Assegno di inclusione (ADI), come funziona nel 2026
pubblicato:Le date, gli importi, i requisiti: ecco come si compone quest'anno il sostituto del reddito di cittadinanza. Le novità sull'Isee ricadono anche sull'ADI per questo è ancora più importante presentarlo questo mese

Assegno di inclusione, nel 2026 si ricomincia con una delle maggiori misure italiane contro la povertà e l’esclusione sociale. Di cosa si tratta? Di una misura nazionale istituita dall’inizio del 2024 con l’applicazione del decreto-legge del 4 maggio 2023, n. 48 (convertito con modificazioni dalla legge 3 luglio 2023, n. 85). Lo stesso decreto lo definisce come una misura di sostegno economico e di inclusione sociale e professionale condizionata alla prova dei mezzi e all’adesione a un percorso personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa.
Già questo indica che si tratta – o si dovrebbe trattare - più di un percorso che di un semplice sussidio, in linea con l’intenzione del legislatore di sostituire con uno strumento più costruttivo e completo il precedente reddito di cittadinanza. Il nucleo familiare del richiedente deve infatti sottoscrivere un patto (il Patto di attivazione digitale del nucleo familiare PAD) prima di ottenere il beneficio che si compone comunque di due addendi: il primo, la quota A, un’integrazione del reddito familiare fino a una determinata soglia (assegno), il secondo, la quota B, passa dal sostegno al nucleo familiare in affitto con un contratto registrato.
ADI, i tempi dell’assegno di inclusione
La somma viene versata tramite una carta di pagamento elettronica (Carta di inclusione o carta ADI) per un periodo consecutivo fino a massimi 18 mesi. Dopo può essere rinnovato per altri 12 mesi e da quest'anno 2026, il rinnovo può avvenire senza il mese di sospensione del servizio prima previsto a ogni rinnovo, ma con il primo mese di rinnovo al 50% del nuovo importo rinnovato. Ulteriori rinnovi impongono sempre la sospensione per un mese. Solitamente i pagamenti avvengono il 15 del mese. Nel caso di rinnovi gli accrediti sulla carta si hanno generalmente dal 27 del mese.
ADI, l’ammontare dell’assegno
L’assegno di inclusione porta a un’integrazione del reddito familiare fino a 6.500 euro l’anno moltiplicato per la scala di equivalenza (è compatibile con il ‘lavoro povero’). Significa che per un componente sano (con i requisiti di cui sotto) si rimane su questa cifra con scala di equivalenza pari a uno, € 542 al mese. Ma la scala di equivalenza viene accresciuta di un addendo in base a specifiche necessità, da un +0,5 per ogni componente con disabilità o non autosufficiente a un +0,15 per i minori nel nucleo familiare fino al secondo (oltre +0,10 per ciascun minore), a un +0,40 per ogni componente con almeno 60 anni. I nuclei con un componente con specifici carichi di cura aggiungono alla scala lo 0,40 mentre quelli con ogni altro adulto in condizione di grave disagio bio-psicosociale inserito in programmi di cura certificati aggiungono 0,30. Se tutti i componenti della famiglia hanno almeno 67 anni si parte da **€ 8,190, 683 euro **al mese per la famiglia.
Se il nucleo familiare vive in un immobile in locazione può ottenere un contribuito per l’affitto fino a 3.640 euro l’anno (€ 1.950 se tutti ultra 67enni). In ogni caso l’assegno di inclusione non può essere inferiore ai 480 euro l’anno.
Ci sono dei vincoli alle cifre spendibili con la carta ADI che esclude per esempio il pagamento di giochi, materiale pornografico, armi, barche, gioielli, pellicce, sigarette, anche elettroniche, alcol e simili.
