Terremoto sui metalli preziosi: il rally si spezza tra leva, Fed e margin call
pubblicato:Oro e argento travolti da vendite forzate e aumento dei margini: la speculazione presenta il conto

Terremoto sui metalli preziosi: il rally si spezza sotto il peso della leva
L’inizio della settimana è stato segnato da un violento sell-off sui metalli preziosi, un movimento di portata storica che ha colto di sorpresa molti investitori e ha rapidamente contaminato altri segmenti dei mercati finanziari.
Oro e argento, dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, sono stati travolti da una combinazione micidiale di fattori macro, tecnici e finanziari, dando vita a una classica dinamica di liquidazione forzata.
Il crollo è maturato dopo un venerdì già drammatico, ma si è intensificato ulteriormente a inizio settimana, quando la pressione di vendita è aumentata per effetto dell’innalzamento dei requisiti di margine deciso da CME Group.
Una mossa tecnica, ma dagli effetti dirompenti: l’aumento dei margini ha costretto molti operatori fortemente esposti con leva a chiudere le posizioni, innescando un circolo vizioso di vendite, nuove margin call e ulteriore caduta dei prezzi.
Numeri da shock: oro e argento travolti
Il movimento sui prezzi è stato eccezionale per ampiezza e velocità:
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l’oro spot è arrivato a perdere oltre il 6% in una sola seduta, dopo il crollo di quasi il 10% di venerdì, il peggior calo giornaliero dal 1983;
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dai massimi storici di area 5.600 dollari l’oncia, il metallo giallo ha bruciato più di 1.000 dollari, cancellando gran parte dei guadagni accumulati dall’inizio dell’anno;
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l’argento ha subito un vero e proprio tracollo: fino a -12% in giornata e oltre -40% dai massimi storici, in quella che viene ricordata come la peggior discesa di sempre.
Il movimento non ha risparmiato neppure gli altri metalli preziosi: platino e palladio hanno registrato ribassi violenti, confermando che non si è trattato di una rotazione selettiva, ma di una liquidazione generalizzata del comparto.
L’innesco: Fed, dollaro e aspettative
Sul piano macro, il primo innesco è stato individuato nella nomina di Kevin Warsh a futuro presidente della Federal Reserve, voluta dal presidente Donald Trump.
La scelta è stata letta dai mercati come relativamente più “hawkish” rispetto alle attese: Warsh è noto per la sua attenzione all’inflazione, per le critiche al quantitative easing e per una visione prudente sui bilanci della banca centrale.
Questo ha immediatamente rafforzato il dollaro e aumentato la percezione che, pur in presenza di futuri tagli dei tassi, la Fed possa mantenere una postura meno accomodante sul fronte della liquidità.
Per i metalli preziosi – asset senza rendimento – si tratta di un contesto meno favorevole, soprattutto dopo una fase in cui i prezzi avevano già incorporato uno scenario molto ottimistico.
Il vero motore del crollo: la leva
Tuttavia, la dimensione del ribasso non è spiegabile solo con la macro. Il fattore determinante è stato la leva finanziaria.
Negli ultimi mesi, il rally di oro e argento aveva attirato una quantità crescente di capitali speculativi, spesso tramite futures e strumenti a margine. L’aumento dei requisiti di margine da parte del CME ha improvvisamente cambiato le regole del gioco, costringendo molti operatori a trovare liquidità immediata.
Il risultato è stato un effetto domino:
- 1.
calo dei prezzi →
- 2.
margin call →
- 3.
vendite forzate →
- 4.
ulteriore calo dei prezzi.
Questo meccanismo ha finito per travolgere anche chi non era direttamente esposto, poiché le vendite su oro e argento hanno spinto alcuni investitori a liquidare altre attività per coprire le perdite.
Effetto contagio: minerari, energia e borse
Il sell-off si è rapidamente riflesso:
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sulle azioni dei minerari, con forti ribassi per gruppi come Newmont, Barrick Mining, Kinross Gold, Hecla Mining e Coeur Mining;
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sui mercati azionari globali, in particolare in Asia, con un generale aumento dell’avversione al rischio;
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sul comparto energetico, dove il calo del petrolio – favorito da segnali di distensione geopolitica – ha aggravato la pressione sugli asset reali.
Breve termine caotico, lungo termine ancora aperto
Nel breve periodo, il quadro resta estremamente volatile. Dal punto di vista tecnico, il mancato consolidamento su alcuni supporti chiave apre lo spazio a ulteriori ritracciamenti, soprattutto se le liquidazioni non sono ancora del tutto assorbite.
Tuttavia, sul medio-lungo termine, molti investitori continuano a distinguere tra:
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il contraccolpo speculativo attuale,
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e le forze strutturali che negli ultimi anni hanno sostenuto l’oro: diversificazione degli asset, debito elevato, politiche fiscali espansive e ricerca di coperture contro l’instabilità monetaria.
In altre parole, il mercato sta probabilmente vivendo una violenta pulizia degli eccessi, più che un cambio strutturale di scenario.
Conclusione
Il crollo di oro e argento rappresenta un promemoria potente: anche gli asset considerati “rifugio” possono diventare estremamente instabili quando la leva cresce troppo e le condizioni finanziarie cambiano rapidamente.
Nel breve termine domina la cautela. Nel lungo periodo, la partita sui metalli preziosi non è necessariamente chiusa, ma passa da qui: da una dolorosa, ma forse necessaria, fase di riassestamento.
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