Nvidia rilancia sull’AI: investimento colossale in OpenAI e filiera dei chip in accelerazione
pubblicato:Boom dei semiconduttori oltre Nvidia, ma il mercato distingue: crescita AI sì, debito e ritorni sotto esame

Jensen Huang smentisce qualsiasi frizione con OpenAI
Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, è intervenuto con toni netti per smentire qualsiasi frizione con OpenAI e confermare che l’investimento annunciato rimane non solo valido, ma addirittura destinato a essere “colossale”.
Le voci circolate nei giorni precedenti, secondo cui all’interno di Nvidia sarebbero emersi dubbi sulla partnership e un possibile congelamento dell’impegno finanziario, vengono così respinte come infondate.
Il progetto, annunciato lo scorso settembre, prevede investimenti fino a 100 miliardi di dollari e la realizzazione di una capacità di calcolo dedicata all’intelligenza artificiale senza precedenti.
L’obiettivo è sostenere lo sviluppo delle prossime generazioni di modelli di OpenAI, sempre più affamate di potenza computazionale.
Anche Sam Altman ha ribadito che Nvidia parteciperà pienamente al round di finanziamento, che potrebbe rappresentare il più grande investimento singolo mai effettuato dal gruppo.
Dal punto di vista strategico, il messaggio è chiaro: Nvidia intende restare al centro dell’ecosistema dell’AI, non solo come fornitore dominante di hardware, ma anche come partner finanziario e industriale delle piattaforme più avanzate.
Dopo aver raggiunto una capitalizzazione record di circa 5.000 miliardi di dollari nell’ottobre 2025, il titolo ha successivamente corretto di circa 600 miliardi, ma continua a rappresentare l’asse portante dell’intero comparto.
Oracle: AI sì, ma il debito spaventa il mercato
In parallelo, il mercato ha mostrato maggiore cautela su Oracle. Il titolo ha chiuso l’ultima seduta in calo di circa il 4%, dopo che il gruppo ha annunciato un piano di raccolta fondi compreso tra 45 e 50 miliardi di dollari per espandere la propria infrastruttura cloud a supporto dell’intelligenza artificiale.
L’operazione, che avverrà tramite un mix di equity, strumenti equity-linked e debito, ha riacceso i timori legati alla leva finanziaria e alla sostenibilità dei flussi di cassa nel breve periodo.
Oracle sta diventando un nodo cruciale dell’ecosistema AI – con clienti come Nvidia, OpenAI, Meta e TikTok – ma il mercato teme che l’intensità degli investimenti possa comprimere margini e ritardare il ritorno a un free cash flow positivo, atteso non prima della fine del decennio.
Il settore semiconduttori accelera (oltre Nvidia)
Sul fronte opposto, il comparto dei chip ha mostrato segnali di forza diffusa, indicando che il boom dell’intelligenza artificiale si sta allargando oltre i soli chip di fascia altissima di Nvidia.
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Texas Instruments ha registrato un rialzo di circa +8,5%, grazie a previsioni trimestrali solide e a una domanda crescente di chip analogici e per la gestione dell’energia nei data center AI.
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Seagate ha messo a segno un balzo di circa +17,7%, dopo aver alzato le guidance e segnalato capacità nearline già completamente allocata fino al 2026, con visibilità estesa al 2027.
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ASML, dopo un forte spunto iniziale, ha chiuso in flessione di circa -2,3%, in una seduta volatile. Il gruppo ha comunque consegnato risultati trimestrali molto superiori alle attese e ha alzato le stime sui ricavi 2026, confermando che i produttori di memorie stanno accelerando gli investimenti.
Anche altri big del settore – AMD, Micron, Intel e la stessa Nvidia – hanno trattato in rialzo, sostenuti dall’idea che la spesa per data center AI stia diventando più strutturale e meno concentrata.
Cina e chip Nvidia: una partita ancora geopolitica
Un ulteriore elemento di sostegno al settore è arrivato dalle indiscrezioni secondo cui la Cina avrebbe autorizzato alcuni grandi gruppi tecnologici – tra cui ByteDance, Alibaba e Tencent – all’acquisto di oltre 400.000 chip H200 di Nvidia.
L’H200, uno dei processori AI più potenti del gruppo, è diventato un vero punto di frizione geopolitico tra Stati Uniti e Cina.
Sebbene Washington abbia formalmente autorizzato le esportazioni, Pechino mantiene l’ultima parola sulle licenze.
La questione resta quindi delicata, anche perché qualsiasi utilizzo avanzato di questi chip da parte di startup come DeepSeek potrebbe attirare nuove attenzioni politiche negli Stati Uniti.
Il quadro d’insieme
Nel complesso emerge un quadro a due velocità:
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da un lato, Nvidia e l’intera filiera dei semiconduttori continuano a beneficiare di una domanda AI in forte espansione, sempre più trasversale e meno limitata ai soli modelli “top tier”;
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dall’altro, crescono le preoccupazioni finanziarie per quei player – come Oracle – che stanno caricando a bilancio investimenti enormi, con ritorni ancora lontani nel tempo.
La smentita di Jensen Huang rafforza l’idea che Nvidia non stia rallentando, ma anzi raddoppiando la scommessa sull’intelligenza artificiale.
Tuttavia, il mercato sta diventando più selettivo: non basta più essere “nell’AI”, conta come si finanzia la crescita e quanto pesa sul profilo di rischio.
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