Per l'Asia-Pacific è sell-off. Nikkei 225 affonda del 4,90%
pubblicato:Dopo un'altra seduta in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi di un deciso 1,88% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista si consolida.
Il dato sull'inflazione Usa di settembre (salita dal 3,4% al 3,7% annuo, contro il 3,6% del consensus) fa crescere i timori che la Federal Reserve possa inasprire la sua politica monetaria in modo più aggressivo di quanto preventivato e a farne le spese a Wall Street è stata soprattutto la tecnologia (il sottoindice dell'S&P 500 è stato il peggiore mercoledì con un calo del 2,62%).
Clima di sfiducia che in Asia si concretizza in crolli per i titoli legati all'intelligenza artificiale (Samsung Electronics perde quasi il 10% a Seoul), nonostante gli ennesimi risultati record di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc) e la crescita monstre del 260,3% annuo registrata in settembre dall'export di semiconduttori dalla Corea del Sud. E la tendenza di vero e proprio sell-off per la regione si concretizza in un tracollo di ben oltre il 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in ribasso di oltre lo 0,20% a fronte di un rafforzamento dello 0,30% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 affonda del 4,90% (fa meglio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un deciso 2,38%).
Sul fronte macroeconomico, in agosto la produzione industriale è cresciuta in Giappone del 2,7% annuo, in rallentamento rispetto al 3,9% di luglio e sotto al 3,4% della lettura preliminare. Su base mensile, rettificata stagionalmente, la produzione industriale è calata del 2,4% contro lo 0,2% precedente e il declino dell'1,7% del dato flash. Gli ordinativi di macchinari industriali core (escludendo cioè quelli per la generazione elettrica e quelli navali) sono rimbalzati invece in Giappone del 18,6% annuo, in accelerazione rispetto all'11,2% di luglio e sopra al 15,7% del consensus. Su base sequenziale rettificata stagionalmente gli ordini sono invece saliti del 5,2% contro il precedente calo del 3,7% e l'incremento del 2,2% stimato dagli economisti.
In settembre i prestiti erogati dalle banche segnano in Cina un saldo positivo di 1.080 miliardi di yuan (143,9 miliardi di euro al cambio attuale), contro gli appena 60 miliardi (8,0 miliardi di euro) di agosto. La lettura è superiore ai 975 miliardi (129,9 miliardi di euro) del consensus ma è inferiore ai 1.290 miliardi (171,8 miliardi di euro) del settembre 2025. I prestiti in essere salgono invece del 4,8% annuo, in frenata rispetto al 4,9% di agosto e contro la lettura invariata sul 4,8% prevista dagli economisti.
Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa l'1,90% e l'1,60% rispettivamente, contro un calo di circa il 2,70% per lo Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di circa l'1,30% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una contrazione intorno al 2,80%). A Seoul è di quasi l'8% il crollo del Kospi, mentre a Sydney si è limitata allo 0,09% la perdita dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
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