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Istat: il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma rimane invariato

di FTA Online News pubblicato:
7 min
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Livelli di istruzione e ritorni occupazionali - Anno 2025.

Il report, sulla base dei dati della rilevazione sulle forze di lavoro condotta nel 2025, diffonde i principali risultati relativi ai livelli di istruzione della popolazione e ai loro ritorni occupazionali, fornendo una lettura integrata della dinamica dell’offerta e della domanda di capitale umano sul mercato del lavoro.

 

Più occupati tra neodiplomati e neolaureati, in calo i NEET

Nel 2025 il tasso di occupazione dei neodiplomati sale al 62,9% (+2,3 punti sul 2024) e quello dei neolaureati al 78,7% (+1,4 punti); si tratta dei 20-34enni, non più inseriti in un percorso di formazione, che hanno conseguito il titolo di studio da almeno un anno e da non più di tre anni.

Il divario Italia-Ue27 nei tassi di occupazione dei neodiplomati e neolaureati continua a ridursi, anche se i valori medi Ue27 restano marcatamente più elevati (77,2% e 87,0% rispettivamente).

La quota di giovani 15-29enni non occupati e non più inseriti in un percorso di istruzione o formazione (NEET) scende al 13,3% (-1,9 punti rispetto al 2024), riducendo la distanza con l’Europa (2,3 punti dai 4,1 del 2024).

Nel 2025 la quota di laureati nella popolazione tra i 25 e i 64 anni rimane stabile

Il diploma è generalmente considerato il livello di formazione minimo per una partecipazione al mercato del lavoro con potenziali opportunità di crescita professionale. In Italia, nel 2025, il 44,7% dei 25-64enni ha un titolo di studio secondario superiore; tale quota è leggermente superiore a quella media Ue27 (44,3%), maggiore di quella di Francia (39,9%) e Spagna (23,0%) e inferiore a quella della Germania (50,4%). 

Tra il 2024 e il 2025 la quota di chi ha conseguito un titolo di studio terziario rimane invariata in Italia (22,3%) a fronte di una crescita di 0, punti nella media Ue27 (36,9%), con conseguente aumento del divario. L’Italia rimane al penultimo posto nella graduatoria dei Paesi (dopo la Romania) con una quota pari a circa la metà di quella di Francia e Spagna (44,9% e 42,4%).

Nel Mezzogiorno la quota della popolazione di 25-64 anni che ha un titolo secondario superiore scende al 40,6% e si attesta al 18,7% quella di chi ha un titolo terziario (47,1% e 23,1% le rispettive quote nel Nord; 46,2% e 26,4% quelle del Centro). Rispetto al 2024 si osserva una sostanziale stabilità nei valori e riduzioni poco significative del divario territoriale dal 2018.

Anche nel 2025, in Italia si conferma la più elevata istruzione delle donne rispetto agli uomini, su valori sostanzialmente invariati rispetto al 2024: il 69,6% delle 25-64enni ha conseguito almeno un diploma o una qualifica (64,3% tra gli uomini) e il 25,9% un titolo terziario (tra gli uomini il 18,6%).

Il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma rimane invariato

Tra il 2024 e il 2025 il tasso di occupazione nella classe di età 25-64 anni aumenta di 0,8 punti, sintesi della crescita di +1,1 punti tra chi ha al più il titolo secondario inferiore e di +0,6 punti sia tra coloro che hanno un titolo secondario superiore sia tra quanti hanno conseguito un titolo terziario.

Nel 2025 il tasso di occupazione dei 25-64enni raggiunge l’85,3% tra coloro che possiedono un titolo terziario, un valore superiore di 10,7 punti percentuali a quello registrato tra chi ha un titolo secondario superiore (74,6%) e di 29,2 punti a quello di chi ha conseguito al massimo un titolo secondario inferiore (56,1%). Inoltre il tasso di disoccupazione dei laureati (3,0%) è significativamente più basso rispetto a quello dei diplomati (5,0%) e di coloro che hanno al più un titolo secondario inferiore (8,7%). Si conferma, dunque, il “premio” occupazionale al crescere del grado di istruzione.

Diminuiscono i divari occupazionali sul territorio e i divari di genere tra i laureati

Il divario tra l’Italia e l’Europa nei tassi di occupazione della popolazione tra i 25 e i 64 anni diminuisce per tutti i livelli di istruzione. Il gap con la media Ue27 si attesta a 2,8 punti per i titoli terziari (3,1 punti nel 2024), 3,9 per i titoli secondari superiori (4,3) e 2,9 per quelli inferiori (4,1).

