Wall Street sale, il mercato spera nell'accordo Usa-Iran. Arm Holdings in gran forma
pubblicato:La Borsa di New York ha chiuso la seduta in rialzo sulle speranze di un'attenuazione del conflitto in Medio Oriente.
Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,66%, l'S&P 500 lo 0,54% ed il Nasdaq Composite lo 0,77%.
In evidenza il comparto dei semiconduttori in scia a Arm Holdings (+16,38%). Il chief executive, Rene Haas, ha annunciato che il gruppo di Cambridge produrrà i suoi primi chip. Arm è la sviluppatrice dell'architettura dei processori che alimentano sostanzialmente tutti i terminali mobili ma finora il suo business si era limitato alla concessione in licenza della sua tecnologia. Il cambio di passo era stato anticipato da tempo ma l'annuncio di martedì è arrivato insieme all'ufficializzazione del primo cliente (Meta Platforms) per il chip chiamato Agi Cpu (sviluppato per i data center e le applicazioni d'intelligenza artificiale), la cui produzione fisicamente sarà gestita da Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), il gigante della manifattura conto terzi di Taipei.
Accquisti sui titoli delle compagnie aeree favorite dal calo delle quotazioni del petrolio.
Sugli scudi le azioni delle società spaziali dopo la notizia del possibile deposito già questa settimana del prospetto dell'IPO di SpaceX.
Tra gli altri titoli in evidenza Robinhood Markets +5,01%. La piattaforma di servizi finanziari ha annunciato un nuovo programma di acquisto di azioni proprie da 1,5 miliardi di dollari.
Sul fronte macroeconomico il deficit della bilancia delle partite correnti, secondo quanto comunicato dallo U.S. Bureau Of Labor Statistics (Bls, ente statistico alle dipendenze del ministero del Lavoro di Washington), nel quarto trimestre 2025 ha segnato un ulteriore calo su 190,7 miliardi di dollari, dai 239,1 miliardi della lettura finale del terzo (249,2 miliardi nei tre mesi allo scorso 30 giugno), contro il disavanzo di 211,0 miliardi del consensus. Il dato si confronta con il deficit di 312,0 miliardi del quarto trimestre 2024.
I prezzi all'export, secondo quanto comunicato dallo U.S. Bureau Of Labor Statistics (Bls, ente statistico alle dipendenze del ministero del Lavoro di Washington), in febbraio sono aumentati del 3,5% annuo, in accelerazione rispetto al 2,6% di gennaio (3,1% in dicembre). Su base sequenziale l'indice è salito dell'1,5% contro lo 0,6% dei due mesi precedenti (0,5% la crescita di novembre) e lo 0,5% atteso dagli economisti. I prezzi all'import sono invece aumentati dell'1,3% annuo, dopo il declino dello 0,1% di gennaio (piatta la lettura di dicembre). Su base mensile l'indice è parimenti progredito dell'1,3% contro lo 0,6% di gennaio (0,2% in dicembre) e lo 0,7% del consensus.