Oro giù su pressioni inflazionistiche e aumento tassi

di Simone Ferradini pubblicato:
3 min

Oro sui minimi da oltre un anno: sul prezioso pesa il rally dell'energia e la spinta al rialzo sui prezzi al consumo che anticipa incrementi dei tassi ufficiali. Il World Gold Council taglia la stima sulla crescita della domanda per investimento

Oro giù su pressioni inflazionistiche e aumento tassi
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Il rally di gas e petrolio deprime l'oro

L'oro resta sotto pressione: il metallo giallo al momento segna circa 3905 dollari/oncia, poco sopra il minimo da inizio ottobre 2025 toccato venerdì a 3870 circa in contemporanea con i massimi di periodo di petrolio e gas. Questa sincronia ci offre la chiave per interpretare le oscillazioni dell'oro. Ricordiamo infatti che il prezioso è sì un bene rifugio ma non offre alcun rendimento se non quello (eventualmente) fornito dal rialzo delle quotazioni.

Questo significa che se i tassi di interesse aumentano - o c'è la concreta prospettiva di aumento - la domanda per l'oro diminuisce e lo stesso - a parità di altre condizioni - fa il prezzo. Il rally delle materie prime dell'energia sta spingendo verso l'alto l'inflazione, in Europa e negli USA, e questa dinamica è tenuta sotto stretta osservazione da parte delle banche centrali: la Fed molto probabilmente alzerà i tassi di 25 bp nella riunione del 9 dicembre.

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World Gold Council taglia previsioni domanda oro per investimento

A questo si aggiungono le previsioni del World Gold Council: l'associazione industriale delle principali aziende minerarie aurifere ha dimezzato da 400 a 200 tonnellate metriche la previsione relativa alla crescita della domanda di oro per investimento nel 2026. In base ai dati WGC aggiornati alla fine del terzo trimestre si evidenzia che l'offerta globale è in calo dell'1%, mentre la domanda dal settore della gioielleria segna -19%. La domanda per investimento è invece in flessione del 14%. Sale invece la domanda da banche centrali e istituzioni con un +42%.

L'analisi del grafico dell'oro

L'accelerazione ribassista delle ultime sedute ha spinto le quotazioni sotto il supporto rappresentato dai minimi di giugno e luglio a 3940-3960 dollari/oncia generando un segnale ribassista rilevante. I prezzi hanno infatti riattivato la correzione originata dal record di fine gennaio 2026 a 5595 e ora c'è la concreta possibilità di assistere ad approfondimenti verso le ex resistenze della primavera-estate 2025 a 3450.

Per scongiurare questi sviluppi occorre il ritorno in pianta stabile sopra 3940-3960, operazione che creerebbe le premesse per un attacco a 4075 circa. In caso di successo l'oro potrebbe puntare verso il top di fine agosto a ridosso dei 4700, passando per gli ostacoli intermedi a 4230 e 4510.

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Informazioni sull'autore:

Simone Ferradini
Simone Ferradini

Nato a Firenze nel 1970. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie all'Università di Siena con una tesi sulla gestione del passivo delle banche. Analista finanziario dal 1999 con esperienza nell'ambito dell'analisi fondamentale equity, dell'analisi tecnica e dellanalisi dei dati macroeconomici. Ha tenuto corsi di formazione per personale bancario su mercati e strumenti finanziari. Collabora con FTAOnline dal 2002 occupandosi di approfondimenti tecnici e macroeconomici. Dal 2013 iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti, contribuisce ai lanci del notiziario e redige articoli per il sito.