Istat: il peso delle generazioni del baby boom ridisegna la struttura della popolazione

di FTA Online News pubblicato:
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Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro - Base 1/1/2025 pubblicate da Istat.

Le previsioni delineano un quadro di generalizzato invecchiamento destinato a caratterizzare l’Italia in futuro. Alla base di questa evoluzione vi è il progressivo passaggio nelle età anziane delle generazioni nate durante il baby boom degli anni ‘60 e della prima metà degli anni ‘70. Le generazioni più giovani sono invece meno consistenti, in conseguenza della persistente bassa natalità degli ultimi decenni. L’effetto congiunto di questi due fenomeni modifica profondamente la struttura della popolazione.

Nel breve periodo (2025-2030), l’età media della popolazione aumenta da 46,9 a 48,0 anni, mentre la quota di persone con almeno 65 anni passa dal 24,7% al 27,2%. La popolazione di 15-64 anni scende dal 63,4% al 62,1%, mentre i giovani fino a 14 anni scendono dall’11,9% al 10,7%.

Nel medio periodo (2030-2050) il transito delle generazioni del baby boom nelle età anziane raggiunge la massima intensità. L’età media supera i 51 anni, gli ultrasessantacinquenni arrivano al 34,5% del totale e la quota di 15-64enni si riduce al 55,3%. È in questa fase che il riequilibrio tra le diverse classi di età appare più difficile, con un progressivo restringimento della base della popolazione in età attiva.

Nel lungo periodo (2050-2080) il processo di invecchiamento prosegue, ma con ritmi più contenuti. L’età media raggiunge 52,1 anni e la quota di ultrasessantacinquenni si stabilizza intorno al 36,8%. La popolazione in età lavorativa continua a diminuire, attestandosi al 53,2%, mentre i giovani sotto

i 15 anni rimangono prossimi al 10% della popolazione complessiva.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei risultati più sicuri: anche gli scenari più favorevoli conducono a una popolazione più anziana di quella attuale. Maggiore è invece l’incertezza sulla composizione futura delle età più giovani e della popolazione in età lavorativa, poiché tali indicatori risentono maggiormente dell’evoluzione della fecondità e, soprattutto, delle migrazioni internazionali.

Significativo è anche l’aumento dei grandi anziani. La popolazione di 85 anni e più passa dal 4,1% del 2025 al 4,4% nel 2030, supera il 7,0% nel 2050 e raggiunge l’8,4% nel 2080. Si tratta della componente più esposta a bisogni assistenziali e sanitari, il cui incremento rappresenta una delle principali sfide per il sistema di welfare e per l’organizzazione dei servizi sociosanitari.

Parallelamente, l’attesa riduzione della popolazione tra 15 e 64 anni costituisce uno degli aspetti più rilevanti per le possibili conseguenze sulla crescita economica, sulla sostenibilità del sistema pensionistico, sull’offerta di lavoro e sulla capacità del Paese di rispondere alla crescente domanda di assistenza generata dall’invecchiamento della popolazione. L’invecchiamento interessa tutte le ripartizioni, ma con intensità differenti. Nel 2025 il Mezzogiorno presenta ancora la popolazione più giovane, con un’età media di 46,1 anni rispetto ai 47,1 anni del Nord e ai 47,5 anni del Centro. Tale vantaggio tende però a ridursi rapidamente. Nel medio periodo (2030-2050), infatti, il processo di invecchiamento accelera soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’età media cresce fino a 52,1 anni, superando sia il Nord (50,5 anni) sia il Centro (51,5 anni). Nel lungo periodo (2050-2080) le differenze territoriali rimangono marcate. Il Mezzogiorno si conferma la ripartizione più anziana del Paese (53,6 anni), seguito dal Centro (52,1 anni) e dal Nord (51,4 anni).

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