Moncler, dati trimestrali molto forti, ma il mercato è pessimista

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Le vendite mostrano un crescite a doppia cifra nei mercati chiave dell'Asia e nel fondamentale canale diretto. L'azione sembra però penalizzata da un 'sell on news'. Per Rongone un debutto difficile

Moncler, dati trimestrali molto forti, ma il mercato è pessimista
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Il primo trimestre 2026 di Moncler è stato molto importante per diversi aspetti. Innanzitutto ha aggiornato il mercato su uno dei big mondiali e italiani di un settore lusso reduce da anni di incertezza e incognite: il test concreto della domanda, ossia del fatturato, nelle varie geografie, è essenziale e spesso assume un valore segnaletico per diverse industrie, come visto di recente con Hermes e con il piano di Kering.

Moncler, l'insediamento difficile di Rongone come nuove CEO

Per Moncler poi si è trattato dell’ultimo trimestre prima dell’insediamento del nuovo amministratore delegato ‘Leo’ Rongone, un manager di altissimo profilo con alle spalle esperienze dirigenziali in Fendi dal 2001, oltre 10 anni in LVMH e l’ultima esperienza in Kering dal 2012, prima con Yves Saint Laurent e poi con Bottega Veneta, dove è stato amministratore delegato fino al 31 marzo scorso, prima di lasciare concretamente da questo mese il brand per assumere l’incarico di ad di Moncler.

Remo Ruffini, in buona sostanza fondatore e azionista di peso del colosso dei piumini, assume l’incarico di presidente esecutivo della società, ma rafforza il percorso di managerializzazione della casa.

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Moncler, il lusso alle prese con una nuova crisi del Golfo

Per Rangone non è stato sicuramente un benvenuto morbido, un mese di guerra nel Golfo e di attacchi all’Iran e dall’Iran ha scosso direttamente e indirettamente anche il settore del lusso.

Già lo scorso 13 aprile LVMH ha denunciato che il Medioriente aveva subito gli effetti del conflitto a marzo dopo un avvio d’anno molto positivo: l’impatto della crisi è stimato in un punto percentuale di crescita organica, quel giorno il titolo di LVMH ha perso il 4,3%, lo stesso ammontare percentuale sottratto al valore delle azioni con il passaggio da febbraio a marzo e lo scoppio delle ostilità.

Anche il titolo di Moncler ha perso con la guerra: dai massimi di fine febbraio l’azione ha lasciato al mercato il 16% del proprio valore, non proprio bruscolini.

Il giorno dopo i dati di LVMH proprio la Kering passata sotto la guida operativa di Luca de Meo e alle prese da tempo con la crisi di Gucci segnalava ricavi trimestrali stabili like-for-like, ma in flessione del 6% su base reported a 3,56 miliardi di euro.
Per Kering il Medioriente significa 1.100 dipendenti, 79 punti vendita e circa il 5% delle vendite al dettaglio: già nel primo trimestre – che conteggia appunto solo il mese di marzo ‘in guerra’ – le vendite della regione sono calate dell’11%, prevedibili impatti peggiori nelle settimane a seguire di questa crisi di cui ancora non si vede la soluzione.

Dopo due giorni all’atteso Capital Markets Day de Meo illustra le prospettive di rilancio del gruppo, ma i suoi calembour (ReconKering) non entusiasmano il mercato: dai massimi di febbraio il titolo è sotto del 18% In questo contesto sfidante, però, non si può chiedere troppo.

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Moncler, dati molto solidi nei mercati e canali chiave nel trimestre

In questo scenario dalle ombre lunghe i dati pubblicati ieri sera da Moncler raccontano un’altra storia.
Il gruppo nel primo trimestre ha accresciuto i ricavi consolidati del 12% a cambi costanti (CFX, +6% il reported) a 880 milioni di euro.

L’87% di questo giro d’affari è dato dal marchio Moncler che ha segnato una crescita CFX del 12% a 766,5 mln (+6% il reported).

Il 56,5% delle vendite di questo marchio viene dall’Asia dove il fatturato è volato del 22% a cambi costanti e del 14% su base reported sfiorando i 433 milioni di euro.
Bene anche le Americhe (+7% a € 95 mln) nonostante i dazi, mentre l’EMEA segna un -1% a cambi costanti e un -2% reported (€ 238,48 mln).

Da un’altra prospettiva l’88% dei ricavi del brand Moncler proviene dal canale diretto, il DTC (Directed-To-Consumer) che comprende anche l’online diretto e le e-concession: nel primo trimestre del 2026 ha accresciuto il fatturato del 14% a cambi e perimetro costanti e del 7% su base reported, toccando i 674,4 milioni di euro.

Intendiamoci, non mancano le criticità, nell’area EMEA il calo del fatturato ha visto un canale DTC penalizzato da un turismo contenuto e da un canale online debole, ma se poi si guardano i fondamentali del gruppo crescono tutti a doppia cifra dove conta: l’Asia aumenta il fatturato del 22% e il canale diretto cresce del 14%, difficile non pensare che sul calo dell’1,22% del titolo a 56,88 euro al giro di boa non pesino alcuni approcci sell-on-news.

Per completezza aggiungiamo che il brand Stone Island, che copre il 13% dei ricavi circa con 114 milioni di euro nel primo quarto dell’anno (+11% CFX, +6% reported), è andato anche lui molto bene in Asia (+25% a 35,4 mln), ma ha il mercato core nell’EMEA con oltre il 62% delle vendite che sono comunque cresciute del 3% a 71 milioni. Un bell’esempio di resilienza.

Un altro ragionamento almeno deve essere aggiunto in chiusura. Se si guarda il titolo Moncler nel lungo periodo, diciamo su un grafico a candele mensili, emerge un andamento ciclico dei prezzi che premia gli azionisti tipicamente nei primi mesi dell’anno per poi lasciare il campo a dei realizzi nei periodi successivi. Dall’inizio del 2021, però, la retta di regressione lineare è quasi piatta: le oscillazioni più importanti alla fine vengono riassorbite dal grafico, che nel lungo si dimostra straordinariamente stabile.
C’è da sperare che anche i prevedibili terremoti di questa nuova tempesta geopolitica possano essere rielaborati alla stessa maniera.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.