Il risiko bancario divide il centrodestra: dietro MPS e Generali si gioca una partita politica

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
4 min

Meloni guarda a Generali e all'italianità del risparmio nazionale, Giorgetti osserva con attenzione il futuro del terzo polo bancario e dei territori del Nord Italia

Il risiko bancario divide il centrodestra: dietro MPS e Generali si gioca una partita politica

Generali, Mediobanca e Banco BPM sono diventati i tasselli di una partita che coinvolge politica, finanza e potere economico

L'Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena non è soltanto una delle più importanti operazioni finanziarie degli ultimi anni.

Dietro il risiko bancario che coinvolge MPS, Banco BPM, Mediobanca e Generali si intravede sempre più chiaramente una partita politica che attraversa il governo e, soprattutto, il centrodestra.

Lo scontro che molti osservatori leggono come una contrapposizione tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini appare in realtà più vicino a un confronto tra la presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, figura di riferimento della componente nordista della Lega.

Il Nord è il vero campo di battaglia

Il terreno di questa sfida è il Nord Italia, il cuore economico del Paese e il territorio dove la Lega continua a mantenere il proprio radicamento più forte attraverso amministratori locali, sindaci, imprenditori e reti territoriali costruite in decenni di presenza politica.

Per questo motivo Banco BPM non viene percepita semplicemente come una banca. Per molti ambienti vicini alla Lega rappresenta la "banca del territorio", un istituto storicamente vicino al tessuto delle piccole e medie imprese lombarde e venete che costituiscono l'ossatura produttiva del Nord Italia.

Da questo punto di vista, una fusione tra Banco BPM e Monte dei Paschi avrebbe consentito di creare quel terzo polo bancario nazionale che da tempo viene considerato una soluzione strategica per rafforzare il peso del sistema economico settentrionale senza consegnarlo completamente ai grandi gruppi nazionali o ai capitali stranieri.

Perché l'operazione Intesa cambia tutto

L'ingresso di Intesa Sanpaolo modifica radicalmente lo scenario.

L'operazione guidata da Carlo Messina viene infatti interpretata da molti come una mossa che risponde a una diversa priorità strategica: mettere definitivamente in sicurezza Generali e mantenere sotto controllo italiano uno dei principali centri di gestione del risparmio europeo.

Attraverso Monte dei Paschi, infatti, Intesa arriverebbe a Mediobanca e quindi al suo 13% di Generali, il vero asset strategico dell'intera operazione.

Da qui nasce una possibile divergenza all'interno della maggioranza.

Negli ultimi anni Meloni e Giorgetti hanno spesso lavorato in sintonia sui grandi dossier economici, mantenendo una linea di prudenza finanziaria e di dialogo con le istituzioni europee.

Sul dossier bancario, tuttavia, gli interessi sembrano meno allineati.

La questione dell'italianità di Generali

Secondo questa lettura, Palazzo Chigi guarderebbe con favore a una soluzione che rafforzi il controllo italiano su Generali, evitando che il peso dei soci francesi di Crédit Agricole possa aumentare indirettamente attraverso una fusione tra Banco BPM e Monte dei Paschi.

Non va dimenticato infatti che Crédit Agricole possiede già il 22,9% di Banco BPM e, in caso di aggregazione con Siena, diventerebbe comunque il principale azionista del nuovo gruppo.

Uno scenario che non entusiasma chi considera Generali un asset strategico nazionale.

Attorno al Leone di Trieste esiste già un importante nucleo di azionisti italiani composto da Mediobanca, Delfin, Caltagirone, UniCredit, Fondazione CRT e altri investitori storici. L'eventuale ingresso di Intesa attraverso Mediobanca rafforzerebbe ulteriormente questo assetto.

L'equilibrio che si è rotto

Fino a poche settimane fa sembrava esistere una sorta di equilibrio implicito.

Da una parte l'asse formato da Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio lavorava al progetto che avrebbe dovuto portare Monte dei Paschi, attraverso Mediobanca, nel cuore della finanza italiana.

Dall'altra Banco BPM continuava a perseguire il proprio progetto industriale sotto la regia di Giuseppe Castagna, mantenendo una delicata convivenza con il socio francese Crédit Agricole.

L'irruzione di Intesa Sanpaolo ha però cambiato completamente le carte in tavola.

Una partita che va oltre le banche

Se l'Opas dovesse andare in porto, la geografia del potere finanziario italiano verrebbe profondamente ridisegnata.

Intesa consoliderebbe ulteriormente la propria leadership, Mediobanca entrerebbe nella sua orbita e Generali si ritroverebbe all'interno di un sistema di partecipazioni ancora più fortemente italiano.

Non è quindi soltanto una questione di sportelli, quote di mercato o sinergie industriali.

La battaglia che si sta combattendo attorno a MPS riguarda il controllo dei grandi flussi di risparmio, l'equilibrio tra capitali italiani e stranieri e il futuro assetto del capitalismo nazionale.

Una sfida che può arrivare fino alle elezioni del 2027

Ecco perché il risiko bancario non può più essere letto soltanto con le categorie della finanza.

Sempre di più assomiglia a una partita politica che potrebbe avere conseguenze ben oltre il settore bancario e arrivare fino agli equilibri interni della maggioranza che si presenterà alle elezioni del 2027.

Dietro le offerte, le fusioni e le valutazioni degli advisor si intravede infatti una domanda molto più ampia: chi controllerà i principali centri del risparmio italiano nei prossimi dieci anni?

La risposta a questa domanda potrebbe influenzare non solo il futuro delle banche, ma anche gli equilibri economici e politici del Paese.