MFE A, azioni in ribasso dopo i dati di ProSiebenSat

di FTA Online News pubblicato:
4 min

Borsa Italiana, i risultati in calo della controllata tedesca pesano sui titoli di MediaForEurope

MFE A, azioni in ribasso dopo i dati di ProSiebenSat

Ribasso attorno al 3,5% ieri per le azioni MFE A dopo i dati di ProSiebenSat. Il gruppo tedesco ha chiuso il 2025 con ricavi in calo a 3,68 miliardi di euro dai 3,92 del 2024 sulla debolezza del mercato pubblicitario televisivo in Germania. Il risultato si colloca nella parte bassa della guidance ridotto a settembre a 3,65-3,80 miliardi.
MFE ha il 58% del capitale e il 75% dei voti di ProSiebenSat.1 Media.

MFE A, grafico senza spunti di particolare rilievo

Graficamente il titolo non offre spunti di particolare rilievo. I prezzi si muovono per linee orizzontali ormai dalla metà del 2024, attorno al baricentro posto a 3,10 euro.
A fine agosto avevamo assistito ad un tentativo di rialzo dopo l'affondo che li aveva condotti in area 2,60, tentativo che in poche settimane aveva prodotto un allungo fino a 3,86 euro, ma che poi era rientrato altrettanto rapidamente.

La chiusura di ieri a 3,082 si colloca poco sotto al baricentro dei 3,10 euro, in posizione dunque di perfetto equilibrio rispetto al recente passato.
Qualche indicazione in più potrebbe emergere, nel breve, in caso di breakout di uno dei due estremi del range compreso tra 2,90 e 3,30. Probabile in tal caso la rivisitazione di uno degli estremi dell'intervallo di oscillazione più ampio, visto nell'ultimo anno e mezzo e compreso tra 2,60 e 3,60 euro circa.

Soltanto la violazione o il superamento di uno di questi ultimi due livelli potrebbe poi interrompere l'equilibrio anche nel lungo periodo.

Unicredit, ancora all'attenzione l'accordo con Amundi

Unicredit ha vissuto una seduta molto positiva martedì, con il titolo in rialzo del 2,16% e scambi vivaci all’interno di un range compreso tra 75,66 e 77,25 euro.

Parallelamente, Amundi ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese, confermando la propria solidità operativa. Il gruppo francese, controllato da Crédit Agricole, ha registrato una raccolta netta di 20,9 miliardi di euro, ben oltre le stime, e un patrimonio gestito in crescita del 6,2% su base annua, arrivato a 2.380 miliardi.

La società continua a rafforzare la propria posizione nel mercato europeo degli ETF, dove compete con colossi come BlackRock e State Street.

Nonostante i numeri robusti, resta un punto di attenzione: il futuro dell’accordo di distribuzione con UniCredit, in scadenza nel 2027. L’amministratrice delegata Valerie Baudson ha ribadito che la situazione è invariata e che il rinnovo non è scontato, ricordando che Amundi gestiva 86 miliardi di euro legati a tale partnership alla fine del 2025.

Sul fronte economico, Amundi ha chiuso il trimestre con vendite nette adjusted in crescita dell’8,2% e ha archiviato il 2025 con un utile di 1,59 miliardi di euro, in aumento del 22% rispetto all’anno precedente. Il gruppo ha inoltre proposto un dividendo di 4,25 euro per azione e annunciato un buyback da 500 milioni, segnali di fiducia nella propria capacità di generare valore.

Unicredit, impostazione tecnica ancora costruttiva

L’impostazione tecnica di Unicredit rimane costruttiva dopo la rottura, avvenuta a dicembre, del lato superiore della lunga fase laterale compresa tra 60,75 e 69,65 euro.
Quel breakout ha rappresentato un segnale di forza significativo, anche se inizialmente accompagnato da qualche incertezza: il titolo ha infatti effettuato un classico return move il 21 gennaio, tornando a testare dall’alto l’ex resistenza, trasformata in supporto. 

Superata questa fase di consolidamento, i prezzi hanno ripreso a correre con decisione, spingendosi fino al test di 77,25 euro. La proiezione dell’ampiezza del precedente trading range dal punto di rottura individua ora un obiettivo naturale in area 79 euro, primo target tecnico del movimento in atto.

Oltre tale soglia, la successiva resistenza di rilievo si colloca a 84,50 euro, livello che potrebbe attirare prese di beneficio ma che, se superato, aprirebbe spazio a un’estensione del trend rialzista.

 

Sul fronte dei supporti, la soglia dei 73 euro rappresenta il primo livello da monitorare: una discesa sotto questo valore aumenterebbe il rischio di un ritorno verso 69,65 euro, area chiave che ha delimitato per mesi la parte alta della congestione. La perdita di questo supporto critico indebolirebbe sensibilmente il quadro tecnico, proiettando i prezzi verso 66 euro, livello corrispondente alla mediana della precedente fase laterale.

Comments

Loading comments...