Petrolio in rialzo, ne approfitta Eni che riapre al gas russo

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Lo stop negoziale di Islamabad sull'Iran riaccende i prezzi dell'energia. L'ad di Eni Descalzi chiede di ripensare il blocco totale del gas russo previsto per l'anno prossimo. Il mercato si divide e intanto la controllata green del cane a sei zampe Plenitude allarga la clientela

Petrolio in rialzo, ne approfitta Eni che riapre al gas russo

Il nuovo balzo delle quotazioni del petrolio greggio nei mercati internazionali aiuta oggi le quotazioni dei titoli petroliferi, a partire dal nostro campione nazionale ENI.

Il Brent si mantiene sotto il WTI, ma segna un rally del 7,34% a 102,2 dollari al barile che ricopre all’istante il gap up dei prezzi apertosi l’8 aprile, quando il cessate il fuoco condizionato di due settimane in Iran aveva aperto alla speranza di un accordo di pace che ora il ritorno a mani vuote del vicepresidente JD Vance dopo una maratona negoziale infruttifera di 21 ore ha rigettato in alto mare.

Anzi il quadro è persino peggiorato perché Trump ha annunciato il blocco dello Stretto anche alle navi di Teheran e da quelle che l’Iran lascia passare dietro riscatto, con il risultato di un prevedibile azzeramento del traffico.

Lo scenario di un accordo nel breve termine si allontana dunque e i prezzi del petrolio nei mercati internazionali riprendono la via dei rialzi con il WTI ‘americano’ a 104, 29 dollari al barile (+8%) e il gas naturale (il TTF olandese) in volo a 47,5 euro/MWh (+8,85%). Il rischio di una maggiore inflazione accompagnata da una crescita minore, se non addirittura una recessione in Europa, cresce.

Eni, stoppiamo il bando europeo al gas russo dell'anno prossimo

In questo contesto l’ENI, che per l’Italia e non solo, ha molto da dire sul tema dell’energia, rompe un tabù politico o almeno ci prova: il gas russo. Le circostanze straordinarie del mercato secondo l’amministratore delegato Claudio Descalzi, che concorre per un quinto mandato (ma stavolta affiancato dalla neo presidente Giuseppina Di Foggia designata dal Tesoro per l’assemblea del prossimo 6 maggio), impongono l’acquisto del gas di Mosca, congelato fin dallo scoppio della guerra in Ucraina e diventato più un danno per l’economia europea che per la Russia stessa che riesce a supplire in maniera egregia ai divieti più o meno efficaci di Bruxelles.

Ora riassumere anche brevemente il numero di sanzioni annunciate e attuate dall’Europa ai danni della Russia negli ultimi quattro anni è difficile, ma c’è una scadenza in vista che è importante: quella del 2027.

Lo scorso 23 ottobre il Consiglio Europeo ha adottato il 19esimo pacchetto di sanzioni ai danni della Russia e annunciato un bando all’importazione di gas naturale liquefatto russo dal prossimo 1° gennaio 2027 dapprima per i contratti di fornitura a lungo termine e nel giro di sei mesi anche per quelli a breve termine, con una stretta oltre che alle compagnie pubbliche russe come Rosneft e Gazprom Neft, alla tartara Yadran e a due importanti raffinerie cinesi e un tradar di petrolio, alla flotta fantasma di Lukoil Litasco Middle East DMCC e ad altri bastimenti che hanno permesso o permettono ancora il trasporto di gas e petrolio russi nei nostri mercati.

Il quadro è insomma molto articolato e spesso complesso anche per gli operatori, date le varie possibili triangolazioni tra entità e paesi compiacenti.

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Eni, già delle carenze di gasolio in Italia, a rischio anche il cherosene per l'Europa

Per Descalzi bisogna bloccare quel bando sui 20 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL) che vengono dalla Russia che potrebbe scattare l’anno prossimo.

Se il tema è già sostenuto da tempo dalla Lega, uno dei maggiori partiti di maggioranza, nella stessa coalizione di governo e all’opposizione un eventuale sblocco degli acquisti energetici da Mosca resta un tabù. Fermo restando che poi alla fine sulla politica commerciale è l’Unione Europea che decide e presto lo farà senza Viktor Orban.

L’emergenza però c’è tutta: il 35% del cherosene per gli aerei europei viene importato, spesso dal Medioriente. Significa più di 20 milioni di tonnellate di carburante su cui si compete sempre più con player asiatici rimasti a secco sul Golfo.

Anche per il diesel, ancora essenziale per i trasporti UE, la situazione è critica, meno sulla benzina, ma è una consolazione davvero magra.

Descalzi ha raccontato che 600 stazioni di servizio lo scorso weekend erano rimaste senza gasolio, che in Europa riemerge un rischio derivante dalla capacità di raffinazione che - come noto – negli ultimi anni ha visto un calo importante per la chiusura delle nostre raffinerie.

Per Eni il caro-greggio che potrebbe portare a un dividendo straordinario potrebbe essere un affare, per l’Italia e i contribuenti no, con il rischio poi di impatti indiretti sulla domanda che comunque penalizzerebbero per altri versi la compagnia.

Eni, intanto i clienti green di Plenitude crescono

Poco consola il lavoro di diversificazione fatto per esempio con Plenitude, che proprio oggi ha comunicato di avere completato l’acquisizione per circa mezzo miliardo di euro di 1,2 milioni di clienti della (ex) Acea Energia e del 50% del capitale di Umbry Energy. La controparte è appunto la multiutility laziale Acea che potrebbe incassare fino ad altri 100 milioni di euro di earn-out al raggiungimento di determinati obiettivi entro il 30 giugno 2027.

Per Eni e la sua controllata Plenitude è un passo avanti importante sugli obiettivi: il superamento della soglia degli 11 milioni di clienti era posto soltanto al 2028 e viene raggiunto a quest’anno. Plenitude da sola ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata l’anno scorso con un balzo del 41% incoraggiato anche dal PNRR, ma entro il 2030 punta a 15 GW.

Nel frattempo però i prezzi del petrolio e del gas rischiano di essere davvero la variabile più importante, anche per chi cerca di allargare il mix e le geografie come il cane a sei zampe.