Lovaglio perde la sua scommessa: i soci di MPS aprono la strada all’Opas di Intesa
pubblicato:Bocciate la fusione con Mediobanca e, con oltre il 90% dei voti contrari, le Ops su Banco BPM e Banca Generali

A Siena respinto il progetto dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio
L’assemblea di Banca Monte dei Paschi di Siena ha respinto il progetto con cui l’amministratore delegato Luigi Lovaglio intendeva preservare l’autonomia del gruppo e costruire un nuovo grande polo bancario italiano alternativo a Intesa Sanpaolo e UniCredit.
I numeri non lasciano molto spazio alle interpretazioni. La fusione per incorporazione di Mediobanca è stata bocciata dal 63,65% del capitale presente, mentre i favorevoli si sono fermati al 32,91%.
Ancora più netto il giudizio sulle due operazioni difensive: l’Ops su Banco BPM è stata respinta dal 91,1% dei votanti e quella su Banca Generali dal 90,9%.
Non si tratta formalmente di un voto sul mandato di Lovaglio, come ha tenuto a precisare lo stesso amministratore delegato.
Politicamente e strategicamente, tuttavia, è difficile non considerarlo una sconfitta: gli azionisti hanno respinto tutti i principali tasselli del progetto alternativo all’offerta di Intesa.
Lovaglio rivendica il rilancio ottenuto da Intesa
Lovaglio sostiene che l’iniziativa di MPS abbia comunque creato valore, costringendo Ca’ de Sass a migliorare la propria proposta.
Intesa ha infatti portato la componente in contanti da 1 a 1,25 euro per ogni azione MPS, lasciando invariato il concambio di 1,6 azioni Intesa.
L’incremento, subordinato alla bocciatura delle operazioni su Banco BPM e Banca Generali, riconosce agli azionisti del Monte circa 800 milioni di euro aggiuntivi.
Da questo punto di vista, la difesa di Lovaglio non è priva di fondamento: la pressione esercitata dal management ha effettivamente prodotto un miglioramento economico dell’offerta.
Ma una cosa è ottenere un rilancio, un’altra vincere la partita.
Lovaglio aveva proposto un disegno industriale molto più ambizioso: completare l’integrazione con Mediobanca, rafforzare la distribuzione attraverso Banco BPM e ampliare il wealth management con Banca Generali.
L’assemblea ha smontato contemporaneamente tutti e tre i pilastri.
Il consueto “nessun mea culpa” appare quindi un po’ forzato.
È vero che il risanamento realizzato dal 2022 ha restituito valore a MPS e che la gestione Lovaglio ha raggiunto risultati un tempo difficilmente immaginabili.
È altrettanto vero, però, che il piano difensivo non ha trovato il consenso del capitale: sulle due Ops i voti favorevoli non hanno raggiunto neppure il 7%.
Intesa è nettamente favorita, ma l’operazione non è ancora conclusa
La strada per Intesa Sanpaolo è adesso molto più agevole.
Restano tuttavia l’istruttoria Antitrust, la pubblicazione del prospetto, il comunicato dell’emittente e soprattutto la raccolta delle adesioni.
Lovaglio insiste quindi correttamente su un punto: il voto dell’assemblea non equivale ancora al successo definitivo dell’Opas.
Le eventuali cessioni necessarie per superare le obiezioni concorrenziali potrebbero modificare il perimetro industriale e le sinergie dell’operazione.
Intesa prevede di affrontare le criticità Antitrust cedendo una parte consistente della rete di MPS.
Secondo lo scenario circolato sul mercato, circa la metà delle oltre 1.200 filiali senesi potrebbe passare a Unipol ed essere integrata nel perimetro di BPER Banca.
Questo renderebbe l’operazione politicamente e regolamentarmente più sostenibile, ma ridurrebbe anche una parte della capacità distributiva acquisita da Ca’ de Sass.
MPS e Intesa ormai legate a doppio filo
Con il piano autonomo bocciato, il prezzo di MPS perde almeno temporaneamente buona parte della propria indipendenza ed è destinato a muoversi soprattutto in funzione del valore dell’Opas.
La formula economica dell’offerta è:
1,6 azioni Intesa Sanpaolo + 1,25 euro in contanti per ogni azione MPS.
Con Intesa intorno a 5,985 euro, il valore teorico riconosciuto a ogni azione MPS è:
(5,985 × 1,6) + 1,25 = 10,826 euro.
Un valore praticamente coincidente con la quotazione di MPS intorno a 10,83 euro.
Lo spread di arbitraggio è quindi quasi azzerato: il mercato considera molto elevata la probabilità che l’operazione proceda alle condizioni annunciate.
Da questo momento, a parità di condizioni, ogni variazione di 10 centesimi del titolo Intesa modifica di circa 16 centesimi il valore implicito dell’offerta su MPS.
Se Intesa sale, aumenta automaticamente il corrispettivo teorico per gli azionisti senesi; se Intesa scende, anche MPS tende a seguirla.
Il titolo del Monte potrà discostarsi da questa relazione soltanto se cambieranno:
- •
le probabilità di successo dell’Opas;
- •
il corrispettivo offerto;
- •
le condizioni imposte dall’Antitrust;
- •
le aspettative su un eventuale rilancio o su un’offerta concorrente.
Intesa prova a reagire dal 50% di ritracciamento
Il grafico giornaliero di Intesa Sanpaolo mostra però un quadro tecnico ancora delicato.
La discesa dal massimo di 6,935 euro ha provocato la violazione del canale rialzista e della media mobile esponenziale a 200 giorni, attualmente in area 6,095 euro.

Il ribasso si è arrestato in prossimità di 5,874 euro, livello corrispondente al 50% di ritracciamento del rialzo sviluppato dal minimo di marzo a 4,814 euro.
Da questo supporto è partito un tentativo di reazione, che per ora non ha però recuperato le resistenze decisive.
Il primo ostacolo è compreso tra 6,095 e 6,125 euro, dove coincidono la media esponenziale a 200 giorni e il livello del 38,2% di ritracciamento precedentemente violato.
Solo un ritorno stabile oltre questa fascia migliorerebbe il quadro e consentirebbe di puntare verso 6,25 e successivamente 6,43 euro.
La tenuta di 5,87 euro resta invece essenziale. Una sua violazione confermerebbe la debolezza del titolo e potrebbe aprire spazio verso 5,62 euro, dove transita il successivo supporto di Fibonacci.
La relazione tra i due titoli amplifica quindi il peso dell’analisi tecnica di Intesa: finché l’Opas rimarrà lo scenario dominante, la capacità di Ca’ de Sass di difendere 5,87 euro e recuperare la media a 200 giorni influenzerà direttamente anche il valore di MPS.
Lovaglio può rivendicare il risanamento del Monte e gli 800 milioni aggiuntivi strappati all’offerente.
Ma la scommessa principale — mantenere MPS autonoma e trasformarla nel centro di un nuovo polo bancario — è stata respinta dai suoi stessi azionisti.
Adesso il mercato non guarda più soltanto a Siena: per capire quanto vale MPS, guarda soprattutto il prezzo di Intesa Sanpaolo.
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