Asia-Pacific è in declino. A Tokyo Nikkei 225 perde il 2,12%
pubblicato:Dopo una seduta in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dell'1,38% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista si è consolidata, in scia alle significative perdite registrate da Amazon.com e soprattuto Intel in after market (il colosso dei chip ha segnato un tracollo di oltre il 20%).
Come previsto la Bank of Japan (BoJ) ha confermato i tassi sull'1,25% (livello più elevato dal 1995) raggiunto in settembre con un rialzo di 25 punti base. L'aspetto più rilevante del meeting è stata tuttavia la dichiarazione secondo cui l'inflazione underlying è "sostanzialmente in linea" con il 2% di target. Come nota la Cnbc, è la prima volta che l'istituto esprime tale valutazione da quando nel 2013 aveva adottato l'obiettivo. In precedenza la BoJ aveva sempre detto che si stava "avvicinando al 2%". Il clima ribassista per la regione si concretizza intanto in un calo superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in flessione di oltre lo 0,10% a fronte di un moderato rafforzamento per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde il 2,12% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,95%).
Sul fronte macroeconomico, in ottobre il tasso d'inflazione è cresciuto nella regione di Tokyo (benchmark per l'intero Giappone) sul 2,8% annuo dal 2,7% di settembre. L'indice core dei prezzi al consumo è tuttavia sceso sul 2,6% annuo dal 2,7% precedente, in linea con il consensus. Il dato si conferma per il secondo mese consecutivo sopra al target del 2,0% della BoJ. In settembre la produzione industriale è cresciuta dell'1,9% annuo, in frenata dal 2,7% di agosto e sotto al 3,3% atteso. Su base mensile la produzione industriale cresce invece del 2,2% contro la precedente flessione del 2,4% e il rialzo dell'1,2% del consensus.
Complessivamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono l'1,44% e l'1,38% rispettivamente, contro una netta flessione del 2,65% per lo Shenzhen Composite. Bene invece Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng guadagna infatti circa l'1,50% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in arretramento di circa lo 0,80%).
A Seoul è stato del 3,48% il crollo del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,18% il rialzo dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione. I prezzi alla produzione sono saliti in Australia del 3,6% annuo nel terzo trimestre come nel secondo (3,0% il progresso dei primi tre mesi dell'anno). Su base sequenziale l'indice è invece cresciuto dell'1,1% contro l'1,3% precedente.
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