Garlasco, a Le Iene il monologo del giudice Vitelli sul dubbio che "resta una risorsa fondamentale"
pubblicato:Il giudice Stefano Vitelli nel 2014 assolse Alberto Stasi, oggi ci parla dell'importanza del ragionevole dubbio. Cosa ha detto a Le Iene

Il giudice Stefano Vitelli è noto alle cronache per aver assolto Alberto Stasi nel processo di primo grado sul delitto di Garlasco. Recentemente si è trovato spesso sul piccolo schermo per portare al pubblico la sua legittimazione del dubbio, l'elemento che appunto lo portò a non condannare l'allora fidanzato di Chiara Poggi per l'omicidio.
Domenica 22 febbraio lo abbiamo visto impegnato nel suo monoloto a Le Iene, e anche in questa occasione Vitelli ha sottolineato l'importanza del dubbio in un processo "in un mondo in cui tutto deve essere sempre netto ed esatto".
Il monologo a Le Iene
"17 anni fa ho assolto Alberto Stasi", così inizia il monologo di Vitelli a Le Iene. Il giudice lo ha assolto perché aveva "più di un dubbio sulla sua colpevolezza", e a questo punto si è resa necessaria una precisazione sul significato dell'espressione "ragionevole dubbio".
"Non è solo un principio giuridico per cui, in caso di incertezza, è preferibile avere un colpevole fuori piuttosto che un innocente in carcere", spiega, e aggiunge quindi che il dubbio può rappresentare una importante risorsa "nella vita di ciascuno di noi".
Ciò perché "il dubbio ci invita a mettere in discussione le nostre intuizioni" specialmente quando prendiamo una desione di qualsiasi tipo. In questo modo il dubbio diventa lo strumento che non ci fa fermare alla soluzione più rassicurante, e soprattutto a "non assecondare le aspettative degli altri".
Il ruolo del dubbio nel delitto di Garlasco
Quello di oggi è un mondo "efficiente e super veloce", continua Vitelli, un universo in cui "tutto deve essere sempre netto ed esatto", proprio come accade con il delitto di Garlasco sul piano mediatico, come possiamo notare nei vari talk in cui la presenza di opinionisti ed esperti dà spesso spazio a veri e propri scontri verbali.
Secondo il giudice, invece, "il dubbio resta una risorsa fondamentale" in quanto "ci permette di arrivare a soluzioni più solide", una dinamica che potrebbe cozzare con la percezione del tempo in questo contesto storico in cui la performance viene prima dell'etica.
Per Vitelli "poco importa se ci vuole più tempo o più fatica, poco importa alla fine l'esito non è bianco o nero". Probabilmente "sarà meno spettacolare", ma sarà sicuramente "più giusto".
Il pensiero del giudice Stefano Vitelli
Stefano Vitelli ha appena pubblicato il libro Il ragionevole dubbio su Garlasco insieme al giornalista Giuseppe Legato. Intervistato dal Giorno, si è soffermato su un dettaglio fino ad oggi poco dibattuto.
"Non fermiamoci alle ipotesi più facili da pensare, da immaginare. L’ipotesi del fidanzato era l’ipotesi più facile, ma non esclusiva", dice Vitelli parlando di quanto si dice a proposito di chi fosse presente a Garlasco la mattina del 13 agosto 2007, ma anche a proposito del fatto che Chiara Poggi certamente aprì la porta al suo assassino.
"Chiara non poteva aprire solo al fidanzato Alberto. È una ricostruzione suggestiva, fondata sulle probabilità, su quello che è facilmente immaginabile", ma altre persone a Garlasco conoscevano Chiara, e a sua volta Chiara conosceva altre persone a Garlasco alle quali avrebbe potuto aprire la porta, anche indossando un pigiama.
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