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Petrolio in caduta sulle speranze di pace: il WTI prova a difendere il canale rialzista

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Sul grafico giornaliero il WTI CFD è precipitato verso 95 dollari, dove transita la base del canale crescente. La tenuta di quest’area può favorire un rimbalzo, mentre la sua rottura aprirebbe spazio verso 92,50 e 90 dollari

Petrolio in caduta sulle speranze di pace: il WTI prova a difendere il canale rialzista

Il petrolio torna a essere il principale termometro della situazione in Medio Oriente.

Nella seduta di lunedì il WTI CFD è sceso del 7,06% a 94,98 dollari, dopo essersi mosso tra 94,30 e 101,80 dollari. Il Brent ha perso circa il 7%, riportandosi in prossimità dei 105 dollari al barile.

Il ribasso non è stato determinato da un miglioramento dell’offerta fisica, ma dalla rapida riduzione del premio per il rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni durante ottobre.

La diplomazia riaccende le speranze

I colloqui tra funzionari iraniani e mediatori del Qatar hanno alimentato l’ipotesi di un’intesa capace di riaprire lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale.

La proposta iraniana deriverebbe da un piano in sette fasi, ora condensato in modo da poter essere applicato nell’arco di due giorni.

Teheran chiederebbe, tra le altre condizioni, la fine del blocco statunitense ai porti iraniani, un allentamento delle restrizioni sulle esportazioni petrolifere e la cessazione delle ostilità sui diversi fronti regionali.

I negoziatori iraniani hanno lasciato Doha senza che sia stata raggiunta una svolta definitiva, ma sarebbe in circolazione una bozza di proposta e non viene escluso un nuovo incontro.

Anche le dichiarazioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno contribuito al ribasso del greggio.

Pezeshkian ha annunciato di avere ricevuto dalla guida suprema maggiori poteri per condurre le trattative e ha ribadito la volontà di cercare una soluzione attraverso il dialogo.

Trump concede tempo, ma non esclude nuovi attacchi

Secondo Axios, Donald Trump avrebbe comunicato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu la disponibilità a concedere più tempo alla diplomazia, senza però rinunciare all’opzione militare.

Netanyahu avrebbe invece sollecitato una nuova offensiva contro l’Iran dopo le elezioni statunitensi di metà mandato.

Trump non avrebbe assunto impegni in tal senso, ma ha continuato a sostenere che Washington mantiene la possibilità di colpire altri obiettivi iraniani.

La situazione resta quindi profondamente contraddittoria:

  • •

    la diplomazia continua e una bozza di accordo è sul tavolo;

  • •

    la riapertura di Hormuz potrebbe avvenire rapidamente se fossero accolte le condizioni iraniane;

  • •

    non è stato ancora raggiunto alcun accordo sostanziale;

  • •

    gli Stati Uniti mantengono aperta l’opzione militare;

  • •

    Teheran minaccia una risposta estesa anche a obiettivi situati fuori dal Medio Oriente.

Fonti iraniane citate dalla Reuters continuano infatti a considerare più probabile un nuovo attacco statunitense che il raggiungimento di un’intesa.

Il mercato sta quindi scontando una possibilità di distensione, non una pace già raggiunta.

Il premio geopolitico si sgonfia rapidamente

La reazione particolarmente violenta del petrolio dimostra quanto fosse elevato il premio per il rischio accumulato nelle settimane precedenti.

Secondo Goldman Sachs, circa 27 dollari per barile del recente rialzo del Brent sarebbero riconducibili alla componente geopolitica.

Se il mercato ritenesse credibile e duratura una soluzione diplomatica, una parte importante di questo premio potrebbe essere rapidamente riassorbita.

Il problema è che gli ultimi episodi nello Stretto di Hormuz non indicano ancora una normalizzazione.

Nel fine settimana sono stati segnalati nuovi attacchi contro imbarcazioni, compreso un raro incidente che ha interessato una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto.

Il ribasso odierno appare quindi come una scommessa sulla diplomazia, non come la conseguenza di un ripristino già avvenuto dei flussi energetici.

Petrolio più basso, sollievo per inflazione e mercati

Una discesa stabile del greggio rappresenterebbe una notizia favorevole per le economie occidentali.

Il rialzo del petrolio aveva infatti riacceso le pressioni inflazionistiche, riducendo lo spazio delle banche centrali per adottare politiche monetarie meno restrittive.

Il calo del Brent e del WTI può:

  • •

    attenuare le aspettative d’inflazione;

  • •

    ridurre il rischio di nuovi rialzi dei tassi;

  • •

    sostenere i consumi attraverso carburanti meno costosi;

  • •

    alleggerire i costi di produzione e trasporto;

  • •

    favorire i settori più sensibili al prezzo dell’energia.

La reazione potrebbe tuttavia essere rapidamente cancellata se i colloqui fallissero o se Stati Uniti e Israele decidessero di riprendere gli attacchi.

Analisi tecnica del WTI CFD

Dal punto di vista grafico, la discesa di lunedì ha prodotto una lunga candela ribassista, riportando il WTI CFD dalla resistenza statica di area 102-102,50 dollari fino alla base del canale crescente sviluppatosi dai minimi di luglio.

La fascia compresa tra 94 e 95 dollari assume quindi un’importanza decisiva. In quest’area convergono:

  • •

    la base del canale rialzista;

  • •

    i precedenti livelli di consolidamento di settembre;

  • •

    una soglia psicologica rilevante;

  • •

    il minimo della seduta a 94,30 dollari.

La tenuta di questo sostegno potrebbe favorire un rimbalzo tecnico, inizialmente verso 97-97,50 dollari e successivamente verso la soglia psicologica dei 100 dollari.

Soltanto il ritorno sopra 102-102,50 dollari, resistenza già testata ripetutamente negli ultimi mesi, permetterebbe però di rilanciare il movimento ascendente verso 105 e 107,50 dollari.

Cosa accadrebbe sotto 94 dollari

Una chiusura giornaliera netta sotto 94-94,50 dollari determinerebbe invece la violazione della base del canale rialzista e trasformerebbe la correzione in un segnale tecnico più delicato.

In questo scenario i primi obiettivi ribassisti sarebbero individuabili a:

  • •

    92-92,50 dollari, primo supporto intermedio;

  • •

    89-90 dollari, area dei minimi di fine settembre e inizio ottobre;

  • •

    87-87,50 dollari, base della precedente fase di consolidamento;

  • •

    82,50-85 dollari, in caso di accordo diplomatico credibile e duraturo.

Il cedimento del canale non implicherebbe necessariamente un ritorno immediato ai livelli precedenti la crisi, ma segnalerebbe che il mercato sta iniziando a eliminare una parte strutturale del premio geopolitico.

Un supporto tecnico appeso alla diplomazia

Il WTI CFD si trova quindi su un livello spartiacque. Sopra 94-95 dollari il trend rialzista avviato a luglio resta formalmente in vita, anche se la violenta candela di lunedì impone prudenza.

Sotto questa fascia aumenterebbe invece il rischio di una correzione verso 90 e successivamente 87,50 dollari.

La direzione delle prossime sedute dipenderà più dalle notizie provenienti da Doha, Washington e Teheran che dai tradizionali dati sulle scorte.

Il mercato sta premiando la possibilità di un accordo, ma non ha ancora ricevuto la conferma che attende. Se la diplomazia fallisse, il premio per il rischio potrebbe ricostruirsi con la stessa velocità con cui è stato cancellato lunedì.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.

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