L'AI non ti licenzia subito: prima taglia stipendi e potere contrattuale
pubblicato:Il caso State Farm mostra il lato meno raccontato della rivoluzione dell'intelligenza artificiale

Come già accaduto con Internet e con l'automazione industriale, i benefici economici dell'innovazione tendono inizialmente a concentrarsi nelle mani delle imprese e degli azionisti.
Solo in una fase successiva la maggiore produttività può tradursi in nuovi posti di lavoro, salari più elevati e maggiore benessere diffuso. Nel frattempo, la transizione rischia di essere dolorosa per milioni di lavoratori.
L'AI non elimina subito il lavoro: prima comprime salari e potere contrattuale
Il caso di State Farm è particolarmente interessante perché mostra un aspetto spesso trascurato del dibattito sull'intelligenza artificiale.
Gli agenti assicurativi di State Farm non veranno sostituiti da un algoritmo, ma si ritrovaeranno a partire dal 2027 con meno benefit, commissioni ridotte e obiettivi più aggressivi.
La compagnia intende integrare sempre più strumenti di intelligenza artificiale nelle attività commerciali, riducendo il peso della consulenza tradizionale e automatizzando parte delle interazioni con i clienti.
Contestualmente verranno modificati i contratti, eliminati alcuni benefit storici e introdotti nuovi obiettivi di vendita.
Per molti agenti questo potrebbe tradursi in una significativa riduzione dei compensi, nella necessità di accorpare uffici e tagliare personale, mentre il ruolo umano resterà centrale soprattutto per le attività a maggior valore aggiunto e per la gestione delle relazioni più complesse con la clientela.
Quando si parla di AI si immaginano spesso robot che sostituiscono completamente i lavoratori.
Nella realtà, almeno nella prima fase, il cambiamento potrebbe essere molto diverso: i posti di lavoro restano, ma peggiorano le condizioni economiche di chi li svolge.
Per oltre un secolo il modello di State Farm si è basato su una rete di agenti radicati sul territorio. La relazione personale con il cliente era il vero vantaggio competitivo della compagnia.
Oggi però l'intelligenza artificiale consente di raccogliere dati, analizzare bisogni, proporre prodotti personalizzati e assistere il cliente in modo molto più rapido e meno costoso.
Di conseguenza l'agente non sparisce, ma diventa meno indispensabile. E quando un lavoratore diventa meno indispensabile, la sua capacità di negoziare compensi e benefit diminuisce.
È esattamente quello che sta accadendo: meno benefit, meno commissioni, obiettivi più aggressivi e maggiore pressione sulla produttività. Alcuni agenti stimano addirittura un calo del reddito fino al 40%.
La tecnologia aumenta la produttività, ma non distribuisce subito i benefici
Storicamente quasi tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno seguito uno schema simile.
La meccanizzazione agricola ha ridotto drasticamente il numero di lavoratori nei campi. L'automazione industriale ha eliminato milioni di posti nelle fabbriche.
Internet ha trasformato interi settori commerciali e dei servizi.
Nel lungo periodo la produttività è aumentata e sono emersi nuovi lavori.
Nel breve e medio periodo, però, molti lavoratori hanno vissuto una fase di forte peggioramento economico.
L'intelligenza artificiale potrebbe seguire la stessa traiettoria.
Le aziende utilizzeranno l'AI prima di tutto per ridurre i costi, aumentare l'efficienza e migliorare i margini.
Solo successivamente i benefici potrebbero diffondersi all'economia nel suo complesso attraverso salari più elevati, nuovi settori e nuove professioni.
I vincitori saranno pochi, almeno all'inizio
Un altro aspetto importante è che la ricchezza generata dall'AI tende inizialmente a concentrarsi.
I grandi vincitori oggi sono Nvidia, OpenAI, Anthropic, Meta, Microsoft, Alphabet e l'intero ecosistema che fornisce chip, infrastrutture, energia e data center.
Al contrario, molti lavoratori dei settori interessati dall'automazione vedono aumentare la produttività senza partecipare immediatamente ai benefici economici.
Il caso State Farm mostra proprio questa dinamica: l'AI non sostituisce ancora gli agenti, ma consente alla società di chiedere di più pagando meno.
La vera sfida sociale dei prossimi anni
La domanda centrale non è se l'intelligenza artificiale distruggerà il lavoro.
La domanda è quanto tempo servirà affinché i guadagni di produttività si trasformino in maggiore benessere per la maggioranza delle persone.
Se la storia economica insegna qualcosa, è che questo processo può richiedere anni o addirittura decenni.
Nel frattempo potremmo assistere a una fase in cui le aziende diventano più efficienti, gli utili crescono, i mercati finanziari festeggiano e i lavoratori vedono invece aumentare l'incertezza.
Per questo motivo l'AI potrebbe rivelarsi contemporaneamente la più grande opportunità economica del secolo e una delle più grandi sfide sociali degli ultimi decenni.
Il caso State Farm rappresenta probabilmente soltanto uno dei primi esempi concreti di ciò che potrebbe accadere in molti altri settori.
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