Wall Street ai massimi: ha ragione Buffett o chi continua a comprare?
pubblicato:La montagna di liquidità di Berkshire segnala prudenza, ma il mercato non ha ancora inviato segnali di inversione

La liquidità detenuta da Berkshire Hathaway ha ormai raggiunto 397 miliardi di dollari
Chi ha ragione? Warren Buffett, che ha accumulato quasi 400 miliardi di dollari tra liquidità e Treasury a breve termine, oppure gli investitori che continuano a comprare azioni americane convinti che il rialzo sia destinato a proseguire?
Probabilmente la risposta arriverà nelle prossime settimane, quando la stagione delle trimestrali offrirà un primo banco di prova alle valutazioni record raggiunte da Wall Street.
La liquidità detenuta da Berkshire Hathaway ha ormai raggiunto 397 miliardi di dollari, il livello più elevato della sua storia.
Negli ultimi anni il gruppo guidato da Buffett ha ridotto in modo significativo alcune delle proprie partecipazioni, a partire da Apple, limitando anche il riacquisto delle proprie azioni e preferendo investire nei Treasury a breve termine, che oggi offrono rendimenti interessanti senza assumere rischio azionario.
Il messaggio implicito è piuttosto chiaro: ai prezzi attuali Buffett fatica a trovare società sufficientemente interessanti da acquistare.
Non si tratta necessariamente di una previsione di imminente crollo dei mercati, quanto piuttosto di una valutazione sulla convenienza delle quotazioni.
L'effetto sostituzione: quando i bond iniziano a competere con le azioni
Un altro elemento da non sottovalutare è il cosiddetto effetto sostituzione tra azioni e obbligazioni.
Quando i rendimenti dei Treasury americani salgono, i titoli di Stato iniziano infatti a diventare un'alternativa sempre più interessante rispetto alle azioni, soprattutto per i grandi investitori istituzionali come fondi pensione, compagnie assicurative e gestori patrimoniali.
Se un Treasury decennale offre rendimenti elevati con un rischio molto contenuto, aumenta la tentazione di ridurre l'esposizione verso l'azionario, soprattutto quando quest'ultimo quota su multipli storicamente elevati come accade oggi per l'S&P 500.
In altre parole, una parte dei capitali può essere riallocata dalle azioni ai bond, generando una pressione ribassista sui listini.
Questo meccanismo potrebbe diventare ancora più importante nei prossimi mesi.
Il rallentamento dell'economia americana non sembra infatti sufficiente, almeno per ora, a convincere la Federal Reserve ad abbandonare la sua linea prudente.
Se l'inflazione dovesse rimanere elevata o tornare ad accelerare, la banca centrale potrebbe essere costretta a mantenere i tassi su livelli elevati più a lungo o addirittura procedere con nuovi rialzi. In questo scenario i rendimenti dei Treasury continuerebbero ad aumentare, rafforzando ulteriormente l'attrattiva del reddito fisso rispetto all'azionario.
Non è un caso che proprio Berkshire Hathaway abbia scelto di accumulare quasi 400 miliardi di dollari in liquidità e Treasury a breve termine.
Non si tratta soltanto di una scelta prudenziale: con i rendimenti attuali, Buffett può ottenere ritorni interessanti senza assumere il rischio delle valutazioni elevate di Wall Street.
Se sempre più investitori dovessero adottare la stessa logica, il sostegno che negli ultimi anni ha alimentato il rally dell'S&P 500 potrebbe gradualmente affievolirsi.
Analisi tecnica: il rischio è quello di un flat correttivo
Dal punto di vista tecnico il quadro rimane ancora costruttivo, ma inizia a emergere uno scenario alternativo che merita attenzione.
L'S&P 500 ha toccato un nuovo massimo storico il 2 giugno a 7.621 punti, prima di correggere fino ai 7.238 punti il 9 giugno.
Da quel minimo è partita una reazione che ha riportato l'indice in prossimità dei massimi, con il test di 7.580 punti nella seduta di venerdì.
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Il movimento delle ultime settimane ricorda molto quanto osservato tra dicembre 2024 e febbraio 2025, quando dopo una fase laterale sui massimi il mercato avviò una correzione molto più profonda.
Proprio per questo non si può escludere che il mercato stia costruendo un flat correttivo, una delle figure più comuni della teoria delle onde di Elliott.
Un flat è una correzione composta generalmente da tre movimenti. La prima gamba (onda A) interrompe temporaneamente il trend rialzista.
Segue poi un rimbalzo (onda B) che recupera gran parte delle perdite e spesso riporta i prezzi molto vicino ai massimi precedenti, inducendo molti operatori a credere che il trend rialzista sia già ripartito.
In realtà è proprio questa la caratteristica più insidiosa del flat: l'onda B può arrivare a ridosso dei massimi o persino superarli leggermente, senza però dare origine a un nuovo impulso rialzista duraturo.
La fase decisiva arriva con la terza gamba (onda C), che normalmente riporta i prezzi al di sotto del minimo dell'onda A e completa la correzione prima della ripresa del trend di lungo periodo.
È proprio questo il dubbio che oggi si pone sull'S&P 500: il recupero delle ultime settimane rappresenta davvero l'inizio di una nuova gamba rialzista oppure è semplicemente l'onda B di una correzione più ampia ancora da completare?
Per il momento non esistono conferme in senso ribassista. Anzi, il trend primario resta positivo.
La media mobile esponenziale a 100 giorni, che aveva fornito il segnale di vendita durante la correzione di inizio anno, transita oggi in area 7.212 punti, decisamente al di sotto delle quotazioni attuali.
Questo significa che il mercato dovrebbe perdere oltre 350 punti prima di inviare un primo segnale tecnico di deterioramento.
Al contrario, basterebbe una chiusura sopra i 7.621 punti per invalidare l'ipotesi di flat e confermare la ripresa del trend rialzista di lungo periodo.
In altre parole, i compratori continuano ad avere il vantaggio, ma la struttura grafica suggerisce di non abbassare la guardia.
Se le prossime trimestrali dovessero deludere o il quadro macroeconomico peggiorare, quello che oggi appare come un semplice consolidamento potrebbe trasformarsi rapidamente nella fase finale di un flat correttivo, aprendo spazio a una correzione ben più profonda prima della successiva ripartenza del mercato.
Le trimestrali saranno il vero spartiacque
Il nodo centrale resta però rappresentato dalle valutazioni.
L'indice continua a muoversi su multipli elevati, sostenuto soprattutto dalle grandi società tecnologiche e dall'entusiasmo per l'intelligenza artificiale. Per giustificare ulteriori rialzi servirà però una conferma concreta dagli utili aziendali.
Le prossime trimestrali saranno quindi decisive.
Se i risultati e le guidance continueranno a sorprendere positivamente, il mercato potrebbe trovare la forza per aggiornare ancora i massimi storici.
Se invece dovessero emergere segnali di rallentamento degli utili o di compressione dei margini, le valutazioni elevate potrebbero trasformarsi rapidamente in un elemento di vulnerabilità.
La montagna di liquidità di Buffett, quindi, non rappresenta necessariamente una scommessa contro Wall Street, ma piuttosto un invito alla prudenza. Il mercato non ha ancora fornito segnali tecnici di inversione, ma dopo il rally degli ultimi due anni il margine di errore si è ridotto sensibilmente.
Saranno gli utili delle società americane, più che le aspettative degli investitori, a stabilire chi avrà avuto ragione: Buffett o il mercato.
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