testare area 24.900 punti, livello particolarmente rilevante perché coincide con il 50% di ritracciamento del rialzo partito dai minimi di novembre e con la media mobile esponenziale di a 100 sedute.

È una zona dove il mercato “ricorda” decisioni importanti e, non a caso, proprio lì la pressione in vendita si è temporaneamente esaurita.

Da quel supporto è scattato un rimbalzo deciso, che ha dato forma a un segnale tecnico interessante: le ultime due candele giornaliere configurano una bullish engulfing, figura che spesso segnala un tentativo di inversione o quantomeno di ripresa del controllo da parte dei compratori.

Il messaggio del grafico è chiaro: sotto i 25.000 punti l’offerta ha trovato meno convinzione, mentre la domanda è tornata a farsi vedere con maggiore decisione.

Detto questo, il rimbalzo resta ancora da confermare. Il livello chiave da monitorare ora è area 25.500. Solo una rottura netta e confermata di questa resistenza renderebbe credibile il pattern rialzista, aprendo spazio a un movimento di recupero più ampio, con obiettivi verso i 26.000 punti, area dei massimi recenti e resistenza psicologica importante.

In assenza di un superamento di 25.500, il movimento delle ultime ore rischia invece di rimanere un rimbalzo tecnico all’interno di una struttura ancora indebolita.

In questo caso, la reazione non sarebbe sufficiente a cancellare la negatività accumulata nella fase precedente, ma rappresenterebbe solo una pausa prima di nuove decisioni del mercato.

Lo scenario tornerebbe a peggiorare in modo più evidente qualora venisse violata la media mobile a 100 giorni.

Una rottura di questo supporto dinamico aumenterebbe il rischio di una accelerazione ribassista, con possibili estensioni verso area 24.600, primo obiettivo coerente con i supporti tecnici sottostanti.

Il Nasdaq 100 si trova in un punto di equilibrio delicato

In sintesi, il Nasdaq 100 si trova in un punto di equilibrio delicato:

  • la reazione su 24.900 e la bullish engulfing indicano che i compratori non hanno abbandonato il campo;

  • la conferma rialzista passa però obbligatoriamente dalla rottura di 25.500;

  • senza quel segnale, il rimbalzo resta fragile e subordinato alla tenuta delle medie di medio periodo.

È una fase in cui il mercato chiede conferme, non anticipazioni: la direzione delle prossime sedute dipenderà dalla capacità dell’indice di trasformare il rimbalzo tecnico in una vera ripresa di trend.

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