Saipem debole nonostante balzo greggio, fusione Subsea7 rischia slittamento al 2027
pubblicato:Performance negativa per Saipem che a fine mattinata segna -1,5% a 4,5330 euro. Il titolo si muove in controtendenza rispetto al settore petrolifero che invece approfitta dell'accelerazione del greggio sui massimi da maggio. Sulle quotazioni pesano i rumor sullo slittamento della fusione con Subsea7

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I ritardi delle autorità antitrust e il probabile slittamento al 2027
Sulla stampa si torna a parlare dell'integrazione tra Saipem e Subsea7, operazione che darà vita a Saipem7, leader globale nel settore dei servizi per i gruppi dell'energia. L'integrazione richiede il via libera delle autorità antitrust di diversi Paesi e aree politico-economiche - come l'Unione Europea: si parla di ben 16 autorizzazioni necessarie per procedere alla fusione entro il termine fissato al 31 dicembre 2026 per l'avveramento delle condizioni sospensive.
A quando risulta 10 di queste sono già state concesse e l'undicesima sembra in arrivo. Tra quelle restanti ne troviamo tre "pesanti": quella dell'antitrust UE, dell'Australia e del Brasile. In Europa l'indagine doveva concludersi il 16 dicembre ma a fine agosto i termini sono stati sospesi per la richiesta di ulteriori informazioni e non si hanno, al momento, notizie.
L'antitrust australiana dovrebbe decidere il 1° dicembre. I margini temporali sono ridotti e basterebbe un rinvio, o la necessità di un ulteriore approfondimento per superare il termine per la fusione: se questo accadesse le due società dovrebbero siglare un nuovo accordo contente una tempistica ridefinita. Secondo voci di mercato l'operazione si farà, ma il perfezionamento slitterà ai primi mesi del 2027.
Petrobras non ci sta e ricorre contro l'ok del CADE
Ma il problema più grande sembra essere localizzato in Brasile. L'antitrust locale CADE - Conselho Administrativo de Defesa Econômica - aveva dato l'autorizzazione incondizionata a giugno ma Petrobras, insieme all'associazione dei produttori di petrolio brasiliani ABEP, ha presentato ricorso al tribunale amministrativo del CADE chiedendo di vietare la fusione o in alternativa di condizionarla a rimedi come la vendita di navi capaci di installare condotte rigide in acque profonde.
Il ricorso scade il 10 novembre e l'ultima seduta del tribunale prima di tale scadenza è il 4 novembre. Sulla stampa si legge però che potrebbe essere convocata un riunione straordinaria e che l'esito non è scontato, nonostante l'ok pieno dato a giugno. L'eventuale imposizione di rimedi potrebbe incidere sulla validità industriale-finanziaria dell'operazione, anche se non sembra che la stessa sia a rischio. La flessione odierna appare coerente con l'incorporazione nei prezzi di questo elemento.
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L'analisi del grafico di Saipem
Dal punto di vista tecnico il titolo si muove da aprile-maggio per vie laterali al di sotto del massimo da inizio 2022 a 4,8460 euro toccato a giugno. Normalmente queste formazioni preludono alla riattivazione della tendenza precedentemente in essere, ipotesi che verrebbe confermata dal superamento del picco di giugno. In tal caso le quotazioni potrebbero allungare verso 5,1710 (massimo di gennaio 2022) e 5,7182 (massimo di ottobre 2021) con obiettivo in area 7, dove troviamo il gap ribassista lasciato a marzo 2020 e il massimo del giugno dello stesso anno.
Primi segnali di allarme alla violazione del recente minimo a 4,3810, operazione che potrebbe anticipare un test di 4,13, minimo di metà settembre, con rischio di assistere ad approfondimenti sul minimo di fine luglio a 3,9040: si tratta di un riferimento determinante nel medio termine dato che, se non riuscisse a contenere la correzione, aprirebbe le porte a un affondo verso 3,6910 almeno (massimo di inizio marzo) e quindi qui minimi allineati dello stesso mese a 3,10 circa.
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