59 anni fa la morte di Luigi Tenco a Sanremo, dalla lettera di addio al ricordo di Fabrizio de André
pubblicato:Un colpo di pistola, un corpo in una stanza. Sullo sfondo, il Festival di Sanremo. Dal 27 gennaio 1967 la morte di Luigi Tenco rimbomba ancora

Quando si parla di Luigi Tenco la cautela è d'obbligo. In primo luogo per il rispetto che una persona, in questo caso un giovane cantautore di 29 anni, merita sia in vita che in morte. In secondo luogo per le circostanze che portarono al tragico epilogo.
Negli anni la famiglia ha ritenuto veritiera la conclusione del suicidio: fu lo stesso Tenco a premere il grilletto contro se stesso, quella notte. Nessun altro. Per altri non è così: da 59 anni insistono le teorie su un possibile omicidio: qualcuno avrebbe ucciso Luigi perché mettere a tacere ciò che probabilmente sapeva sul mercato discografito italiano e sulle dinamiche segrete del Festival di Sanremo.
L'ultima esibizione di Luigi Tenco a Sanremo
Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona "La rivoluzione". Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.
Una fine e un inizio. Una fine, perché dopo aver scritto queste parole Luigi Tenco si toglie la vita. Un inizio, perché inizierà una lunga storia fatta di teorie e inchieste che porteranno a un unico esito, condiviso dalla famiglia: quello del 27 gennaio 1967 fu un suicidio. Andiamo per ordine.
Verso la mezzanotte del 26 gennaio Tenco si esibisce al Festival con il suo brano Ciao Amore Ciao, per l'ultima volta. La sua canzone prende 38 voti su 900 e non verrà salvata nemmeno dal ripescaggio, che andrà a favore de La Rivoluzione di Gianni Pettenati decretando, quindi, l'eliminazione del brano. Per questo risultato Tenco sprofonda nello sconforto, un'amarezza che nemmeno Dalida riesce ad allontanare dal suo sguardo e dal suo animo.
La morte nella stanza 219
Dopo essersi trattenuto brevemente presso il ristorante U' Nostromo insieme a Dalida e il gruppo RCA, Tenco fa ritorno nella sua stanza 219 dell'Hotel Savoy. Lì, secondo la ricostruzione, effettua due telefonate: la prima e Ennio Melis dell'RCA, che non risponde; la seconda a una presunta fidanzata, Valeria (nome fittizio), alla quale riferisce di avere nomi e cognomi legati a fatti "che vanno bel al di là di ogni manifestazone", riferirà la donna nel 2002 a Radio Radicale. Di questo dato non esiste un'intercettazione, dunque ciò che Tenco avrebbe detto a "Valeria" è tutto nelle parole della stessa.
Alle 2:10 il corpo senza vita di Tenco viene ritrovato sul pavimento della stanza. Da Dalida secondo la versione ufficiale, da Lucio Dalla secondo versioni alternative. Accanto al corpo di Tenco c'è una pistola, una Walther Ppk 7.65 di proprietà dell'artista. Il foro di proiettile è sulla tempia destra.
Suicidio o omicidio?
Il corpo di Tenco viene rimosso e portato all'obitorio prima dell'arrivo del fotografo della polizia, per poi essere riportato nella stanza 219 e riposizionato grossolanamente per scattare le foto ufficiali da allegare al fascicolo.
Le foto del cadavere reperibili su Internet, quindi, sono quelle scattate dopo che il corpo è stato riportato nella stanza. Nessuna autopsia, nessuna indagine. Per gli investigatori Luigi Tenco sui è suicidato.
Negli anni '90 una nuova teoria si fa strada. Inizia, infatti, l'inchiesta dei giornalisti Marco Buttazzi e Andrea Pomati che ritrovano il fascicolo originale e le foto inedite. Con quel materiale i due giornalisti ricostruiscono le incongruenze di quella notte fino alla riapertura del caso nel 2005, quando viene decisa la riesumazione della salma di Luigi Tenco, che avverrà l'anno successivo. I risultati dell'autopsia chiudono il giallo: il foro di proiettile sulla parte superiore del cranio, secondo il medico legale Vincenza Liviero, decreta un "suicidio da manuale", una tesi che verrà condivisa e accettata anche dalla famiglia Tenco.
Secondo la stessa inchiesta, la lettera d'addio è stata scritta dallo stesso Tenco e il proiettile che l'ha ucciso è stato esploso da quella pistola, impugnata proprio dal cantautore a giudicare dalle tracce di antimonio ancora presenti sulla sua mano.
Un nuovo slancio arriva nel 2014 con l'inchiesta dei giornalisti Pasquale Ragone e Nicola Guarnieri. Analizzando i documenti originali i due evidenziano discrepanze balistiche sostanziali: il bossolo repertato riporterebbe i segni di una Beretta 70, mentre l'arma di Tenco era una Walther PPK.
Secondo la loro ricostruzione la pistola del cantautore non sarebbe mai entrata in quella stanza e l'arma fotografata sotto il corpo sarebbe stata una Bernardelli aggiunta successivamente dalla polizia per "chiudere" la scena.
Nonostante la richiesta di nuove indagini basate su questi elementi tecnici la Procura di Imperia archivia definitivamente il fascicolo nel 2015.
Il ricordo di Fabrizio De André
Intervistato da Enzo Biagi per Linea Diretta nel 1985, Fabrizio De André dedica all'amico scomparso un pensiero profondo:
Quando si mettono in competizione i sentimenti in cui si crede si può correre il rischio di avere delle reazioni magari esageratamente dilatate, di fronte ad un'eventuale sconfitta più morale che professionale.
Sembrano parole troppo concise, ma dobbiamo ricordare che il più grande lascito di De André su Tenco è nel testo del brano Preghiera in gennaio, scritto dopo essere ritornato dai funerali di Luigi Tenco.
Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte, che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte. Dio di misericordia, il tuo bel Paradiso l'hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso, per quelli che han vissuto con la coscienza pura. L'inferno esiste solo per chi ne ha paura.
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