Industria: Unimpresa, chiusura 2025 in recupero, segnali di ripartenza per 2026
pubblicato:L'industria italiana chiude il 2025 con una flessione contenuta dello 0,2% su base annua, ma mostra spunti di rafforzamento nella parte finale dell'anno che rappresentano segnali per una solida ripartenza nel 2026. A dicembre la produzione industriale segna un calo congiunturale dello 0,4% rispetto a novembre, mentre cresce del 3,2% su base tendenziale, a parità di giorni lavorativi. Il dato mensile risulta in linea con le nostre stime, che avevano previsto per dicembre una flessione dello 0,3%, confermando un rallentamento fisiologico dopo il rimbalzo autunnale e non un'inversione di ciclo. Il quadro che emerge è quello di un anno di transizione, con una media annua lievemente negativa ma una chiusura in recupero. Le dinamiche di fine 2025, unite al progressivo rientro delle tensioni inflazionistiche e a un contesto monetario meno restrittivo, delineano una traiettoria potenzialmente più favorevole per il 2026, con la prospettiva di un ritorno a una crescita moderata e stabile della produzione industriale. È quanto osserva il Centro studi di Unimpresa, commentando di dati Istat di oggi, secondo cui a trainare la crescita tendenziale di dicembre sono soprattutto i beni strumentali (+7,2%), segnale di investimenti ancora dinamici, seguiti dai beni intermedi (+2,9%) e dall'energia (+1,7%). I beni di consumo registrano un aumento marginale (+0,1%). Nel complesso del 2025, il grande raggruppamento in crescita è l'energia; nella manifattura si distinguono per performance positiva farmaceutica, alimentare ed elettronica, mentre le flessioni più marcate riguardano tessile-abbigliamento e mezzi di trasporto.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, guardando al 2026, la traiettoria appare orientata al miglioramento, in linea con quanto avevamo già delineato nelle precedenti analisi di questo progetto. La dinamica di dicembre (+3,2% tendenziale), unita alla tenuta dei beni strumentali e alla resilienza dei comparti ad alto valore aggiunto, suggerisce un punto di ripartenza più favorevole. «Nelle nostre stime avevamo evidenziato come il progressivo allentamento delle pressioni inflazionistiche, la stabilizzazione dei costi energetici e un contesto monetario meno restrittivo potessero tradursi in un rafforzamento della produzione già a partire dal primo semestre 2026. Se il ciclo europeo consoliderà il recupero e la domanda interna manterrà un contributo positivo, l'industria italiana potrà tornare su un sentiero di crescita moderata ma stabile, superando la fase di stagnazione del 2025 e riagganciando una dinamica espansiva più coerente con il potenziale del sistema produttivo nazionale» commentano gli analisti del Centro studi di Unimpresa.
L'industria italiana chiude il 2025 con un segnale di stabilizzazione che, letto correttamente, offre più di un elemento di fiducia. La produzione industriale registra a consuntivo annuo un lieve calo dello 0,2%, mentre a dicembre si osserva una flessione congiunturale dello 0,4% e una crescita tendenziale del 3,2%. «Numeri che, isolati, potrebbero sembrare contrastanti, ma che in realtà delineano un quadro più solido di quanto suggerisca il dato medio annuale. Avevamo previsto per dicembre una flessione dello 0,3% su base mensile: il dato ufficiale (-0,4%) si colloca in piena coerenza con quella valutazione. Ciò significa che il rallentamento di fine anno era atteso e, soprattutto, non rappresenta una sorpresa negativa. La dinamica è fisiologica dopo il rimbalzo registrato nei mesi precedenti e non segnala un'inversione di ciclo» spiega il Centro studi di Unimpresa.
Elemento estremamente rilevante è il +3,2% su base annua di dicembre. È un dato robusto, che mostra un'accelerazione rispetto allo stesso mese del 2024 e indica che l'industria ha chiuso l'anno in recupero. In particolare, spiccano i beni strumentali (+7,2%), segnale di investimenti ancora dinamici, e i beni intermedi (+2,9%), che riflettono una tenuta delle filiere produttive. Anche l'energia contribuisce positivamente (+1,7%), mentre i beni di consumo restano stabili (+0,1%), in un contesto di domanda interna più prudente ma non in contrazione. Se si guarda alla composizione settoriale dell'intero 2025, emergono ulteriori fattori incoraggianti: crescita per energia, farmaceutica, alimentare ed elettronica. Si tratta di comparti ad alto valore aggiunto e a forte integrazione internazionale, che rappresentano una parte qualificata del tessuto produttivo nazionale. Le flessioni più ampie – tessile, abbigliamento e mezzi di trasporto – riflettono invece ciclicità settoriali e la debolezza della domanda europea, più che fragilità strutturali del sistema industriale italiano. «Il lieve -0,2% medio annuo va quindi letto come un anno di transizione e consolidamento, in un contesto internazionale complesso, segnato dal rallentamento del commercio globale e dall'incertezza geopolitica. Il fatto che la chiusura d'anno mostri un rafforzamento tendenziale suggerisce che il punto di minimo potrebbe essere alle spalle: l'industria italiana non solo ha dimostrato capacità di tenuta in uno scenario sfidante, ma ha anche chiuso il 2025 con segnali di riaccelerazione: il sistema produttivo sta entrando nel 2026 con basi più solide di quanto indichi il semplice dato medio annuo» osservano gli analisti di Unimpresa.