Poste, il segreto resta il ricco dividendo

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
8 min

Flussi di cassa generosi anche nel primo trimestre, quello che ha registrato l’annuncio dell’offerta da oltre 10 miliardi su TIM. I numeri e i piani del gruppo guidato da Matteo Del Fante e la risposta di Piazza Affari

Poste, il segreto resta il ricco dividendo
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La domanda è: riuscirà il titolo di Poste Italiane a battere i massimi storici aggiornati appena lo scorso 26 febbraio (giusto a ridosso dello scoppio della guerra in Iran) a quota 23,87 euro?
Per ora non ce la fa ancora (ma ci torneremo), senz'altro però i numeri di oggi sono apprezzati dal mercato che premia il titolo con un rialzo del 2,42% a 23,29.

Poste, un titolo da dividendo, ecco quanto vale

Poste garantisce un business stabile e remunerativo con una preponderante attività finanziaria e assicurativa che affianca corrispondenza e logistica. Storicamente è un titolo da cassettisti per via della ricca cedola offerta ai soci.

Ancora lo scorso 27 aprile quasi all’unanimità (il 99,9% dei presenti e l’81,8% del capitale) gli azionisti hanno approvato il dividendo 2025. All’acconto di novembre da 40 centesimi (circa 518 milioni di euro) si aggiungerà così il prossimo 22 giugno un saldo del dividendo da 85 centesimi, pari da solo 3,64% dei corsi attuali. Altri 1,11 miliardi di euro circa agli azionisti insomma e un totale di cedole per 1,63 miliardi tra acconto e saldo.

In pratica il gruppo ha distribuito il 73% circa degli utili da 2,22 miliardi del 2025 (calcolati al netto dell’impatto del consolidamento di TIM) e la cedola ha mostrato un incremento del 15,7% su quella del 2024 (1,08 euro).

In 10 anni Poste ha pagato dividendi per circa 9 miliardi di euro ai soci, quasi un terzo della sua capitalizzazione attuale.

La policy dei dividendi è chiara: in contanti andrà più del 70% degli utili del gruppo (payout ratio) ed è prevedibile che l’apporto di Tim si faccia sempre più importante anche con il ritorno della stessa Telecom Italia che dovrebbe pagare dividendi per 100 milioni di euro a Poste dal prossimo anno 2027.

Poste, cosa dicono i numeri di oggi?

I ricavi di Poste nei primi tre mesi sono cresciuti dell’8% a 3,455 miliardi di euro, l’ebit adjusted è stato di 905 milioni (+13,6%) e l’utile netto è cresciuto del 3,3% appena a 617 milioni di euro, ma mantiene una forte marginalità del 18% quasi sui ricavi.

Il taglio divisionale del conto economico chiarisce ben bene da dove viene il grosso delle performance: l’utile netto da 265 milioni di euro (-3,6%) dei servizi assicurativi ha coperto il 46,1% dell’utile totale del trimestre.
I servizi finanziari ne prendono un altro terzo (€ 228 mln, +18,3%) e Poste Pay copre quasi il 17% degli utili (€ 113 mln, +12,3%).
Pacchi, corrispondenza e distribuzione sono sempre più marginali: 11 milioni di utili appena (-63%), anche se coprono quasi il 30% dei ricavi.

Il business assicurativo e finanziario è quindi il cuore della redditività di Poste: nell’insurance Investimenti Vita e Previdenza e Protezione raccolgono premi da oltre 5,51 mld (-7,4%) mentre Protezione cresce a 292 mln.
La voce base è il CSM (Contractual Service Margin), che rilascia nei tre mesi 389 milioni (+5,8%)

I dettagli sono in questa tabella.

GRUPPO

I trim. 2025

I trim. 2026

Δ%

% su ricavi

Ricavi

3198

3455

+8%

100%

EBIT Adjusted

796

905

+13%

26%

Utile Netto (Ex partecipazione in TIM)

597

617

+3,3%

17%

CORRISPONDENZA, PACCHI E DISTRIBUZIONE

% su totale

Ricavi da terzi

949

1003

+5,7%

29,7%

EBIT Adjusted

25

43

+71%

Utile Netto (Esclusa partecipazione in TIM)

