Petrolio, nuova fiammata dei prezzi del greggio: Brent a 121,9 dollari al barile

di FTA Online News pubblicato:
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Prezzi del petrolio greggio in rally nei mercati internazionali mentre lo scenario geopolitico e la crisi iraniana proiettano ombre sulle catene di approvvigionamento globali di idrocarburi. Il future sul Brent segna un rialzo del 3,28% a 121,9 dollari dopo un allungo a 126,41 dollari su livelli che non si vedevano dal 2022. Non è poi messo molto meglio il WTI 'americano' che segna un rialzo dell'1,35% a 108,23 dollari dopo un massimo a 110,93.

Si tratta dei livelli più alti dall'inizio della guerra in Iran e seguono il consolidamento di uno scenario di stallo che potrebbe paralizzare per un lungo periodo il passaggio navale nello Stretto di Hormuz dove, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Usa Donald Trump preparerebbe un blocco navale più esteso dell'attuale rigettando le posizioni di Teheran che non ha voluto affrontare subito in fase negoziale il tema del nucleare.

Secondo Axios Trump attende dei resoconti dai suoi generali sulle opzioni militari a sua disposizione e il Comando Centrale USA avrebbe già preparato dei piani per brevi e potenti ondate di nuovi attacchi.

Il tema del caro-petrolio e dei rincari energetici che potrebbero trasferirsi all'inflazione generale e danneggiare la crescita si sta consolidando come l'hot topic dei meeting delle banche centrali di questa settimana.

Dopo le reazioni hackish della Banca del Giappone che ha ridotto le stime di crescita e alzato quelle d'inflazione proprio per via dei rincari degli idrocarburi, anche la Fed ieri ha sottolineato le incertezze economiche collegate alla crisi del Golfo ed evidenziato che l'inflazione PCE è cresciuta al 3,5% nei 12 mesi allo scorso marzo e del 3,2% su base core nello stesso periodo a causa del rialzo delle quotazioni del petrolio.

Oggi il tema riecheggerà sicuramente anche nella conferenza stampa della BCE che però probabilmente per ora lascerà invariati i tassi, come d'altronde hanno fatto, da posizioni diverse, sia la Fed che la Bank of Japan.

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