Generali, il messaggio per MPS in occasione dei conti

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
5 min

L'apertura sulla bancassurance del gruppo è un segnale all'asse che si è consolidato con l'integrazione MPS-Mediobanca. L'alleanza senese con Axa scade l'anno prossimo e quindi... intanto la collaborazione con Unicredit continua e il Leone conferma la remunerazione dei soci

Generali, il messaggio per MPS in occasione dei conti

Inutile girarci attorno ieri la notizia del giorno per Generali non è venuta dai conti del 2025, ma dalle parole dell’amministratore delegato Philippe Donnet sull’apertura a un accordo di bancassurance con MPS, il nuovo socio di riferimento della compagnia triestina dopo la conquista senese di Piazzetta Cuccia.

Nel 2027 scade l’accordo storico di Siena con i francesi di Axa e Generali alza la mano per indicare la propria disponibilità: un segnale chiaro, dopo la fine dei piani con il gigante francese dell’asset management Natixis, in direzione del nuovo asse con la banca che da Siena passa per Piazzetta Cuccia per arrivare al 13,19% del capitale di Generali.

Generali, MPS-Mediobanca, gli azionisti

Sottotesto, ma neanche troppo, integrazione a tutti i livelli visto che la Delfin degli eredi Del Vechio si proietta al 16,1% del prossimo colosso integrato MPS-Mediobanca e che Caltagirone dovrebbe, con l’integrazione di Piazzetta Cuccia in Piazza Salimbeni, giungere al 9,4% della nuova entità. Azionisti di peso già molto presenti a valle anche in Generali: Delfin al 10,05% in Generali e Caltagirone al 6,28%.

Azionista

Quote indicative in MPS-Mediobanca

Quote già detenute in Generali

MPS-Mediobanca

13,19%

Delfin

16,10%

10,05%

Gruppo Francesco Gaetano Caltagirone

9,40%

6,28%

Blackrock

4,60%

MEF – Ministero dell’Economia

4,50%

Banco BPM

3,40%

Unicredit

6,68%

Gruppo Benetton

4,86%

Flottante

62,00%

58,00%

Quando Donnet ha dichiarato, in merito al possibile subentro ad Axa nella partnership con MPS, “Se potessimo rimpatriare il risparmio italiano in Italia saremmo felici di farlo”, ha inviato un segnale molto preciso.
Abbiamo rinunciato al piano per un asset manager europeo con Natixis, che è stato contestato anche da alcuni nostri azionisti (leggi Caltagirone) per il timore di spostare parte del risparmio e degli investimenti italiani in Francia, adesso ci candidiamo a partire dall’Italia dove possiamo vantare un ruolo di leadership (o quasi) andiamo avanti nel piano di creare un colosso della gestione del risparmio, ma su basi inizialmente tutte italiane, senza rinunciare a un respiro più ampio almeno continentale.

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Generali, ma tra i soci c'è anche Unicredit e i riassetti del risiko italiano sono articolati

E questo porta a un altro socio, a Unicredit con cui c’è già una partnership strategica nell’Europa centrale.
Le prospettive con il nuovo azionista potrebbero approfondirsi in molteplici dimensioni. Unicredit l’anno scorso ha internalizzato il business Vita ricomprando le attività di CNP e Allianz che ha affidato a un business di peso come Alessandro Santoliquido.

Il modello sembra inseguire l’integrazione graduale dei business diversi dal margine d’interesse che è una direttiva strategica di gran parte delle banche italiane e ha illustri predecessori nella stessa Intesa da anni attiva in proprio sul Vita.

Ma con la prossima scadenza nel 2027 della partnership di Unicredit con Allianz, si aprono nuove prospettive e anche Generali potrebbe essere della partita, sebbene siano circolate indiscrezioni su contatti della banca guidata da Andrea Orcel con la Unipol guidata da Carlo Cimbri che cerca altri canali oltre alla dotazione ‘in house’ di Bper e Popolare di Sondrio (anch’esse in integrazione).

Anche il Banco BPM, presidiato nell’assetto proprietario dal Credit Agricole, ha internazionalizzato il business Vita, ma il tema dell’asset management, sul quale Generali ribadisce un interesse prevalente in questa fase potrebbe essere trasversale a molte delle aree del risiko e del riassetto in corso in Italia.

Nel frattempo però il Leone di Trieste ha puntellato la posizione con un nuovo anno in forte crescita e con dati di rilievo che approdano a una riconferma di una politica di remunerazione importante.

Generali conti forti, dividendo +14,7% 

I dati del 2025 di Generali, accolti bene ieri dal mercato con un rialzo dell'1,5% circa, hanno sorpreso il titolo in una fase tecnica delicata con indicazioni miste e serviranno quindi conferme nelle prossime sedute.
I premi lordi da 98,12 miliardi di euro (+3,6%) si sono posti sotto le attese (98,86 mld il consensus raccolto dalla stessa compagnia) ma l’utile operativo da € 8 mld (+9,7%) ha battuto il consensus (€ 7,96 mld) e ha registrato tra le sue componenti una crescita del vita del 4,3% a 4,15 mld e un rally del danni del 20% a 3,066 mld, entrambi oltre le attese.

Anche l’utile netto normalizzato a 4,315 miliardi (+14,5%) ha leggermente superato il consensus fermo a 4,3 miliardi di euro, mentre l’utile netto, pure crescendo del 12% non raggiunge le stime a 4,22 miliardi.
Le ciliegine sono alla fine: il dividendo proposto agli azionisti, una parte essenziale della proposta di valore di Generali da sempre cresce del 14,7% da 1,43 a 1,64 euro e supera le attese degli analisti rimaste a 1,50 euro.
Si aggiunge un buyback di 500 milioni di euro che ammicca ancora ai soci.

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