Assegno di inclusione, i requisiti
Per ottenere l’assegno di inclusione servono naturalmente dei requisiti specifici a partire dalla cittadinanza italiana. In alternativa il cittadino italiano richiedente o il suo familiare deve essere titolare di diritto di soggiorno o di diritto di soggiorno permanente (la differenza è nei tempi, nel primo caso da 3 mesi a 5 anni, nel secondo oltre 5 anni). Titolare di diritto di soggiorno permanente o temporaneo può essere anche il cittadino o suo familiare di altro Paese dell’Unione europea. Nel caso di cittadini di Paesi extra-Ue serve il permesso di soggiorno UE per lungo periodo o lo status di protezione internazionale o quello di apolide. Comunque sia il richiedente deve risiedere da almeno 5 anni in Italia e almeno due di questi anni devono essere stati consecutivi.
Più rilevanti i requisiti economici.
1) ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) fino a massimi 10.140 euro.
2) reddito familiare inferiore ai 6.500 euro l’anno moltiplicato per la corrispondente scala di equivalenza ADI (una soglia che sale a 8.190 euro per la scala di equivalenza per famiglie con componenti con almeno 67 anni di età o con disabilità gravi o non autosufficienti e in ogni caso sono detratti i trattamenti assistenziali inclusi nell’ISEE e sommati tutti quelli in corso di godimento).
3) Se la famiglia è in affitto (locazione) la soglia del reddito familiare massimo sale a 10.140 euro.
4) il patrimonio immobiliare in Italia e all’estero (definito come per l’ISEE ossia come calcolato ai fini dell’IMU, anche se si tratta di casa di abitazione esclusa dall’imposta) non superiore ad euro 30 mila dopo la detrazione fino a 150 mila euro per la casa di abitazione.
5) un patrimonio mobiliare (conti correnti, depositi, etc.) fino a 6.000 euro per le persone singole, a 8 mila euro per le famiglie con due componenti, a 10 mila euro da tre componenti e oltre (1.000 euro di soglia in più per ogni figlio. Con ulteriori incrementi della soglia per componenti con disabilità o non autosufficienza.
6) In negativo c’è il requisito della indisponibilità di autoveicoli con cilindrata superiore ai 1.600 cc, motoveicoli oltre i 250 cc (immatricolati nuovi nei 36 mesi precedenti la richiesta), navi o imbarcazioni da diporto o aerei (aeromobili).
7) Altro requisito in negativo è l’assenza di misure cautelari o di prevenzione, condanne (definitive ai sensi dell’art. 444 c.p.p. entro i dieci anni precedenti la richiesta), dimissioni (nei 12 mesi anteriori, salve quelle per giusta causa e le risoluzioni consensuali per conciliazione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo), la non residenza in strutture a totale carico pubblico) mentre è positivo è l’assoluzione degli obblighi di istruzione.
Assegno di inclusione, le novità del 2026
Oltre al nuovo meccanismo di rinnovo, che annulla il precedente mese di sospensione (ma riduce al 50% l'importo del primo mese di rinnovo), le novità dell’assegno unico per il 2026 sono ricollegabili all’intervento della legge di bilancio per quest’anno sulle modalità di calcolo dell’ISEE come per altri servizi di welfare.
Si possono sintetizzare nella crescita da 52.500 a 91.500 euro (a 120 mila euro per le città metropolitane e con 2.500 euro in più per ogni figlio nel nucleo successivo al primo) della franchigia per il patrimonio immobiliare riconducibile alla casa di abitazione. Significa ridurre notevolmente il peso di quel 20% del patrimonio calcolato sui valori dell’ISEE.
L’altra novità ISEE rilevante è poi l’incremento della scala di equivalenza di alcuni decimi in base al numero di componenti del nucleo. Ne deriva una riduzione maggiore dell’ISEE che viene calcolata dividendo appunto l’Indicatore della Situazione Reddituale per la scala di equivalenza.
Due novità che possono in parte aumentare l’importo di quel piccolo sostegno che è l’assegno di inclusione. Due novità che suggeriscono anche in questo caso di compilare DSU/ISEE entro la fine del mese per ricevere l'assegno corretto con le nuove, più favorevoli, previsioni.
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