ING – Alimentari: inflazione in rallentamento nel 2026, ma i consumatori europei restano prudenti

di FTA Online News pubblicato:
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A cura di Thijs Geijer, Senior Sector Economist, Food&Agri, ING.

L'aumento dei prezzi dei generi alimentari continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per i consumatori europei, che si aspettano ulteriori rincari nel 2026 secondo l'ultimo sondaggio ING Consumer. Allo stesso tempo, diversi indicatori suggeriscono un progressivo raffreddamento della dinamica inflattiva, con implicazioni positive per famiglie, produttori e retailer dopo una fase prolungata di domanda debole.
Dopo gli aumenti eccezionali registrati dal 2022, l'inflazione alimentare nell'area euro è attesa in calo dal 2,8% nel 2025 al 2,4% nel 2026, secondo le proiezioni BCE. Il rallentamento riflette la graduale trasmissione ai prezzi al consumo del calo delle quotazioni di alcune materie prime agricole – in particolare zucchero, latticini e cacao – e il ridimensionamento dei costi energetici lungo la filiera. Rimane tuttavia un fattore strutturale di pressione l'aumento dei costi del lavoro, che rappresentano mediamente il 10-15% dei costi complessivi nella produzione alimentare.
In questo contesto, i prezzi dei generi alimentari continueranno a crescere nel 2026, ma a un ritmo più contenuto. Alcune categorie di base – tra cui latte, burro, zucchero e patate – mostrano già segnali di lieve riduzione dei prezzi, mentre l'andamento di frutta e verdura resterà fortemente dipendente da condizioni meteorologiche e raccolti.
Le dinamiche inflazionistiche restano eterogenee all'interno dell'Unione europea. Nel quarto trimestre del 2025 Francia, Germania e Italia si collocano nella fascia bassa, con incrementi compresi tra +1,5% e +2,3%, mentre Romania, Bulgaria e Paesi Baltici registrano aumenti tra +5% e +7,5%, anche per effetto di misure fiscali come l'aumento dell'IVA in Romania nell'agosto 2025. Considerando che in media gli europei destinano circa il 16% del reddito disponibile a cibo e bevande analcoliche – quota più elevata nei Paesi dell'Europa orientale e meridionale – l'impatto sui bilanci familiari rimane significativo, soprattutto nelle economie con inflazione più elevata.
Nonostante i segnali di raffreddamento, le aspettative dei consumatori restano orientate verso ulteriori aumenti dei prezzi. Solo il 14% degli intervistati nei sei Paesi inclusi nel sondaggio ING prevede un rallentamento, mentre la maggioranza si attende un'accelerazione nei prossimi 12 mesi, con livelli particolarmente elevati di aspettative inflazionistiche in Romania (73%), Belgio (66%) e Paesi Bassi (64%). Anche la fiducia nel potere d'acquisto rimane contenuta: metà dei consumatori in Germania e Belgio non prevede miglioramenti nel 2026, mentre la Spagna mostra aspettative più positive grazie al recupero relativamente più forte dei salari reali.
Sul fronte industriale, la debolezza della domanda rappresenta ancora la principale criticità per il comparto food & beverage europeo. La competitività dei prodotti UE sui mercati extra-UE è penalizzata dall'euro forte e dai dazi applicati da Stati Uniti e Cina, mentre all'interno dell'Unione il timore di ulteriori rincari continua a limitare gli acquisti e favorisce il canale discount. I volumi di vendita al dettaglio alimentare hanno mostrato solo un miglioramento marginale dalla metà del 2024.
Le performance restano divergenti tra i principali mercati: la Spagna evidenzia dinamiche più robuste grazie alla domanda interna e ai flussi turistici, mentre Italia e Paesi Bassi registrano risultati più deboli (nel caso olandese, anche per effetti statistici legati al divieto di vendita di tabacco nei supermercati). Nel canale horeca i volumi rimangono stagnanti a livello UE, con la Germania in maggiore difficoltà e la Francia su livelli superiori alla media.
Nel complesso, il rallentamento dell'inflazione alimentare e la moderata crescita dei salari reali dovrebbero sostenere un graduale recupero dei volumi nel 2026, più vicino a incrementi marginali che a una vera ripresa. Tuttavia, il persistente scetticismo dei consumatori – alimentato anche dai recenti rincari di categorie come carne bovina, caffè e cioccolato – suggerisce che il miglioramento della domanda sarà progressivo e disomogeneo.

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