Pensioni 2027 in rivalutazione, ecco cosa aspettarsi l'anno prossimo

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Bisognerà aspettare il decreto ministeriale di novembre per avere i dati sull’inflazione FOI, ma è già certo che con questi prezzi la perequazione sarà corposa. Anche se distribuita sugli scaglioni previsti per legge

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L’approvazione il 2 ottobre del Documento Programmatico di Finanza Pubblica dell’Italia (DPFP) ha posto non soltanto la generale cornice macroeconomica del Bel Paese per l’anno prossimo, ma ha anche fornito indicazioni preziose su temi caldi dal punto di vista economico e sociale, a partire dalle pensioni.

Il DPFP segnala infatti, nel complesso equilibrio dei conti pubblici italiani, che nei prossimi tre anni la spesa corrente primaria aumenterà del 2,0% in media, ma alcune voci risentiranno da subito del picco dell’inflazione previsto quest’anno e in particolare tra queste si segnala proprio la crescita delle prestazioni sociali che l’anno prossimo sarà massima rispetto all’orizzonte previsionale, con un balzo del 3,6%.

Se il peso del caro vita e del rialzo dei rendimenti era scontato sulla spesa per interessi che l’anno prossimo lo Stato italiano dovrà affrontare, era meno scontato un effetto sulle pensioni che però ci sarà e sarà consistente.

Pensioni, l'effetto inflazione sulla rivalutazione degli assegni

Sulla dinamica delle prestazioni sociali, segnala infatti il governo, peserà soprattutto l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione. In particolare all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi.

Il ministero dell’Economia prevede che per il necessario adattamento all’andamento de prezzi la spesa per pensioni aumenterà del 4,2 per cento.

Il meccanismo è complesso e prevede varie fasce di importo per la rivalutazione che hanno come sostanziale unità di misura il trattamento minimo INPS pari nel 2026 a 611,85 euro, ma da rivalutare con il dato dell’inflazione FOI senza tabacchi non ancora disponibile.

Lo scorso settembre l’ISTAT ha pubblicato le rilevazioni sull’inflazione preliminare di settembre con un dato acquisto al 2,9%, ma si tratta dell’indice NIC che è calcolato su un paniere leggermente diverso dall’indice FOI senza tabacchi usato per la rivalutazione del trattamento minimo dell’INPS.
Il dato ufficiale sull’inflazione FOI senza tabacco sarà ufficializzato dal Ministero dell’Economia il prossimo novembre 2026 con apposito decreto. Ad agosto l’indice FOI senza tabacchi si è attestato al 3,4%, secondo altre stime si potrebbe attestare quest'anno al 2,9%.

Se la perequazione automatica delle pensioni, ossia l’adattamento all’inflazione per difendere il potere d’acquisto dei pensionati, fosse calcolata sul 3,4%, l’assegno minimo passerebbe a circa € 632,65; se invece si calcolasse al 2,9% si fermerebbe a € 629,59.

Questa cifra non riguarda naturalmente solo i beneficiari del trattamento minimo, ma misura anche gli incrementi e le perequazioni degli assegni previdenziali più generosi.

La legge prevede infatti degli scalini, prenderemo a riferimento il trattamento minimo con inflazione al 2,9%, quindi € 629,59.

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    Fino a quattro volte il trattamento minimo, ossia per assegni pensionistici fino a € 2.518 (lordi), l’inflazione FOI viene recuperata interamente, quindi la rivalutazione potrebbe raggiungere gli € 2.591.

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    La quota delle pensioni comprese tra 4 e 5 volte il trattamento minimo ottiene invece una perequazione al 90%: quindi la differenza massima di 629 euro tra € 3.147 (5 volte l’assegno minimo) ed € 2.518 (4 volte il trattamento minimo) potrà essere rivalutata al massimo di 16,4 euro circa (il 90% di una rivalutazione del 2,9%).

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    Per la quota delle pensioni superiore a € 3.147 (5 volte il trattamento minimo) la rivalutazione copre il 75% soltanto dell’inflazione FOI senza tabacchi.

Lo stesso DPFP del governo specifica però che la parte largamente prevalente delle pensioni si colloca nella prima fascia (fino a quattro volte il trattamento minimo) con la rivalutazione integrale dell’assegno.

Oltretutto, prima di segnalare un assegno più ricco per le pensioni italiane l’anno prossimo, bisognerà ponderare le valutazioni con gli studi di Itinerari Previdenziali che da anni denuncia la perdita di acquisto di alcuni assegni previdenziali e già un anno fa denunciava una svalutazione di oltre il 21% in 14 anni per le pensioni medio-alte: su un assegno da 10 mila euro lordi, in definitiva la perdita di quasi 178 mila euro, su uno di 5.500 euro (lordi) la perdita nel periodo di circa 96 mila euro.

Aggiungiamo che l’INPS contava a inizio 2026 21,25 milioni di pensioni in Italia, delle quali quasi l’80% (16,84 mln) erano di natura previdenziale e il resto di natura assistenziale.

L'inflazione, le pensioni e la spesa pubblica

Esiste però anche un quadro ancora più generale, quello dei conti pubblici con cui questi numeri vanno raccordati. Bene il DPFP conferma certi trend preoccupanti, prevedendo per esempio per il 2027 un balzo della spesa per interessi passivi a 103,65 miliardi di euro (+ € 6,7 mld, +7%), ma anche un aumento del 4,2% della spesa per pensioni a 351,8 miliardi di euro (+14,74 mld).

La spesa per le pensioni sarà ancora una volta il nocciolo duro di prestazioni sociali in crescita nel 2027 del 3,6% a 488,18 miliardi di euro. Cifre che allarmano anche in confronto ad altre voci del bilancio pubblico, come quella della spesa sanitaria, che è prevista in crescita dell’1,9% a 151,66 miliardi di euro l’anno prossimo (6,77 miliardi in più).

In rapporto al Pil nominale atteso in crescita del 2,7% (grazie all’inflazione perché la crescita del Pil reale l’anno prossimo è programmata allo 0,6% appena) a 2.326 miliardi di euro, la spesa sanitaria dovrebbe raggiungere una quota del 6,4%, quella per interessi il 4,2% e quella per pensioni il 15,1%.

Rapporti che contano e sono ancora una volta profondamente influenzati dall’inflazione che colpisce, secondo quanto indicato dalla stessa Giorgia Meloni nella sua lettera alla Commissione Europea, direttamente 474 miliardi di euro di spesa pubblica e indirettamente altri 279 miliardi, per un impatto complessivo dei rincari su una spesa pubblica di 753 miliardi di euro manomessa ancora una volta da una crisi esogena alle variabili sotto il controllo dell'Unione Europea.

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Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.