Wall Street sotto pressione tra caos dazi e timori sull’AI
pubblicato:Bond, oro e argento in rialzo, dollaro debole e tecnologia in calo: i mercati tornano in modalità difensiva

Wall Street in calo tra caos dazi e nuovi timori sull’AI: dollaro debole, rally di oro e bond
Le Borse americane aprono la settimana in territorio negativo, in un clima dominato dall’incertezza sulla politica commerciale statunitense e da nuove preoccupazioni sul fronte dell’intelligenza artificiale.
L’effetto combinato di questi fattori sta spingendo gli investitori verso asset difensivi, con un rafforzamento dei Treasury e dei metalli preziosi e un indebolimento del dollaro.
A metà seduta il Dow Jones cede oltre l’1%, lo S&P 500 arretra dello 0,67% e il Nasdaq perde lo 0,82%.
Le vendite colpiscono in particolare i titoli finanziari e industriali: American Express, Goldman Sachs e JPMorgan pesano sul Dow, mentre le società più esposte al commercio internazionale come American Eagle Outfitters, Ralph Lauren e Yeti Holdings registrano ribassi superiori al 5%.
Anche il comparto tecnologico, già sotto pressione nelle scorse settimane, torna a soffrire.
Un report di Citrini Research ha riacceso i timori sulle implicazioni macroeconomiche dell’espansione dell’intelligenza artificiale, spingendo al ribasso titoli come AppLovin e Intuit, entrambi in calo di oltre il 7%.
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Il nodo dei dazi: nuova escalation dopo la sentenza della Corte Suprema
Il vero elemento destabilizzante per i mercati resta però la questione commerciale. La Corte Suprema ha annullato i dazi imposti dall’amministrazione Trump ai sensi dell’IEEPA, riaprendo il quadro normativo e costringendo la Casa Bianca a intervenire rapidamente.
Nel weekend, il presidente Trump ha annunciato una nuova tariffa globale inizialmente al 10%, poi portata al 15%, facendo ricorso alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, che consente l’imposizione di dazi per un periodo massimo di 150 giorni.
Durante questo periodo, l’amministrazione intende avviare nuove indagini ai sensi della Sezione 301, con l’obiettivo di rendere le misure più permanenti.
Il messaggio è chiaro: la Casa Bianca non intende arretrare sul fronte protezionistico.
Tuttavia, restano numerose incognite operative. Le aziende statunitensi continuano a pagare i dazi in attesa che le autorità doganali formalizzino le nuove disposizioni.
Secondo gli esperti di commercio internazionale, potrebbero volerci settimane per chiarire l’applicazione delle nuove tariffe e mesi per definire eventuali rimborsi sui dazi già versati.
Sul piano internazionale, la decisione della Corte Suprema e la successiva risposta dell’amministrazione hanno creato forte nervosismo.
Il rappresentante commerciale USA, Jamieson Greer, ha ribadito l’intenzione di rispettare gli accordi bilaterali esistenti, ma dall’Europa arrivano segnali di irritazione: il presidente della commissione commercio del Parlamento europeo ha proposto di sospendere il processo di ratifica dell’accordo UE-USA, parlando apertamente di “caos tariffario”.
Macroeconomia: dati contrastanti
I dati macroeconomici statunitensi offrono un quadro misto.
Gli ordini di fabbrica di dicembre registrano una flessione dello 0,7% su base mensile, mentre la componente ex trasporti cresce dello 0,3%.
Gli ordini di beni durevoli segnano -1,4%, ma la misura core ex trasporti sale dello 0,9%.
Gli ordini di beni capitali non difesa ex aeronautica aumentano dello 0,6% e le relative spedizioni dello 0,9%, segnalando una tenuta degli investimenti produttivi.
L’indice Chicago Fed National Activity di gennaio si posiziona a 0,01, in miglioramento rispetto al -0,21 di dicembre, mentre l’indice manifatturiero della Fed di Dallas per febbraio scende a -0,50, evidenziando un rallentamento dell’attività nel distretto.
Il quadro macro non è recessivo, ma nemmeno abbastanza solido da compensare l’incertezza politica e commerciale.
Flight to quality: bond, oro e argento in rialzo
In questo contesto, gli investitori cercano protezione. I Treasury registrano acquisti, con rendimenti in calo, mentre il dollaro si indebolisce, in particolare contro yen giapponese e franco svizzero, tradizionali valute rifugio.
L’oro e l’argento beneficiano della domanda difensiva, con i future in rialzo. Tra i titoli minerari spicca Newmont, in progresso dell’1%, sostenuta proprio dal rafforzamento del metallo giallo.
Anche il mercato delle criptovalute riflette un clima più cauto. Il Bitcoin, dopo le perdite del weekend, si stabilizza intorno ai 66.000 dollari, ma resta sotto pressione.
Settimana ad alta volatilità
L’agenda dei prossimi giorni potrebbe amplificare le oscillazioni. Sono attesi il discorso sullo stato dell’Unione del presidente Trump e la pubblicazione dei risultati di Nvidia, evento chiave per l’intero comparto tecnologico e per le aspettative legate all’AI.
In sintesi, i mercati si trovano in una fase in cui la variabile politica torna a essere determinante.
L’incertezza sui dazi, unita ai dubbi sull’impatto economico dell’intelligenza artificiale e a segnali macro non pienamente convincenti, sta spingendo gli investitori a ridurre il rischio.
Finché non emergerà maggiore chiarezza sul fronte commerciale, la volatilità è destinata a restare elevata.