In riduzione anche i divari territoriali, nel Mezzogiorno i tassi di occupazione hanno infatti registrato un incremento più sostenuto rispetto al Nord tra i diplomati e i laureati, proseguendo una tendenza già registrata negli anni precedenti. I differenziali restano tuttavia molto marcati: nel Mezzogiorno i tassi di occupazione sono inferiori di 23,4 punti percentuali per i bassi titoli di studio, di 19,2 punti per i titoli secondari superiori e di 10,2 per i titoli terziari; i tassi di disoccupazione sono invece superiori rispettivamente di 10,5, 6,0 e 2,5 punti.

Le donne sono più istruite ma meno occupate: nel 2025, tra i 25-64enni, il tasso di occupazione delle donne è inferiore di 20,1 punti a quello maschile (60,8% contro 80,9%). I differenziali occupazionali di genere si riducono marcatamente all’aumentare del livello di istruzione: da 33,9 punti per i titoli bassi, a 20,8 punti per i titoli medi, fino a scendere a 6,5 punti per i titoli alti. Rispetto al 2024, le laureate mostrano una maggiore crescita del tasso di occupazione (+0,8 punti contro gli 0,1 degli uomini) con una leggera riduzione dei divari di genere.

Anche nel confronto con la media Ue27, le donne in Italia presentano uno svantaggio occupazionale che si riduce al crescere del livello di istruzione: nel 2025, tra le donne con basso titolo di studio il tasso di occupazione è inferiore di 9,0 punti a quello medio Ue27 (37,8% contro 46,8%), differenza che scende a 8,6 punti per le diplomate (64,0% contro 72,6%) e a 3,4 punti tra le laureate (82,5% contro 85,9%).

In calo il tasso di occupazione degli stranieri laureati

Nel 2025 il tasso di occupazione cresce sia per gli italiani sia per gli stranieri, indipendentemente dal livello di istruzione e con la sola eccezione degli stranieri laureati; tra questi ultimi il tasso di occupazione scende al 68,4% (-0,6 punti), mentre tra gli italiani sale all’86,3% (+0,6 punti).

Diversamente dai differenziali occupazionali di genere che si riducono all’aumentare del livello di istruzione, il divario occupazionale per cittadinanza aumenta all’aumentare del titolo di studio: è massimo tra i laureati (17,9 punti; +1,2 punti rispetto al 2024), è decisamente più contenuto tra i diplomati, invertendosi a favore degli stranieri tra chi ha bassi titoli di studio. Il tasso di occupazione degli stranieri laureati è inferiore a quello degli stranieri diplomati (68,4% contro 70,7%).

Il part-time involontario è più diffuso tra le donne poco istruite del Mezzogiorno

Nel 2025 il 14,9% degli occupati tra i 25 e i 64 anni lavora part-time; la quota si ferma al 5,5% tra gli uomini e sale al 27,3% tra le donne. Pur potendo rappresentare un importante strumento di flessibilità e conciliazione tra lavoro e famiglia, per quasi la metà delle occupate a orario ridotto (45,7%) si tratta

di part-time involontario, ossia svolto per mancanza di occasioni di lavoro a tempo pieno, e tale incidenza resta pressoché invariata rispetto al 2024.

La quota di part-time involontario diminuisce al crescere del livello di istruzione: tra le occupate part-time con basso titolo di studio raggiunge il 52,4% (-0,4 punti rispetto al 2024), tra le diplomate il 45,0% (+0,5) e tra le laureate scende – pur restando elevata – al 39,0% (-0,3 punti).

La diffusione del part–time involontario femminile varia molto a livello territoriale per tutti i livelli di istruzione: a fronte di una incidenza del part-time piuttosto simile, la quota di part-time involontario sul totale rappresenta il 37,1% nel Nord, il 49,8% nel Centro, raggiungendo il 62,3% nel Mezzogiorno. Tra le meno istruite i valori salgono rispettivamente al 44,5%, 54,4% e 67,8%.

Diminuisce il lavoro a termine anche tra i giovani soprattutto se mediamente istruiti

Nel 2025 l’11,7% dei lavoratori dipendenti tra i 25 e i 64 anni ha un contratto a termine, quota in diminuzione rispetto al 2024 (12,6%). Tra i 25-34enni l’incidenza raggiunge il 21,8%, nonostante il significativo calo dell’ultimo anno (-2,1 punti) che è stato più marcato tra i titoli di studio medio-alti

(-2,5 e -1,9 punti). L’incidenza del lavoro a termine sul totale dei dipendenti giovani è più bassa (19,4%) tra chi ha un titolo secondario superiore, attestandosi invece al 24,6% tra chi ha un basso titolo e al 24,2% tra chi possiede un titolo terziario.

Nel Mezzogiorno la quota di dipendenti a termine è doppia rispetto al Nord (17,8% e 8,5%) e i divari territoriali per titolo di studio, sostanzialmente stabili, raggiungono i valori più elevati tra i dipendenti meno istruiti.

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