29

11

-63%

4,9%

SERVIZI FINANZIARI

Ricavi da terzi

1409

1557

+10%

44%

EBIT Adjusted

260

318

+22%

Utile Netto

193

228

+18%

32,3%

SERVIZI ASSICURATIVI

Ricavi da terzi

442

469

+6,1%

13,8%

EBIT Adjusted

378

392

+3,5%

Utile Netto

275

265

-3,6%

46,1%

SERVIZI POSTEPAY

Ricavi da terzi

398

425

+6,8%

12,4%

EBIT Adjusted

133

153

+15%

Utile Netto

101

113

+12%

16%

Poste, perché TIM conterà sempre di più

Come mai l’utile consolidato di Poste è cresciuto meno del risultato operativo? In realtà la voce reported esclude la valutazione equity di TIM che apporterebbe 200 milioni di euro portando l’utile complessivo di Poste a 817 milioni di euro con una crescita del 37% quasi sui 600 milioni circa del primo trimestre 2025. Il tema TIM è caldissimo per Poste dopo l’ingresso nel capitale del gruppo prima e l’annuncio lo scorso 22 marzo di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) sul gruppo guidato da Pietro Labriola.

L’offerta mista di carta e contanti mette sul piatto per ogni azione di Telecom Italia apportata € 0,167 in contanti e 0,0218 azioni di Poste, con un premio implicito sui valori del 20 marzo (€ 0,635) del 9,01%.

Ai corsi attuali di TIM l’offerta è a sconto dell’1,8% circa (€ 0,676 vs. € 0,689) a riprova dell’incapacità in questa fase dei grandi operatori di offrire premi adeguati al mercato, ma va detto che la polpa dell’operazione è il progetto industriale e che comunque 10,8 miliardi di euro per una società di telecomunicazioni reduce da un turnaround importante non sono pochi.

Poste si aspetta 700 milioni di sinergie di ricavo e costo all’anno a regime (500 milioni sono le sinergie di costo raggiungibile dal secondo anno) e l’operazione si dovrebbe concludere entro quest’anno.

Le due piattaforme e infrastrutture integrate dovrebbero raggiungere ricavi aggregati pari a circa € 26,9 miliardi, un EBIT aggregato pro-forma pari a circa € 4,8 miliardi e con oltre 150 mila dipendenti. Il piano è quello di seguire il megatrend dell’integrazione dei servizi in grandi piattaforme che domina da un paio d’anni il mercato nazionale e internazionale allargando l’offerta di servizi per esempio finanziari o assicurativi come quelli di Poste a connettività (TIM) e contenuti (TIM Vision), alle nuove consulenze digitali e ai servizi infrastrutturali richiesti dall’AI. Farà parte della proposta anche una governance stabile e istituzionale (in pratica MEF e CDP passerebbero rispettivamente dal 29 al 25% e dal 35 al 30%), nonostante il ricco flottante da oltre 15 miliardi di euro.

All’appuntamento Poste va con una posizione finanziaria netta in surplus per quasi 5 miliardi di euro a fine marzo 2026 e con un patrimonio netto da 13,5 miliardi. In tre mesi Poste ha generato un flusso di cassa da attività operativa (anche finanziaria) da 1,4 miliardi di euro (vs. 1,12 mld 1Q 2025) che diventa un free cash flow da 890 milioni in tre mesi dopo gli investimenti e le operazioni con gli azionisti. Le risorse ci sono, ma alla fine sarà il mercato a decidere.

Il percorso però sembra già chiaro.

Poste, i prezzi tornano sul luogo del delitto

Le reazioni di oggi alla trimestrale non sciolgono le riserve su un possibile ritorno nel breve sui citati massimi di quota 23,87 euro.

Nonostante l’allungo effimero a quota 23,49 euro, i prezzi tornano a quota 23,29 euro con un vantaggio di 2,42 punti percentuali sul riferimento.

A febbraio il titolo di Poste aveva impiegato 13 sedute per avere ragione infine dell’area di resistenza a 23,4 euro, oggi l’apertura in gap up, che ha seguito la pubblicazione dei risultati del primo trimestre del gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante, conferma l’esistenza di un ostacolo da superare prima di rivedere i massimi storici.

A metà seduta la formazione sul grafico di una long-legged doji, ossia di una candela dal corpo particolarmente esiguo e dalle lunghe 'ombre' (shadow comprese tra il bottom a € 22,94 e il top a € 23,49) conferma l'incertezza del mercato e pone di per sé il quadro tecnico in stato interessante.

Poste, il segreto resta il ricco dividendo

Il titolo di Poste ha già recuperato più di un quinto del proprio valore dai minimi dello scorso 23 marzo e abbattuto l’ostacolo di area 22,5 (che adesso potrà fungere da supporto per le prossime giornate di negoziazione), lasciandosi alle spalle anche resistenze dinamiche di peso come la media mobile esponenziale a 200 e a 50 sedute.

Non si può escludere insomma un consolidamento, il mercato sta elaborando.