STM e Prysmian in rosso, il calo dei tecnologici viene da Wall Street, ecco perché
pubblicato:Performance miste sull’azionario tech USA, con il Nasdaq Composite in calo dell’1,32%, si traducono in forti ribassi a Tokyo (Softbank), a Seul (Samsung) e in Europa (Infineon e ASML). Ecco cosa succede

Dopo un rally di quasi il 180% culminato nei nuovi massimi di ieri a 70,86 euro (livelli che non vedeva dal 2000), STMicroelectronics fa un passo indietro oggi: un pesante -6,86% a 64,68 euro. Ma il titolo della casa franco-italiana, che in avvio a Piazza Affari ha fatto pure fatica a comporre i primi prezzi, è in buona compagnia nel settore dei tecnologici europei.
Tecnologici: in rosso i big europei del settore. A Milano male anche Prysmian e Technoprobe
A Francoforte c’è Infineon che cede il 5,41%, mentre ad Amsterdam ASML perde il 5,05% e Be Semiconductor segna un ribasso del 5,97%
Anche ASM International, un altro colosso olandese della lavorazione dei wafer per microprocessori, registra un pesante calo del 6,81% e qualcuno nota anche Aixtron in Germania, un fornitore di apparecchiature per l’industria dei semiconduttori che perde il 7,18% (parliamo di un’altra società da poco meno di 7 miliardi di euro di capitalizzazione).
Tornando a Piazza Affari, il cattivo sentiment degli operatori non risparmia Technoprobe (-7,14%) e i fornitori di cavi per i server dell'AI, come Prysmian (-5,33%) e, più in piccolo, Tesmec (-3,41%).
La vulgata corre veloce: sono prese di profitto persino salutari dopo il rally dei chip delle ultime settimane e, anche se stamane appesantiscono i listini europei, vengono da più lontano.
- •
Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com
Tecnologici, le vendite hanno colpito forte in Asia
A Tokyo il Nikkei 225 ha perso il 3,46% e Softbank, il colosso globale degli investimenti tecnologici di Masayoshi Son che ha un ruolo di primo piano nello sviluppo sistemico dell’AI negli Stati Uniti, ha perso il 10,09%.
Kyoxia Holdings, che è ancora più grande e capitalizza quasi 60 trilioni di yen (circa 322 miliardi di euro), ha ceduto il 15,1% addirittura e Tokyo Electron (attrezzature per semiconduttori) ha perso il 6,22%.
Sul Kospi sudcoreano Samsung, che è un riferimento anche per il chip mondiale, ha perso il 12,31%
Tecnologici, da Wall Street segnali misti, ma se si allarga lo sguardo al dollaro e alla Fed...
Anche in Asia quindi la tecnologia ha subito un sell-off non da poco. Risalendo ancora più indietro nel tempo si arriva inevitabilmente alla pessima performance di ieri del Nasdaq Composite che ha perso l’1,32% tornando a 26.166 punti, mentre il Nasdaq 100 con un più moderato -0,15% inviava qualche segnale preoccupante ai mercati.
Mentre SpaceX perdeva il 16,43% tornando bruscamente a 154 dollari, Alphabet (la casa di Google) sfiorava una perdita di 5 punti percentuali, Intel ha invece impostato un rally del 5,2% ancora una volta forse su quella rivelazione di Trump di un’alleanza per produrre i chip con Apple (-0,34%).
Non sono mancati comunque i segnali contradditori dal mondo dei semiconduttori e della tecnologia: ne è un esempio AMD (+2,65%), anche se poi altri titoli hanno ripiegato come WDC (-1,82%) e Micron (-7,38%).
Più che lo shortage di chip per i grandi progetti infrastrutturali dell’intelligenza artificiale e le tensioni ai vari livelli dell’articolata catena di approvvigionamento dei semiconduttori, questa volta sembrano avere pesato sul settore dei tecnologici fattori più macroeconomici, ma non meno concreti.
Il pericoloso riavvicinamento dall’alto dell’euro/dollaro all’area degli 1,14 dei minimi di marzo (1,1395) fa il paio con la rielaborazione delle indicazioni del primo meeting della Federal Reserve guidato da Kevin Warsh: la postura decisa e il fermo impegno sulla stabilità dei prezzi hanno spazzato via le prospettive di nuovi ribassi dei tassi e consolidato invece le ipotesi alternative di nuovi rialzi.
Il FedWatch tool del CME, che stima le previsioni dei mercati sui tassi d’interesse basandosi sui future a 30 giorni sui Fed Fund, per il meeting del 27 gennaio 2027 indica al 33,7% un livello dei tassi USA al 3,75%-4,00% (con un aumento quindi di 25 punti base sui livelli attuali) e al 34,2% un livello nel range 4,00%-4,25%. In altre parole il mercato immagina che la Fed all’inizio del prossimo anno abbia compiuto uno o due rialzi dei tassi d’interesse.
La crescita del dollaro, con il Dollar index a 101,14 punti sui massimi dal maggio 2025, ne è un portato coerente.
Ma bisogna stare in guardia. Warsh cambierà la comunicazione della Fed riducendo i segnali al mercato (il sacrificio della forward guidance ne è l’esempio più citato) e aumentando la volatilità, ma, anche se ora si sta ricomponendo la crisi iraniana e già flettono da giorni i prezzi energetici, quando il nuovo presidente della Fed ha dichiarato “abbiamo mancato l’obiettivo dell’inflazione al 2% per più di 5 anni” ha implicitamente affermato che non è stata soltanto la guerra all’Iran ad alzare i prezzi e che la Fed deve fare di più.
In un contesto più restrittivo e con un dollaro più forte si creano quelle condizioni di drenaggio della liquidità dei mercati che Wall Street teme come poche altre cose.
Un contesto velenoso per gli investimenti globali nell’intelligenza artificiale che dovrebbero raggiungere il trilione di dollari quest’anno di cui ben 740 miliardi di dollari soltanto dagli hyperscaler statunitensi (stime di Commerzbank).
Se il denaro costa di più, i capex costano di più e gli investimenti dei big, già senza precedenti e a stento sostenibili, si fanno più onerosi.
Qualche presa di beneficio e forse anche un rallentamento del rovente e capital-intensive settore delle infrastrutture dei chip per l’intelligenza artificiale allora è da mettere in conto.
Forse anche quest’ultimo storno dei tecnologici ce lo segnala.