Il femminicidio di Melania Rea sarà una serie tv: tutta la storia, dalla morte alla condanna di Parolisi

di Luca Mastinu pubblicato:
4 min

Il fratello: "Mai giustificare il controllo e il possesso"

Il femminicidio di Melania Rea sarà una serie tv: tutta la storia, dalla morte alla condanna di Parolisi

Il 6 novembre su HBO Max uscirà Melania Rea, la serie tv che ricostruisce il femminicidio di Carmela "Melania" Rea, 28 anni, uccisa dal marito Salvatore Parolisi il 18 aprile 2011 a Ripe di Civitella (Teramo) con 35 coltellate. La serie è diretta da Stefano Mordini e vede Maria Esposito nei panni della protagonista e Daniele Rienzo nel ruolo del marito omicida.

Il femminicidio di Melania Rea

La telefonata delle 14:48

Alle 14:48 del 20 aprile 2011, da una cabina telefonica di piazza San Francesco, a Teramo, un uomo che non verrà mai identificato telefona ai carabinieri. "Buonasera, telefono per denunciare una cosa, ascolti". Il militare dall'altra parte del telefono gli chiede da dove stia chiamando. L'uomo risponde: "Teramo, Teramo stazione". Poi continua. "Ascolti, a Ripe. Chiosco della pineta". Il carabiniere chiede più dettagli: "A Ripe dove? Ripe di Civitella?". L'uomo continua: "Sì, chiosco della Pineta. Non so come (inc) ma ci sta 'nu corp, per terra". Il militare chiede conferma: "C'è un corpo per terra?". L'interlocutore risponde: "Sì". "Dentro al chiosco?", chiede il carabiniere. "No, fuori. Io stavo facendo una camminata. Ciao". L'uomo mette giù, il carabiniere insiste: "Pronto?", ma la conversazione è già caduta.

Il ritrovamento del corpo

La segnalazione è corretta. Nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella (Teramo) il corpo di una donna, che risponde al nome di Carmela Rea ma che è nota a tutti come Melania, giovane mamma di 28 anni, viene ritrovato dietro un chiosco. La donna ha i pantaloni e le mutande abbassate, il corpo straziato da coltellate e segni superficiali, tra cui il disegno di "X" e svastiche. C'è anche una siringa conficcata nel petto.

La scomparsa

Di quella donna è stata segnalata la scomparsa due giorni prima, il 18 aprile, dal marito Salvatore Parolisi. L'uomo, in abiti sportivi, è entrato in un bar di Colle San Marco (Ascoli Piceno) con in braccio la figlia di 18 mesi. In quel bar - noto come Il Cacciatore o Bar Segà - l'uomo chiede alla titolare Giovanna Flammini di chiamare il 112 perché non riesce a trovare la moglie. Alla donna e agli operatori, l'uomo racconta che sua moglie, "Rea Carmela", si trovava con lui e la figlia nelle altalene del parco, poi si sarebbe allontanata per andare al bagno e non ha fatto più ritorno.

Lui si chiama Salvatore Parolisi, è un caporalmaggiore e istruttore del 235° Reggimento Piceno. Partono le ricerche, ma Melania non si trova. Fino al 20 aprile, dopo la telefonata del segnalatore anonimo, quando il corpo della giovane mamma viene rinvenuto dietro il chioschetto di Ripe di Civitella.

La doppia vita di Salvatore Parolisi

Gli investigatori scoprono che Salvatore Parolisi ha una relazione con un'ex allieva, Ludovica Perrone. Quest'ultima, da tempo, esercita pressioni per convincerlo a separarsi dalla moglie. Parolisi è spesso ospite nelle trasmissioni televisive. Piange, si dispera, si dichiara innocente ma le indagini proseguono.

Si scopre, ad esempio, che il telefono di Melania Rea non ha mai agganciato la cella di Colle San Marco, bensì solamente quella di Ripe di Civitella. Come se la vittima non fosse mai stata in quel parco, in quel bar, come se non avesse mai giocato, il 18 aprile, con la sua bambina su quelle altalene.

L'arresto e la condanna di Salvatore Parolisi

Il 14 luglio 2011 Salvatore Parolisi viene arrestato con l'accusa di omicidio. Secondo la Procura, il caporalmaggiore avrebbe ucciso la moglie per liberarsi da una situazione scomoda, ma Ludovica Perrone non avrebbe avuto alcun ruolo nella tragedia.

Nel 2012 il Tribunale di Teramo lo condanna in primo grado all'ergastolo (qui le motivazioni). In Appello, la pena è ridotta a 30 anni (qui le motivazioni). La svolta arriva nel 2015: la Cassazione conferma la responsabilità penale, ma annulla la condanna limitatamente all'aggravante della crudeltà, disponendo il rinvio a Perugia per il ricalcolo (qui le motivazioni). La Corte d'Assise d'Appello umbra fissa la pena a 20 anni di reclusione, decisione resa definitiva nel giugno 2016 con il verdetto finale della Suprema Corte.

La serie tv

Repubblica ha raccolto le prime dichiarazioni che Michele Rea, fratello di Carmela, ha inviato alla produttrice Simona Ercolani:

Melania non era soltanto una vittima, era mia sorella, una persona con i suoi sogni, il suo sorriso, i suoi affetti e il suo futuro. Ed è così che vorrei che fosse ricordata, prima ancora che il modo in cui le è stata tolta la vita. Mi auguro che questa storia possa lasciare qualcosa dentro ciascuno di voi, che possa aiutare a comprendere quanto sia importante riconoscere i segnali della violenza. Non giustificare mai il controllo, la paura e la sopraffazione. E non voltarsi dall'altra parte quando qualcuno chiede aiuto. Nessuna forma di amore può trasformarsi in possesso. Nessuna relazione può togliere a una persona la libertà, la dignità e il diritto di vivere.

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer.

Informazioni sull'autore:

Luca Mastinu
Luca Mastinu

Respira, vive e muore di cronaca nera. Nel 2016 scopre il fact-checking e si innamora dell'informazione. Nel 2018 si tuffa nel giornalismo musicale con Optimagazine, dal 2021 si occupa di cronaca su Virgilio Notizie. Dal 2026 collabora con FTA con i quotidiani approfondimenti sulla nera. Podcaster, racconta il true crime con Stoner. Divora libri di inchiesta. Classe 1983, caffeinomane sardo con disturbi d'ansia.