Istat: il persistente squilibrio tra nascite e decessi alimenta il calo della popolazione
pubblicato:Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro - Base 1/1/2025 pubblicate da Istat.
L’evoluzione futura della popolazione sarà determinata dall’interazione tra una dinamica naturale strutturalmente negativa e un saldo migratorio con l’estero positivo ma insufficiente a compensarla.
Nello scenario mediano, le nascite si mantengono su livelli stabili fino al 2030 (355mila nati annui). Si scende poi a 335mila nel 2050 e a 281mila nel 2080. Sebbene l’incertezza associata alle nascite aumenti nel tempo, la futura natalità non riuscirà a riequilibrare la dinamica naturale. Infatti, i decessi aumenteranno significativamente, passando da 652mila nel 2025 a 708mila nel 2030 e raggiungendo un picco di 869mila nel 2058. Tale evoluzione riflette i cambiamenti attesi nella struttura per età: le numerose generazioni oggi adulte entreranno via via nelle età anziane, determinando un incremento dei decessi anche in virtù degli ipotizzati miglioramenti nella sopravvivenza.
Il saldo naturale rimarrà negativo durante tutto il periodo. Si passa da circa -296mila nel 2025 a -353mila nel 2030, fino a raggiungere un livello apicale di -570mila nel 2059. In nessun caso le nascite eguaglieranno i decessi e gli intervalli di confidenza al 90% confermano tale risultato anche nelle traiettorie più favorevoli. Anche questo squilibrio dipende in larga misura dall’evoluzione della struttura per età: la popolazione futura sarà caratterizzata da generazioni in età riproduttiva meno consistenti, limitando il potenziale di nascite pure a fronte di ipotesi di recupero della fecondità.
Per quanto riguarda i movimenti migratori con l’estero, le previsioni indicano che gli immigrati passano da circa 432mila nel 2025 a 423mila nel 2030, per poi ridursi a 372 mila nel 2050 e risalire a 404mila nel 2080. Gli emigrati per l’estero si attestano invece intorno a 144mila nel 2025, 176mila nel 2030, 169mila nel 2050 e 183mila nel 2080. Il saldo migratorio estero rimane positivo lungo tutto l’orizzonte previsivo: da circa 296mila persone nel 2025 scende a 247mila nel 2030 e a 204mila nel 2050, per poi tornare a crescere fino a 221mila nel 2080. Tuttavia, il contributo migratorio non compensa le perdite derivanti dal saldo naturale negativo, neanche negli anni in cui il saldo migratorio raggiunge livelli più elevati.
Le previsioni evidenziano come l’incertezza associata alle varie componenti sia molto differenziata. I decessi sono la componente più prevedibile, poiché dipendono da popolazioni già nate e in larga misura osservabili. Le nascite hanno margini di incertezza maggiori, che crescono nel tempo in funzione delle ipotesi sulla fecondità. Ancora più elevata è l’incertezza che caratterizza i flussi migratori internazionali, influenzati da fattori economici, geopolitici e normativi meno facilmente prevedibili. Di conseguenza, il saldo migratorio estero mostra gli intervalli di confidenza più ampi, soprattutto nel lungo termine. Le differenze territoriali appaiono particolarmente marcate. Nel Nord il saldo migratorio estero rappresenta il principale fattore di sostegno demografico, ma non compensa le perdite naturali. Nel Centro emerge una situazione intermedia. Le nascite restano stabili fino alla metà del secolo, mentre i decessi aumentano sensibilmente per effetto dell’invecchiamento. Il saldo migratorio estero è previsto positivo ma in graduale riduzione. Nel Mezzogiorno si osservano le trasformazioni più profonde. Le nascite diminuiscono in modo continuo e, parallelamente, il saldo naturale registra valori molto negativi. Sebbene il saldo migratorio estero rimanga positivo, le sue dimensioni molto inferiori rispetto al deficit naturale favoriscono il progressivo ridimensionamento demografico dell’area.
RV - www.ftaonline.com