Enel si riavvicina ai massimi storici
pubblicato:A breve il saldo del dividendo e i risultati del primo semestre. Il gruppo ha fondamentali solidi e una redditività in miglioramento, obiettivi chiari e un piano da 53 miliardi di investimenti

Appena ieri il gruppo Enel ha annunciato un finanziamento multiborrower e multivaluta con Citi, HSBC e la Export Credit Agency (ECA) tedesca Euler Hermes (EH) in qualità di garante fino a 1 miliardo di euro. E’ una cifra rilevante anche per il colosso guidato dall’ad e direttore generale Flavio Cattaneo e dal presidente Paolo Scaroni che a fine marzo mostrava un debito in crescita a 57,83 miliardi di euro.
Enel, a breve gli appuntamenti chiave del dividendo e della semestrale
I prossimi appuntamenti chiave con il mercato saranno lunedì 20 luglio con lo stacco del saldo del dividendo 2025 con € 0,26 in pagamento ai soci il 22 e poi giovedì 30 luglio 2026 con i dati del primo semestre 2026.
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Enel, il titolo si riavvicina ai massimi storici
Ma segnali importanti sul grafico potrebbero arrivare anche prima: appena lo scorso 6 luglio il titolo Enel ha infatti sfiorato i massimi storici aggiornati appena il giorno prima dello scoppio del conflitto USA-Iran, il 27 febbraio 2026 a 10,31 euro al culmine di un rally del 58% tutt’altro che ‘difensivo’ dai precedenti bottom a 6,522 euro del 6 marzo, un mese prima circa del Liberation Day dal quale poi il titolo ha avviato un solido recupero e rialzo.
Mancano quindi soltanto 1,7 punti percentuali all’aggiornamento di nuovi massimi che porterebbe l’azione in territorio inesplorato e confermerebbe l’accelerazione del trend rialzista che già i citati massimi storici avevano forzato violando il lato alto del canale in forza dai citati minimi di inizio 2025.
L’azione si è posizionata già sopra le resistenze strategiche di quota 9,95 e ha guadagnato terreno anche rispetto alla media mobile esponenziale a 50 sedute oggi in transito per € 9,85. Con movimenti di questo tipo, in una stagione calda (quindi ricca per i fornitori di elettricità) probabilmente eventuali passi indietro sono da leggere come occasioni di ingresso, anche se il titolo ha appunto già corso molto.
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Enel, titolo reduce da un rally e da un biennio particolare: qualche numero e qualche multiplo
Fino a che punto? L’Euro Stoxx Utilities ha perso il 4,2% nell’ultimo mese, ma è cresciuto del 10,5% da inizio anno, periodo durante il quale Enel si è apprezzata del 14% in Borsa (aggiornando fra l’altro, appunto, i massimi storici).
Ora il P/E Forward tutto compreso del paniere delle società dei servizi essenziali europee mostra di pone a 16,1x (18,8 il traling). Ora la guidance del nuovo piano 2026-2028 di Enel presentato lo scorso 23 febbraio indica per l’utile per azione un CAGR (ossia una crescita media annua) del 6% dagli € 0,69 del 2025 a € 0,80-0,81 nel 2028. Segnatamente quest’anno il gruppo stima di raggiungere un EPS di 0,73 euro (nel mid-point del range previsionale), che significherebbe un utile da 7,42 miliardi di euro, con un P/E Forward di 13,89x sulla capitalizzazione di oggi (Enel +0,6% a € 10,142).
Con un caveat di peso: nel 2025 in realtà l’utile netto ordinario del gruppo è crollato del 25% da 5,63 a 4,22 miliardi di euro e questo calo sale a un -39,8% da 7,01 a 4,22 miliardi se si considerano anche dismissioni e adeguamenti di valore rilevanti (nel 2024 ci sono stati utili da M&A aggiuntivi da 1,42 mld, contro perdite M&A da 455 mln mentre nel 2025 ci sono state svalutazioni da 2,1 miliardi contro i 457 mln dell’anno prima): in tal caso l’utile per azione 2025 flette da 69 a 41,5 centesimi appena e il P/E balza da 14,7x a 24,4x.
Ma sarebbe ingiusto probabilmente considerare solo le operazioni ordinarie in una fase in cui il gruppo promette 53 miliardi di euro di investimenti in arco piano (quindi circa la metà della sua capitalizzazione attuale) ed è ben posizionato per sfruttare il megatrend dell’elettrificazione generale e della nuova domanda dei data center per l’AI.
La dinamica dei prezzi e l’urgenza strutturale italiana di ridurre li costo dell’energia potrebbero comprimere i margini nel lungo periodo, ma solo se si pensasse che Enel sia un venditore e generatore di elettricità vecchio stampa, cosa che non è vista la penetrazione della digitalizzazione a tutti i livelli della catena di valore e i forti investimenti nelle smart greed che in definitiva colgono le occasioni dell’evoluzione del mix energetico nella direzione delle rinnovabili.
E’ vero, c’è stato un balzo del debito netto del gruppo da 57,1 a 57,8 miliardi di euro nel primo trimestre soltanto, un +1,1% che comunque è stato accompagnato da un calo del debt/equity da 1,22 a 1,15. L’ebitda inoltre è cresciuto del 3,6% a 6 miliardi mentre gli oneri finanziari trimestrali sono stati segati da 2,47 a 1,74 miliardi di euro. Nel piano inoltre la leva finanziaria (PFN/EBITDA) è calcolata a 2,5x contro una media di settore di 3,0x (livelli bassi che forse suggerirebbero una rivalutazione complessiva del settore utility che reagisce persino troppo ai rendimenti di mercato in ragione del proprio indebitamento relativo e assoluto).
E chiaramente poi il dividendo e la remunerazione degli azionisti, anche tramite riacquisti di titoli propri, rimane fondamentale per la proposta di valore del gruppo di lungo periodo.
Il dividendo sul 2025 raggiungerà i 49 centesimi con il prossimo saldo. Il piano prevede in arco piano una crescita media del dividendo per azione del 6% (CAGR DPS 2025-2028). Vanno aggiunti ben 3,5 miliardi di euro di buyback approvato (in gran parte già eseguito). Le ragioni fondamentali per nuovi allunghi insomma non mancano, anche se i multipli di Enel non sono ingenerosi.