Hormuz sotto assedio, Wall Street sui massimi: chi sta leggendo male il rischio?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Nasdaq e S&P 500 ignorano il caos: breakout tecnici fortissimi, ma la compiacenza può diventare pericolosa

Hormuz sotto assedio, Wall Street sui massimi: chi sta leggendo male il rischio?

Hormuz brucia, Wall Street festeggia: il mercato sta ignorando il rischio o ha capito qualcosa prima di tutti?

La fotografia di queste ore è quasi surreale. Da una parte il Medio Oriente resta seduto su una polveriera: attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz, sequestri, blocco navale americano, negoziati Usa-Iran fragilissimi e una tregua che assomiglia più a una pausa tattica che a un vero percorso di pace.

Dall’altra parte Wall Street continua a comportarsi come se tutto questo fosse poco più di rumore di fondo.

Il Nasdaq 100 aggiorna nuovi massimi storici, lo S&P 500 attacca con decisione area 7.100 punti e gli investitori tornano a comprare rischio con una tranquillità quasi disarmante.

Il contrasto è impressionante: mentre una delle principali arterie energetiche globali resta sotto pressione, i mercati azionari americani sembrano vivere in un universo parallelo.

Hormuz resta il vero epicentro del rischio globale

La guerra aerea tra Stati Uniti e Iran si è temporaneamente fermata, ma il vero confronto si è spostato sul terreno economicamente più sensibile: lo Stretto di Hormuz.

Parliamo del punto attraverso cui transita una quota enorme del petrolio mondiale e una parte rilevante del gas naturale liquefatto. È qui che l’Iran compensa la propria inferiorità militare convenzionale trasformando la geografia in potere strategico.

Teheran sa di non poter sostenere uno scontro diretto prolungato con Washington, ma può colpire i mercati globali attraverso:

  • attacchi alle navi commerciali

  • interruzioni del traffico marittimo

  • aumento dei premi assicurativi sulle rotte energetiche

  • destabilizzazione del mercato petrolifero globale

Gli ultimi episodi dimostrano che il rischio non è teorico. Attacchi a mercantili, navi fermate e crescente tensione tra flotte militari rendono lo scenario estremamente fragile.

Nel frattempo gli Stati Uniti continuano a mantenere alta la pressione economica: sanzioni, blocco dei porti iraniani e operazioni contro navi legate a Teheran.

Questo significa che il conflitto non è affatto terminato: si è semplicemente trasformato.

La tregua non è pace: è solo una pausa estremamente fragile

Il vero problema è che i negoziati in corso non stanno costruendo un accordo stabile.

Si negozia mentre continuano minacce militari, sequestri navali e pressioni economiche. È una diplomazia che procede sotto coercizione reciproca.

Trump continua a usare la pressione militare ed economica come leva negoziale, ma questo riduce anche lo spazio politico dell’Iran per fare concessioni senza apparire debole internamente.

Teheran, dal canto suo, vuole trattare ma non vuole farlo in condizioni che possano essere interpretate come una resa.

Inoltre c’è un elemento ancora più delicato: la crescente instabilità interna iraniana rende tutto più imprevedibile. Senza un centro decisionale forte e incontestato, ogni trattativa diventa più complessa.

Il rischio reale è che basti un singolo episodio fuori controllo per far saltare tutto.

Perché Wall Street continua a comprare?

Ed è qui che entra in scena il paradosso più interessante.

Nonostante tutto questo, il mercato americano continua a comprare rischio in modo aggressivo.

Perché?

Perché al momento gli investitori vedono soprattutto tre elementi:

1. Il petrolio non è ancora fuori controllo
Finché il greggio non entra stabilmente sopra soglie psicologicamente pericolose (100 dollari e oltre), il mercato tende a considerare gestibile il rischio geopolitico.

2. Gli Stati Uniti sono molto più autonomi sul piano energetico rispetto agli anni ’70
L’America oggi produce molto più petrolio e gas rispetto al passato e questo riduce l’impatto immediato di shock energetici esterni.

3. Mentalità “buy the dip” ormai radicata
Negli ultimi anni ogni crisi è stata riassorbita rapidamente:

  • Covid

  • crisi bancaria regionale USA

  • tensioni commerciali

  • shock geopolitici

Perchè ogni ribasso rappresenta un’opportunità di acquisto?

Molti investitori hanno ormai interiorizzato l’idea che ogni ribasso rappresenti semplicemente un’opportunità di acquisto. E, almeno per ora, non è detto che sia un ragionamento sbagliato.

