Salute, il Sud resta indietro ancora sui LEA

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Tra i bocciati dei Livelli Essenziali di Assistenza c’è anche la Provincia di Bolzano, insieme a Sicilia e Calabria. Qualche miglioramento generale si registra, ma le differenze non passano

Salute, il Sud resta indietro ancora sui LEA
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Questa estate sarà meglio stare attenti quando di andrà in vacanza, magari verso un mare meridionale, perché ogni infortunio o malanno potrebbe scaraventare il settentrionale in gita tra gli ingranaggi di una sanità ancora gravemente a due velocità.

Certo le cose migliorano complessivamente, probabilmente grazie agli investimenti del governo (e dell'Europa), ma le disparità della salute che da anni incoraggiano il turismo sanitario (in direzione opposta a quella delle spiagge) o la ricerca di servizi essenziali dove si trovano e non vicino casa, sono tutte lì, nei numeri del ministero della Salute sui famigerati LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza.

Il miracolo meridionale: più crescita, più povertà

E poco conta se fra tanti progetti e promesse (dal Ponte sullo Stretto alla Zona Economica Speciale, dalla declinazione del PNRR alla riserva di caccia dei Fondi di Coesione) si sia verificato il ‘miracolo’ di un Sud che cresce più del Nord.

E' vero: al Sud il Pil è aumentato del 4,4% dal 2019 al 2024, mentre quello del Centro-Nord cresceva del 3%.

I salari però sono rimasti al palo: in termini reali nello stesso periodo si registra nel Centro-Nord un già drammatico -3,8% del salario reale (+19,2% del nominale) e al Sud un inaccettabile -7,8% (+9,2%).

Lo ha spiegato bene una ricerca su laVoce.info di qualche giorno fa, un report firmato mica da qualche neoborbonico, ma da fior di professori del “Nord che lavora” (e guadagna).

La differenza sembra sia la manifattura, i capannoni meccanici del Nord vincono sui ristorantini e i B&B del Sud, almeno sul fronte dei salari; così alla fine la vacanza la fa l’operaio, finché il caro-energia italiano lo permette.

Sanità, ancora indietro il Meridione sui LEA

E se si sente male? Beh lì la storia si fa vecchia: Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, poi Piemonte, Trento e Lombardia, tutti promossi ai vertici della classifica dei servizi sanitari misurati dai Livelli essenziali di assistenza che dovrebbero garantire la salute almeno all’italiano medio

Agli agli antipodi geografici e sanitari si pongono ovviamente Calabria, Molise e Sicilia. Meglio star bene lì. Poi la Basilicata e – udite udite – l’anomalia statistica della Provincia di Bolzano che di solito è sempre a primeggiare per stile di vita, quindi la mean reversion alla Campania.

Sono tre le ‘bocciature’ complessive con meno di 60 punti: la Sicilia, 49 punti su cui pesa una cattiva prevenzione; poi la Calabria (52 punti), che difetta nell'area distrettuale (cioè quella sanità fuori dall’ospedale che dovrebbe essere la nuova frontiera, ma rischia di essere terra di nessuno), infine Bolzano (59 punti) ancora sulla prevenzione.

I dati un po’ ingrati sono il frutto di elaborazioni del Ministero della Salute su 88 indicatori previsti dall’NSG (Nuovo sistema di garanzia), ma in pratica ci si sarebbe concentrati sui 27 indicatori “core” e con il sistema premiale sui risultati le differenze potrebbero essere state più incoraggiate, che bilanciate, mentre intanto alcuni grandi temi come l’assenza di medici specialistici in presidi chiave al Pronto Soccorso, in rianimazione o in anestesia fa da contorno a un sistema più vecchio e più povero con 176 mila posti letto circa nel 2023, meno della metà di 25 anni prima.

Quando comunque le differenze tra Nord e Sud, anche sulla sanità, c’erano già.