Boom dei fondi a scadenza: 22 miliardi di raccolta nel 2025

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
4 min

Le SGR italiane rafforzano l’offerta obbligazionaria per contrastare l’avanzata degli ETF esteri a basso costo

Boom dei fondi a scadenza: 22 miliardi di raccolta nel 2025

Boom dei fondi a scadenza: nel 2025 raccolta record da 22 miliardi

Nel 2025 l’industria italiana del risparmio gestito ha trovato nei fondi obbligazionari a scadenza uno dei principali motori di crescita.

Secondo i dati di Assogestioni, la raccolta di questi prodotti ha raggiunto circa 22 miliardi di euro, rappresentando una quota sempre più rilevante dell’offerta delle SGR italiane, fino a toccare il 40% in alcuni casi.

Si tratta di un fenomeno che nasce da una doppia esigenza. Da un lato, gli investitori cercano strumenti capaci di offrire rendimento in un contesto di tassi ancora relativamente elevati; dall’altro, le case di gestione italiane tentano di difendere le masse dall’avanzata degli ETF esteri a basso costo, che negli ultimi anni hanno guadagnato quote di mercato significative.

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Perché piacciono i fondi a scadenza

I fondi a scadenza – spesso strutturati come comparti obbligazionari con durata definita – replicano in parte la logica del titolo di Stato: l’investitore conosce fin dall’inizio l’orizzonte temporale e può stimare un rendimento atteso, pur mantenendo la diversificazione su più emittenti.

In un contesto di maggiore volatilità e incertezza macroeconomica, questo tipo di prodotto offre:

  • visibilità sul flusso cedolare potenziale

  • minore esposizione al rischio di tasso se detenuto fino a scadenza

  • maggiore prevedibilità rispetto ai fondi obbligazionari tradizionali “a gestione aperta”

Non sorprende quindi che, nel 2025, la componente obbligazionaria abbia trainato la raccolta complessiva del settore.

I numeri della raccolta

Il saldo complessivo dell’industria a fine 2025 risulta positivo per circa 38 miliardi di euro. Di questi:

  • 16 miliardi provengono dai fondi aperti

  • 5 miliardi dai fondi chiusi

  • 7 miliardi dalle gestioni di portafoglio

  • oltre 22 miliardi dai soli fondi a scadenza

Il dato evidenzia come il contributo dei prodotti target date sia stato determinante per sostenere la raccolta complessiva.

Parallelamente, gli ETF continuano a crescere, ma in Italia la loro incidenza sul totale delle masse resta inferiore rispetto ad altri Paesi europei.

La competizione, tuttavia, è sempre più evidente, soprattutto sul fronte dei costi e della trasparenza.

Strategia difensiva o evoluzione strutturale?

Per le SGR italiane, il boom dei fondi a scadenza rappresenta in parte una risposta strategica all’erosione di margini causata dalla diffusione degli strumenti passivi.

Offrendo prodotti con una struttura chiara, un orizzonte definito e una narrazione commerciale semplice, le reti distributive riescono a intercettare la domanda di rendimento dei risparmiatori retail.

Al tempo stesso, però, il fenomeno non può essere letto solo come una reazione difensiva.

Il contesto dei tassi più alti rispetto al decennio precedente ha riportato centralità al reddito fisso, rendendo nuovamente attraente una pianificazione obbligazionaria per scadenze.

Il confronto con gli ETF

Gli ETF restano forti su:

  • costi più bassi

  • elevata liquidità

  • replica trasparente degli indici

I fondi a scadenza puntano invece su:

  • consulenza personalizzata

  • costruzione del portafoglio per obiettivi

  • maggiore integrazione con la pianificazione patrimoniale

La sfida tra gestione attiva e passiva continua, ma nel 2025 il comparto obbligazionario tradizionale ha dimostrato di saper riconquistare terreno.

Uno sguardo avanti

Il vero test arriverà quando i tassi inizieranno a scendere in modo più marcato.

In quel contesto, il vantaggio competitivo dei fondi a scadenza potrebbe ridursi e la competizione con gli ETF tornare a intensificarsi.

Per ora, però, il 2025 segna un punto chiaro: il risparmio gestito italiano ha trovato nel reddito fisso a scadenza uno strumento efficace per difendere masse, commissioni e centralità nel portafoglio dei clienti.

Un boom che racconta non solo una fase di mercato, ma anche un adattamento strutturale dell’industria.

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