UniCredit sale dell’1,64%: progressi sull’uscita dalla Russia e recupero del settore bancario
pubblicato:Il titolo chiude la seduta a 81,11 euro sostenuto dal calo dei rendimenti obbligazionari. Equita conferma raccomandazione buy e prezzo obiettivo a 100 euro

UniCredit termina la seduta di martedì a 81,11 euro, in rialzo dell’1,64%, dopo avere oscillato tra 80,18 e 81,74 euro.
Il titolo beneficia del miglioramento del sentiment generale e del recupero del comparto bancario europeo. Il mercato italiano è sostenuto dalla diminuzione dei rendimenti obbligazionari e dalla flessione del petrolio, due fattori che nelle ultime settimane avevano rappresentato importanti fonti di volatilità per l’azionario.
Tra i settori europei, banche, healthcare e costruzioni figurano tra quelli maggiormente acquistati.
Bund in calo e minore pressione sulle valutazioni
Il rendimento del Bund decennale scende di circa 5-6 punti base, portandosi in area 3,43%-3,44%, mentre recuperano terreno anche i titoli di Stato francesi. Il movimento accompagna la discesa dei rendimenti Treasury e attenua temporaneamente la pressione esercitata dall’aumento del costo del capitale sulle valutazioni azionarie.
La riduzione dei rendimenti non è necessariamente positiva in ogni circostanza per le banche, perché può comprimere il margine di interesse.
Nella seduta di martedì prevale però l’effetto favorevole della diminuzione dello stress obbligazionario, soprattutto dopo il rapido rialzo registrato nelle settimane precedenti. Il miglioramento del mercato dei bond riduce infatti il rischio di perdite sui portafogli di titoli, sostiene la qualità del credito e limita le probabilità di un brusco rallentamento economico.
Vendite al dettaglio deboli ma ancora positive
Ad agosto le vendite al dettaglio dell’Eurozona aumentano dello 0,10% rispetto a luglio, leggermente meno del +0,20% atteso, dopo il calo dello 0,60% del mese precedente.
Su base annua la crescita si attesta allo 0,80%, contro l’1% previsto. Il dato conferma una domanda ancora positiva, ma priva di particolare slancio, e mantiene aperto il confronto tra la tenuta dell’attività economica e le persistenti pressioni inflazionistiche.
Per il settore bancario lo scenario più favorevole sarebbe rappresentato da una crescita moderata accompagnata da rendimenti stabili: abbastanza forte da evitare un deterioramento del credito, ma non tale da costringere la BCE a una nuova e aggressiva stretta monetaria.
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Passaggio importante per la riorganizzazione delle attività russe
Diverse fonti di stampa riferiscono che le autorità russe avrebbero autorizzato la riorganizzazione di AO UniCredit Bank attraverso lo scorporo di una nuova società.
Non sarebbero inoltre necessari ulteriori permessi per procedere con l’operazione. Il provvedimento rappresenterebbe un passaggio importante verso l’attuazione dell’accordo non vincolante annunciato da UniCredit a maggio.
In base alla struttura prevista, le attività del gruppo in Russia resterebbero concentrate soprattutto sui pagamenti internazionali destinati alla clientela corporate occidentale e russa non soggetta a sanzioni. La componente di banca commerciale verrebbe invece dismessa.
Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro il primo semestre del 2027. La notizia non determina ancora il completamento dell’uscita, ma riduce uno degli elementi di incertezza che da tempo gravano sulla valutazione del gruppo.
Gli impatti stimati dell’operazione
A maggio UniCredit aveva indicato per il completamento dell’operazione: un impatto negativo di circa 20-25 punti base sul CET1; un effetto negativo cumulato sul conto economico compreso tra 3 e 3,3 miliardi di euro; una componente di circa 1,6-1,8 miliardi legata alla riserva cambi, di natura non monetaria e priva di conseguenze sul capitale.
La banca aveva inoltre precisato che l’operazione non avrebbe modificato la politica di distribuzione agli azionisti, poiché gli effetti contabili verrebbero esclusi dalla definizione dell’utile netto utilizzata ai fini distributivi.
Questo è un elemento importante: il ridimensionamento dell’esposizione russa comporta un costo contabile rilevante, ma non dovrebbe penalizzare dividendi e riacquisti di azioni propri nella misura indicata dai valori nominali della perdita.
Equita conferma il buy e il target a 100 euro
Equita SIM mantiene su UniCredit la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 100 euro. Rispetto alla chiusura di 81,11 euro, il target implica un potenziale rialzo teorico di circa il 23%. Il giudizio riflette la redditività del gruppo, la solidità patrimoniale, la capacità distributiva e la possibilità che la progressiva riduzione dell’esposizione russa elimini parte dello sconto ancora applicato dal mercato.
Analisi tecnica: recuperato il doppio sostegno a 79,50-80 euro
Il recente ribasso ha portato UniCredit a violare temporaneamente due riferimenti tecnici coincidenti: il 23,6% di ritracciamento del rialzo partito dai minimi di marzo, in area 79,50-79,70 euro; la media mobile esponenziale a 100 giorni, transitante poco sotto quota 80.
Il titolo ha però reagito rapidamente, tornando sopra entrambi i livelli.
La seduta di martedì rafforza quindi l’ipotesi di una falsa rottura ribassista, anche se servirà il superamento delle resistenze più vicine per confermare l’esaurimento della correzione.
Una chiusura sopra 81,75-82 euro permetterebbe di puntare verso:
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83-83,50 euro, prima area di resistenza;
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84,50-85 euro, fascia attraversata più volte nelle ultime settimane;
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86-86,50 euro, zona dei precedenti massimi.
Il superamento di 86,50 completerebbe la lunga fase laterale sviluppata da agosto e potrebbe aprire una nuova fase rialzista con obiettivi iniziali a 89-90 euro.
Supporti da non perdere
Il primo sostegno resta compreso tra 79,50 e 80 euro. Finché UniCredit conserverà questa fascia, il movimento delle ultime sedute potrà essere interpretato come un tentativo di riprendere la tendenza rialzista principale.
Una nuova chiusura sotto 79,50 indebolirebbe invece il recupero e riporterebbe in primo piano il minimo recente in area 77,50-78 euro. Sotto tale livello aumenterebbe il rischio di una correzione verso 75,50 euro, coincidente con il 38,2% di ritracciamento, e successivamente verso 72 euro.
Il quadro resta quindi costruttivo, ma la conferma arriverà soltanto sopra 81,75-82 euro.
La tenuta di quota 79,50-80 e il progressivo chiarimento sul dossier russo rappresentano, nel frattempo, i principali elementi favorevoli per il titolo.