TIM, bene l'azione dopo il via libera alla conversione delle risparmio
pubblicato:Borsa Italiana, il titolo della società di telecomunicazione al banco di prova rilevante degli 0,58–0,60 euro

Bene ieri Telecom Italia: il titolo ha guadagnato l'1,55% a 0,5892. I prezzi hanno oscillato tra 0,5756 e 0,59.
L’assemblea degli azionisti di TIM ha rappresentato un passaggio societario rilevante, segnando un passo deciso verso la semplificazione della struttura del capitale e una maggiore linearità nella governance.
In primo luogo, l’assemblea ordinaria degli azionisti, alla quale ha partecipato il 56,42% del capitale, ha confermato la nomina di Lorenzo Cavalaglio e Alessandra Perrazzelli come consiglieri di amministrazione. I due erano già stati cooptati nel corso del 2025 e il loro mandato resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2026, in linea con la scadenza dell’intero consiglio. La conferma rafforza la continuità del board in una fase ancora delicata per il gruppo.
Il punto centrale della riunione è stato però affrontato in sede straordinaria, con l’approvazione della conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. L’operazione prevede due modalità: una conversione facoltativa, con rapporto di 1 azione ordinaria per ogni azione di risparmio più un conguaglio in denaro di 0,12 euro, e una conversione obbligatoria per le azioni di risparmio che non aderiranno alla conversione volontaria, alle stesse condizioni ma con un conguaglio ridotto a 0,04 euro.
Contestualmente, l’assemblea ha deliberato una riduzione volontaria del capitale sociale a 6 miliardi di euro, destinando le risorse liberate a riserva legale e a riserve disponibili di patrimonio netto.
Anche l’assemblea speciale degli azionisti di risparmio, che ha visto la partecipazione del 50,87% della categoria, ha approvato la conversione obbligatoria. Per gli azionisti di risparmio che non hanno votato a favore è previsto il diritto di recesso, con un valore di liquidazione pari a 0,5117 euro per azione. Tuttavia, l’efficacia dell’operazione è subordinata a precise condizioni: l’esborso complessivo che TIM dovrà sostenere per liquidare le azioni oggetto di recesso non dovrà superare i 100 milioni di euro, salvo rinuncia della società a tale limite, e non dovranno essere presentate opposizioni da parte dei creditori entro 90 giorni dall’iscrizione della delibera di riduzione del capitale al Registro delle Imprese.
Nel complesso, l’operazione punta a eliminare la distinzione tra azioni ordinarie e di risparmio, rendendo la struttura azionaria più semplice e trasparente. Un passaggio che può migliorare la leggibilità del titolo sul mercato, ridurre le complessità legate ai diritti differenziati e favorire una maggiore attrattività per gli investitori, pur restando legato all’esito delle condizioni sospensive previste.
Telecom Italia, l'azione a ridosso di un'area critica
Il grafico di Telecom Italia racconta una storia che si sviluppa su più anni, ed è per questo che va letto con un approccio paziente e strutturale. Dopo un lunghissimo periodo di debolezza, il titolo sta finalmente mostrando segnali di ricostruzione, anche se parlare di vera inversione sarebbe, almeno per ora, prematuro.
Dal massimo del 2015–2016, in area 1,30 euro, TIM ha attraversato un downtrend profondo e continuo, che ha eroso progressivamente valore fino alla fase di capitolazione tra il 2022 e il 2023, con minimi poco sopra 0,20 euro. Quel livello ha rappresentato uno spartiacque psicologico e tecnico: da lì in avanti il titolo ha smesso di scendere e ha iniziato prima a stabilizzarsi, poi a costruire un recupero più credibile.
Il movimento rialzista sviluppatosi nel 2024 e accelerato nel 2025 va interpretato come un rimbalzo di medio periodo, nato dalla combinazione di fattori tecnici e societari. Il mercato ha progressivamente ridotto la pressione in vendita, mentre le operazioni di semplificazione della struttura del capitale e una maggiore chiarezza strategica hanno migliorato la percezione del rischio. Questo si riflette in una sequenza di minimi crescenti e in un momentum che resta positivo.
Il punto chiave, però, è dove si trovano oggi i prezzi. TIM è arrivata in area 0,58–0,60 euro, che coincide con il 38,2% di ritracciamento di Fibonacci dell’intero ribasso pluriennale. È un livello tecnicamente molto importante, perché rappresenta il primo vero banco di prova per qualsiasi recupero che nasce da un trend di lungo periodo così compromesso. Non a caso, proprio su questa soglia il mercato tende spesso a rallentare, a prendersi una pausa o a mettere alla prova la convinzione degli acquirenti.
Se il titolo riuscirà a consolidare sopra questa area, senza tornare rapidamente sotto, il recupero potrebbe assumere una fisionomia più ambiziosa, con spazio per un’estensione verso 0,72–0,75 euro, livello corrispondente al 50% di ritracciamento. Sarebbe il primo segnale concreto di un cambio di passo sul medio periodo, pur senza cancellare del tutto il passato ribassista.
Al contrario, eventuali difficoltà a superare stabilmente l’area 0,60 potrebbero tradursi in una fase laterale o in un ritracciamento fisiologico, magari verso 0,45–0,48 euro, zona che in passato ha rappresentato una resistenza e che ora potrebbe funzionare da supporto. Uno scenario del genere non comprometterebbe il quadro complessivo, ma servirebbe a scaricare l’eccesso di rialzo accumulato.
In sintesi, Telecom Italia si trova in un momento cruciale ma costruttivo. Il trend di lunghissimo periodo resta segnato da anni di debolezza, ma il titolo sta vivendo la fase più solida degli ultimi anni. Da qui in avanti, più che nuovi massimi immediati, conterà la capacità di tenere i livelli raggiunti e di costruire basi solide per un recupero più duraturo.
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