Moncler supera le attese nel terzo trimestre, ma rallentano il marchio principale e il canale diretto

di FTA Online News pubblicato:
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Nei primi nove mesi ricavi a 1,9 miliardi mentre il brand secondario sale dell'8% e l'Asia spinge i conti oltre le stime dei ricavi

Moncler supera le attese nel terzo trimestre, ma rallentano il marchio principale e il canale diretto

Moncler chiude i primi nove mesi del 2026 con ricavi consolidati prossimi a 1,9 miliardi di euro, in crescita del 6% a cambi costanti e del 3% a cambi correnti.
Il gruppo conferma quindi una buona capacità di espansione nonostante la debolezza dei consumi di lusso e la diminuzione dei flussi turistici in Europa.

Il terzo trimestre mostra tuttavia un rallentamento: i ricavi si attestano a 605,5 milioni di euro, invariati a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato supera comunque i 596,8 milioni previsti dal consenso di circa 8,7 milioni, pari all’1,5%. La sorpresa positiva non elimina però le aree di debolezza. Il marchio Moncler e il canale direct-to-consumer arretrano nel trimestre, mentre la crescita dipende sempre più dall’Asia e da Stone Island.

Il marchio Moncler rallenta nel terzo trimestre

Nei primi nove mesi il marchio Moncler ha realizzato ricavi per oltre 1,58 miliardi di euro, in aumento del 6% a cambi costanti.
Anche il canale retail diretto registra una crescita del 6% nel periodo.

Il quadro cambia nel terzo trimestre:

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    ricavi del marchio pari a 499,6 milioni di euro;

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    variazione del fatturato del -1% a cambi costanti;

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    canale direct-to-consumer in calo del 2%.

Il rallentamento riflette un contesto operativo complesso, una domanda locale più debole in Europa e flussi turistici ancora contenuti, soprattutto quelli provenienti dall’Asia. Il dato sul direct-to-consumer è particolarmente importante.

Il canale diretto consente normalmente un maggiore controllo sui prezzi, sull’esperienza del cliente e sui margini. Una sua contrazione non viene quindi compensata automaticamente da una crescita ottenuta attraverso altri canali.

Asia ancora decisiva per il gruppo

L’Asia si conferma il principale motore di Moncler. Nei primi nove mesi i ricavi del marchio nella regione, comprendente Asia-Pacifico, Giappone e Corea, raggiungono 822,7 milioni di euro, in crescita del 15% a cambi costanti.

Nel terzo trimestre l’aumento rallenta al 5%, ma tutti i Paesi della regione mantengono un andamento positivo.

Molto più debole è l’Emea:

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    ricavi nei nove mesi pari a 546,7 milioni di euro;

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    calo del 5% nel periodo;

  • •

    flessione dell’8% nel solo terzo trimestre.

Le Americhe raggiungono invece 219,8 milioni nei nove mesi, con una crescita del 5%. Nel trimestre il progresso rallenta al 2%, principalmente a causa della diminuzione del traffico durante l’estate.

Il quadro geografico è quindi molto netto: l’Asia sostiene il gruppo, le Americhe crescono moderatamente e l’Europa rappresenta il principale elemento di debolezza.

Stone Island continua a guadagnare terreno

Stone Island registra ricavi per 306,2 milioni di euro nei primi nove mesi, in aumento dell’8% a cambi costanti. Il canale direct-to-consumer cresce dell’11%. Nel terzo trimestre il marchio realizza vendite per 105,9 milioni, in progresso del 5%, mentre il direct-to-consumer aumenta del 2% nonostante il traffico più debole e la riduzione delle attività promozionali in Europa.

L’Asia si distingue con:

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    86,4 milioni di ricavi nei nove mesi;

  • •

    crescita del 23%;

  • •

    aumento del 19% nel terzo trimestre.

Tutti i principali mercati asiatici registrano progressi a doppia cifra. Anche le Americhe mostrano una forte espansione, con ricavi nei nove mesi in aumento del 26% a 21,5 milioni e una crescita trimestrale del 13%.

L’Emea, che rimane il mercato principale di Stone Island con 198,3 milioni di ricavi, cresce invece soltanto dell’1% nei nove mesi e resta stabile nel trimestre.

Stone Island sta quindi ampliando il proprio contributo, ma le dimensioni del marchio rimangono ancora insufficienti per compensare completamente un’eventuale debolezza prolungata della label Moncler.

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Il vero nodo è la qualità della crescita

I risultati sono complessivamente migliori delle attese, ma presentano una composizione non omogenea.

Gli elementi positivi sono:

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    ricavi trimestrali superiori al consenso;

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    crescita a doppia cifra in diversi mercati asiatici;

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    buona espansione di Stone Island;

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    tenuta delle Americhe;

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    disciplina promozionale, importante per difendere il posizionamento dei marchi.

Le criticità riguardano invece:

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    la flessione trimestrale del marchio Moncler;

  • •

    il calo del direct-to-consumer della label principale;

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    la debolezza dell’Emea;

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    la riduzione dei flussi turistici asiatici in Europa;

  • •

    l’effetto negativo dei cambi, evidente nella differenza tra crescita a valuta costante e corrente.

Il superamento delle stime rappresenta quindi una notizia favorevole, ma il mercato dovrà stabilire se il rallentamento del marchio principale sia temporaneo oppure il segnale di una domanda più debole anche nella parte alta del lusso.

Analisi tecnica: vecchio supporto trasformato in resistenza

Il grafico mostra un quadro ancora fragile. Moncler ha violato la fascia compresa tra 46 e 47 euro, che aveva sostenuto ripetutamente le quotazioni dalla fine del 2024. Dopo la rottura, la stessa area ha assunto il ruolo di resistenza.

Finché i prezzi rimangono al di sotto di 46-47 euro, gli eventuali recuperi devono essere considerati reazioni all’interno di un’impostazione ancora ribassista. Il titolo ha chiuso l’ultima seduta rappresentata dal grafico a 42,94 euro, dopo avere toccato un minimo a 42,12.

La fascia 42-43 euro rappresenta ora il supporto critico di breve periodo.

La sua tenuta potrebbe favorire un rimbalzo verso:

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    44,50-45 euro, primo ostacolo;

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    46-47 euro, resistenza decisiva ed ex supporto;

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    49-50 euro, obiettivo successivo in caso di recupero confermato.

Soltanto il ritorno stabile sopra 47 euro ridimensionerebbe realmente il segnale negativo e permetterebbe di ipotizzare la costruzione di una base più solida.

Sul lato opposto, una chiusura sotto 42 euro aumenterebbe il rischio di una prosecuzione della discesa verso 40 euro, con possibili estensioni inferiori se anche questa soglia non riuscisse a contenere le vendite.

Conti migliori delle attese, ma non ancora sufficienti a invertire il grafico

La trimestrale offre alcuni elementi capaci di sostenere una reazione: il fatturato supera il consenso, l’Asia rimane solida e Stone Island continua a crescere. Il mercato potrebbe tuttavia concentrarsi sulla flessione del direct-to-consumer e del marchio Moncler nel trimestre.

La qualità del recupero dipenderà anche dalle indicazioni del management sulla stagione invernale, particolarmente importante per il gruppo.

Dal punto di vista tecnico, il primo segnale incoraggiante sarebbe la tenuta di 42-43 euro.

Per parlare di una vera inversione servirebbe però il recupero dell’ex supporto di 46-47 euro.

Fino ad allora, i risultati migliori delle attese possono favorire un rimbalzo, ma non cancellano la struttura ribassista sviluppata negli ultimi mesi.

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