Il motivo è semplice: finché gli utili delle principali società americane continuano a essere attesi in crescita, soprattutto nel comparto tecnologico e nei grandi nomi legati all’intelligenza artificiale, il mercato mantiene una base fondamentale che giustifica valutazioni elevate. Se gli earnings continuano a sorprendere positivamente, molti operatori ritengono che shock geopolitici temporanei possano essere assorbiti senza compromettere il trend di fondo.

In altre parole, Wall Street oggi sta facendo una scommessa molto precisa: il rumore geopolitico è transitorio, mentre la crescita degli utili è strutturale.

Il problema nasce se una crisi energetica più duratura dovesse iniziare a erodere proprio quella narrativa, comprimendo margini aziendali, alimentando nuova inflazione e costringendo la Fed a mantenere un atteggiamento più restrittivo. Finché questo passaggio non si materializza nei numeri, però, il mercato continua a privilegiare ciò che vede oggi: utili solidi e liquidità ancora abbondante.

Il consenso sugli utili dello S&P 500 resta ancora incoraggiante

Per il 2026 il consenso sugli utili dello S&P 500 resta ancora orientato verso una crescita positiva, anche se meno esplosiva rispetto alle attese formulate a inizio anno. Le stime aggregate parlano di una crescita degli utili intorno al +9%/+11% su base annua, con differenze molto marcate tra settori.

I principali driver restano:

  • Tecnologia / AI → continua a rappresentare il motore principale della crescita degli EPS, grazie agli investimenti in infrastrutture AI, cloud e semiconduttori

  • Financials → banche americane finora resilienti, come mostrato anche dalle ultime trimestrali di JPMorgan, Bank of America e Morgan Stanley

  • Industrials → sostenuti da reshoring, difesa e investimenti infrastrutturali

Più deboli invece:

  • consumi discrezionali più esposti a rallentamento della domanda

  • settori energivori se il petrolio dovesse restare elevato troppo a lungo

  • alcuni comparti difensivi che mostrano crescita più modesta

Il punto fondamentale è che il mercato oggi guarda soprattutto agli utili forward: finché il consensus continua a vedere crescita degli EPS, molti investitori considerano gli shock geopolitici come eventi temporanei e mantengono l’approccio buy the dip.

Per ora Wall Street continua a dire: finché gli utili crescono, il trend resta nostro amico.

Nasdaq 100: breakout impressionante

Dal punto di vista tecnico il Nasdaq 100 sta lanciando un messaggio fortissimo.

I prezzi hanno superato con decisione la resistenza dei precedenti massimi in area 26.250-26.300 punti e si sono spinti verso area 26.900, aggiornando nuovi massimi storici.

Hormuz sotto assedio, Wall Street sui massimi: chi sta leggendo male il rischio?

Il breakout è stato quasi verticale e riflette una fortissima concentrazione degli acquisti sui grandi titoli tecnologici.

Il mercato continua a premiare crescita, AI e momentum.

S&P 500 vicino a un altro segnale molto forte

Anche lo S&P 500 manda segnali di forza notevoli.

L’indice sta attaccando la parte alta del canale rialzista e soprattutto la soglia psicologica di 7.100 punti.

Hormuz sotto assedio, Wall Street sui massimi: chi sta leggendo male il rischio?

Una conferma stabile sopra questo livello potrebbe aprire spazio a ulteriori estensioni rialziste.

Dal punto di vista tecnico, il mercato sta dicendo che al momento la geopolitica non basta per invertire il trend.

Il vero rischio: il mercato sta diventando troppo compiacente

Ed è qui che emerge il punto più delicato.

Il mercato potrebbe avere ragione. Magari i negoziati produrranno una soluzione temporanea e Hormuz resterà operativo.

Ma c’è anche un’altra possibilità: che Wall Street stia semplicemente sottovalutando un rischio molto serio.

Se i negoziati dovessero saltare definitivamente e il petrolio dovesse partire violentemente al rialzo:

  • l’inflazione tornerebbe a salire

  • la Fed diventerebbe più prudente

  • i rendimenti obbligazionari potrebbero risalire

  • i margini aziendali verrebbero compressi

  • il sentiment potrebbe deteriorarsi rapidamente

E a quel punto gli stessi investitori che oggi comprano qualsiasi ribasso potrebbero trovarsi improvvisamente costretti a rivalutare uno scenario che stanno quasi completamente ignorando.

Per ora Wall Street continua a ballare.

La domanda è semplice: sta anticipando una soluzione diplomatica oppure sta danzando troppo vicino al precipizio?

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